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10 Giugno 2013, 12.00
Valsabbia Vobarno
Briciole di cultura

La valle dell'Agna

di Alfredo Bonomi
Prosegue il viaggio di Alfredo Bonomi fra le peculiarità e le bellezze valsabbine. Oggi andiamo nella Valle dell'Agna, dove si incontrano storia, poesia e paesaggio

A Vobarno, dove l’Agna confluisce nel Chiese vicino al monumento ai caduti, opera pregevole del nozzese Cirillo Bagozzi che nella prima metà del secolo scorso ha lasciato sculture significative in valle ed al cimitero monumentale di Milano, inizia una strada che, costeggiando il torrente, si inoltra per una valle che, già all’inizio, fa presagire piacevoli sorprese.
E’ la Val Degagna che, con tutta probabilità, non deriva il nome da quello del torrente, ma dal termine “Decania”.
Secondo una consolidata ipotesi la “Decania” in epoca longobarda era una suddivisione territoriale, alla quale corrispondeva una determinata consistenza di popolazione.
Il territorio delle Pieve di Vobarno era suddiviso in quattro “Decanie”. Soltanto la valle dell’ Agna ha mantenuto questa denominazione a significare la particolarità della sua storia e la singolarità della sua posizione geografica.
Dal punto di vista storico il ruolo avuto da questa valle laterale della più ampia Valle Sabbia è stato infatti notevole.
La strada che la percorreva (e che è stata la vera causa dello sviluppo delle attività economiche della zona) sin da epoche remote costituiva il percorso più breve per giungere dalla bassa Valle a Treviso Bresciano e, attraverso il passo del Cavallino della Fobbia, a Idro, a Capovalle e in Valvestino.
 
Era una “scorciatoia” di collegamento tra il Nord e la Val Padana, più sicura della strada di fondovalle che costeggiava il Chiese.
Nei secoli eserciti e uomini di commercio attraversarono più volte la Val Degagna.
I Lanzichenecchi scelsero questa via nella loro marcia verso il saccheggio di Roma.
Anche gli austriaci più volte disturbarono il vivere quotidiano della popolazione con il loro passaggio. I nostri soldati durante la prima guerra mondiale attraversando questi paesi, si portarono al vicino fronte.
Storia a parte, la Val Degagna merita una visita, e non troppo frettolosa perché è un “piccolo universo montano” completo, così particolare da riassumere in un orizzonte abbastanza contenuto quasi tutte le caratteristiche della più ampia Valle Sabbia.
Seguendo la strada, che costeggia per gran parte il torrente, gli scorci suggestivi sono veramente molti.
 
Prima di inoltrarsi nel cuore della Valle è obbligatoria una visita alla Riserva “Funtanì di Nalmase”.
E’ di grande importanza scientifica perché nelle acque della sorgente “Funtanì” e di altre due vicine sono presenti quasi tutti i molluschi di acqua dolce di sorgente presenti in Lombardia.
Ma non è tutto! Alle quote più alte le vette assumono l’aspetto aspro di una bellezza austera.
L’ acqua ed i boschi sono stati la risorsa fondamentale di questa valle che, per secoli, è stato uno dei cuori pulsanti dell’attività siderurgica della Valle Sabbia.
Anche la geografia, come accennato, ha avuto un ruolo importante.
La Valle, comunicante con il vicino Trentino, è separata dal Lago di Garda da un imponente sistema montagnoso con i monti Zingla e Spino che disegnano con i loro picchi l’orizzonte.
E’ questa una zona molto nota per i suoi superbi faggi e per i pascoli di alta quota, ancora segnata dagli antichi percorsi montani che hanno favorito nel corso dei secoli legami commerciali ed umani con la Riviera occidentale del Garda.
Vicino al torrente, nonostante il progressivo e massiccio abbandono, si notano ancora i ruderi delle fucine che per molto tempo hanno prodotto vanghe, badili, zappe, picconi, chiodi con il tonfo dei magli che scandiva il tempo delle fatiche, ma anche quello di una discreta sicurezza economica.
Erano gli opifici condotti da antiche ed intraprendenti famiglie, come i Viani, i Federici, gli Zani, i Pirlo, gli Scudellari, i Tabarelli, solo per citarne alcune, che hanno continuato tenacemente la loro attività sino ai primi anni del 1900, quando hanno dovuto arrendersi alle esigenze della “moderna produttività”.
 
Più in alto, a Eno, la cava di marmo nero, il cosiddetto “marmo paragone”, usato anche per i fregi del palazzo della Loggia e per le tombe imperiali degli Asburgo a Vienna, ricorda invece un’altra attività economica significativa.
La produzione delle “ferrarezze”, la lavorazione del marmo, la cura della campagna sono stati anelli inscindibili di una economia che ha prodotto una dignitosa civiltà con borghi di pregio.
Sino al 1928 la Val Degagna è stata Comune autonomo, ma anche dopo la sua abolizione è rimasto il “Comune censuario di Degagna” nel Catasto pubblico comprendente le località: S. Martino, Cecino, Fostignago, Busignone, Fucine, Rango, Lizzane, Eno, Carvanno, Ceresigno.
Il “viaggio” nei diversi nuclei abitati risulta piacevole e riserva parecchie emozioni.
L’architettura civile e rurale, qualche volta manomessa ma non così pesantemente da offuscarne l’originaria poesia, dimostra buon gusto ed equilibrio compositivo. Chiaramente è il frutto di una “civiltà locale” di tutto rispetto che, con il commercio del ferro, faceva correre anche le idee.
A Carvanno la grande mole della settecentesca chiesa parrocchiale voluta dai Martinengo, unici feudatari noti in Valle Sabbia, sembra voler chiamare a raccolta le case, mentre la più antica chiesa del cimitero con l’architettura cinquecentesca, con l’ubicazione “da cartolina illustrata”, con gli affreschi richiama la storia religiosa della zona.
A San Martino, a Cecino i segni di una certa ricercatezza sono ancora ben evidenti in alcuni portali di foggia elegante che furono il decoro delle dimore della locale “borghesia del ferro”.
Ad Eno gli affreschi dei primi anni del cinquecento nella chiesa parrocchiale sono anche il segno della posizione del paese, di passaggio obbligato verso l’alta Valle Sabbia ed il Trentino, e quindi anche più disponibile a ricevere nuove esperienze artistiche.
Si potrebbe continuare a lungo, ma basta un’osservazione finale.
La natura, fatta di scrosci d’acqua, di verde intenso e di imponenti montagne, i nuclei urbani che sembrano “parlarsi e parlare ai monti” fanno della Val Degagna un luogo di tutto rispetto, proprio alle porte della Valle Sabbia, in posizione assai comoda per essere gustato.
Il “viaggio” può ben terminare in una trattoria a bassa od ad alta quota, per una parentesi distensiva per recepire meglio questa “oasi naturale” quasi intatta.
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Commenti:

ID32934 - 10/06/2013 13:50:54 (Giacomino) Bell'articolo
Ogni volta che mi trovo a passare da quelle parti non posso non avvertire la necessità di andare indietro nei tempi e immaginare la storia di quei suggestivi borghi.


ID32950 - 10/06/2013 21:18:22 (Brace) Suggestivo
Suggestive come al solito questi scritti del Prof. Bonomi. E' un piacere la lettura e ricordare luoghi e paesaggi raccontati, e uno stimolo a rivisitare questi luoghi spesso considerati di serie B ma invece luoghi di pregio se non altro per il ruolo vissuto e per quello che rappresentano.


ID32956 - 10/06/2013 23:57:33 (Tc)
Questi posti a piu' sconosciuti...restano assolutamente i piu' belli da visitare....facendo auspicio che non diventino meta di turisimo caotico ed irrispettoso,come gia' successo in altre zone purtroppo...un bell'articolo indubbiamente...


ID32979 - 11/06/2013 18:52:18 (Giacomino) Non diventeranno mai meta
di turismo caotico, probabilmente non saranno mai meta di nessun turismo perché il silenzio fa paura ai più, eppure questi piccoli borghi ti parlano proprio nel silenzio, la cantilena dei loro piccoli ruscelli tanto importanti per quegli ambienti sembra volerti dire qualcosa a patto che te lo possa dire sottovoce, scusate mi sono lasciato andare, ogni tanto mi capita.


ID32983 - 11/06/2013 23:33:20 (sonia.c) speriamo..
speriamo che ti capiti spesso di lasciarti andare caro Giacomino..


ID32986 - 12/06/2013 00:47:27 (Tc) mai dire mai....
Giacomino...non posso darle torto...questa cosa la pensavo cosi pure io piu' di 20 anni fa,quando andavo su a Rest...frazione di Magasa...quando ancora c'erano gli antichi fienili seppur vuoti e decadenti,ma con il loro fascino poetico,....vada ora su a Rest sopratutto la Domenica...i fienili son restati,adibiti ad albergo e o bar....per la poesia di quei posti e' sparita....capisco anche che lo si e' fatto per incetivazione turistica altrimenti la zona sarebbe 'morta' da sola...maaaa...fa male dirlo,ma e' la realta' dei fatti e' questa...



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