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15 Maggio 2020, 08.00

Blog - 21 grammi di psicologia

Sindrome della capanna

di Sabina Moro
In questo periodo di quarantena, costretti a stare a casa per un lungo periodo di tempo, abbiamo dovuto modificare le nostre abitudini. E se ora non fossimo più disposti a tornare alla vita di prima?

La sindrome della capanna o sindrome del prigioniero è una sindrome caratterizzata dalla voglia di proseguire il tempo di chiusura in casa, in seguito al pensiero negativo di dover ricominciare la solita routine e affrontare il mondo esterno.

Pochi sono gli studi scientifici a riguardo ma, sono frequenti le persone che, dopo un periodo di isolamento, solitamente a seguito di una degenza per malattia o, come in questo caso, di una quarantena per pandemia, mostrano sintomi come ansia, tristezza, frustrazione, insicurezza, pensieri catastrofici. I sintomi emergono sulla base dell’idea che uscire di casa sia pericoloso e ponga in una situazione di rischio. La casa è infatti il luogo sicuro che ci protegge dall’imprevedibilità e dalle avversità che si possono incontrare nel mondo esterno.

Le caratteristiche principali sono:
- Voglia di rimanere a casa;
- Paura rispetto a ciò che potrebbe succedere fuori;
- Pensieri catastrofizzanti rispetto al mondo esterno;
- Generale diminuzione dei sintomi a seguito di un graduale riadattamento alla nuova routine;

Alcuni consigli utili:

- Considerare che questa situazione è un problema collettivo che riguarda quindi un gran numero di persone che si trovano, come noi, ad affrontare questa emergenza. Prova a condividere le tue paure e le tue preoccupazioni e a tenere in considerazione anche il punto di visita di chi ti sta intorno;

- Fare riferimento alle informazioni fornite da fonti istituzionali e non passare le giornate a parlare solo di Covid-19 con tutte le persone che incontriamo;

- Ristrutturare i pensieri catastrofizzanti differenziando tra ciò che potrebbe succedere e ciò che riteniamo sia certo succeda. La differenza sta proprio nel considerare che non abbiamo la certezza che conseguenze spiacevoli accadano. Quello che possiamo fare è impegnarci nel rispetto delle precauzioni consigliate (uso di mascherina e guanti, mantenere le distanze, non creare assembramenti, ecc..) al fine di limitare la possibilità che qualcosa di negativo possa accadere. La paura gioca però un ruolo fondamentale in quanto ci fa ipotizzare esiti tragici e catastrofici;

- Fare una scaletta
rispetto a ciò che abbiamo scoperto, grazie alla quarantena, sia realmente un valore per noi. In questo modo potremo ritornare alla routine, in modo graduale, continuando a dare spazio alle cose che abbiamo scoperto siano realmente importanti (rilassarci, ascoltarci, porci a contatto con persone che ci trasmettono positività, essere solidali, ecc..);

- Se la tua paura diventa invalidante e non ti permette di svolgere le solite attività o di raggiungere i tuoi obiettivi, non esitare a chiedere aiuto ad un professionista che potrebbe aiutarti a trovare delle strategie nuove per affrontare la situazione.

Dott.ssa Sabina Moro
3934107718
sabina.moro@outlook.it
Instagram: 21grammi_di_psicologia
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