16 Marzo 2012, 08.30
Scuola

Via «La Divina Commedia» dai programmi scolastici?

di Erregi

Che cosa direbbe il Sommo Poeta se potesse ancora parlare? In che girone metterebbe chi lo accusa di antisemitismo, razzismo e omofobia?

 
È a causa dei presunti contenuti omofobi, scorretti, razzisti ed antisemiti che viene accusata di non essere adatta a rientrare nei programmi scolastici: “La Divina Commedia” vive tempi difficili a causa della richiesta avanzata da “Gherush92”, organizzazione di ricercatori e professionisti a capo di progetti di sviluppo e a favore dei diritti umani, che vorrebbe togliere l’opera di Dante Alighieri dai libri di testo.
 
Dopo averla insegnata, spiegata, raccontata e fatta studiare a generazioni e generazioni di studenti italiani e non solo, sembra che, improvvisamente, i suoi contenuti non siano più educativi, anzi, pare che siano addirittura offensivi, fuorvianti e discriminatori e che il lessico non sia adatto agli studenti.
 
Sotto accusa sono i termini come “giudeo” che, secondo l’organizzazione, implicherebbe una sfumatura dispregiativa nei confronti degli ebrei, in quanto, riferendosi a Giuda, l’apostolo traditore, estenderebbe la caratteristica negativa a tutto il popolo ebraico e giustificherebbe il vecchio pregiudizio che vede gli ebrei come usurai avidi di denaro.
 
Si passa poi agli attacchi all’Islam: nel canto XXVIII dell’Inferno, Maometto è descritto come responsabile di divisioni politiche, religiose e familiare e l’Islam viene visto come eretico, tanto che Maometto è costretto a subire pene e torture. Nella descrizione di Dante, infatti, il suo corpo è orrendamente lacerato, con le interiora che ne fuoriescono, e viene rappresentato con termini volgari ed offensivi per la cultura islamica.
 
Ma ce n’è per tutti: Dante non si fa mancare nemmeno l’omofobia, descrivendo i sodomiti come “contro natura” e costringendoli ad una corsa interminabile sotto una pioggia di fiamme incandescenti, insieme ai lussuriosi.
 
Tutti questi contenuto, secondo i più critici, oltre ad andare contro le leggi internazionali di tutela di tutte le diversità, contribuirebbero a buttare benzina sul fuoco dei comportamenti devianti verso le minoranze e andrebbe quindi ammesso che non andrebbero insegnati a scuola.
 
Ma seguendo questo criterio, quante delle opere dell’antichità, in molti casi veri e propri capolavori della letteratura, si salverebbero? Certo c’è poco di educativo in alcuni dei “Racconti di Canterbury” di Caucher, ma il professore che ne spiega il contenuto ha il preciso compito di contestualizzarne la lettura e collocarla nell’epoca in cui l’opera è nata, oltre che educare gli studenti alla vita e non solo alla letteratura.
 
Se davvero “La Divina Commedia” fosse così dannosa, ormai ne avremmo notate le conseguenze negative: dalla prima generazione di studenti ai quali è stata sottoposta come da programmi scolastici, qualcuno avrebbe già commesso atti  criminali nel nome dell’opera, giustificando il proprio agire con le parole del Sommo Poeta.
 
Eppure, pare che gli uomini riescano perfettamente ad agire nel modo sbagliato anche senza aver nemmeno mai letto l’opera:  è l’ignoranza, casomai, che andrebbe tolta dalle scuole e, i contenuti di questo indiscusso capolavoro andrebbero contestualizzati ed inseriti nell’epoca in cui Dante scriveva, caratterizzata da pregiudizi che, fortunatamente oggi cerchiamo di superare, ma che allora erano frequenti e normali.
 
È convinzione diffusa che nessun buon professore di letteratura insegnerebbe mai ai propri alunni a prendere “La Divina Commedia” come modello di moralità o come scala di valori: ben prima di avvicinarsi all’opera massima di Dante, infatti, si studia il percorso dell’autore e l’ambiente culturale in cui si è formato dove le opinioni e l’opinione comune erano, per forza di cose, profondamente diverse dalle nostre.
 
Giù le mani, però, da quello che è visto, a ragione, come uno dei grandi capolavori della letteratura mondiale, da cui, peraltro, nasce la nostra lingua, l’italiano. Niente da dire sull’ovvia obsolescenza di certe convinzioni del Sommo Poeta, ma quale autore nato nel 1265 potrebbe mai condividere opinioni e princìpi con il nostro tempo?

 



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