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29 Ottobre 2017, 08.56
Bagolino
Ambiente

Il paesaggio come teatro: è di scena Bagolino

di Marisa Viviani
Dalla ricerca condotta da alcuni studenti universitari una nuova luce sotto la quale osservare la città di Bagolino e l'ambiente in cui è inserita

Se è vero che la vita è rappresentazione, allora è vero che il paesaggio è assimilabile al teatro. Un teatro in cui la scena è il territorio e l'intero pianeta è il palcoscenico delle infinite recite dell'umanità. L'uomo, attore-spettatore, ne diventa fattore di crescita, di progettualità, mediatore tra conoscenza ecologica e senso della memoria, di tutela e salvaguardia, di capacità di saper cogliere il senso che i paesaggi emanano.

Recita così la presentazione di un noto testo del geografo Eugenio Turri
(Paesaggio come teatro: dal territorio vissuto al territorio rappresentato – Marsilio Editore), nel quale il paesaggio viene studiato e proposto come unità di elementi non solo fisico-geografici, ma naturalistici, architettonici e urbanistici, storici, artistici, antropologici.

La definizione “Il paesaggio come teatro” con le sue molteplici, complesse implicazioni interdisciplinari ha rappresentato il concetto-guida dello studio “La Parrocchiale di San Giorgio di Bagolino. Il disegno di una Cattedrale di Montagna”, presentato nelle scorse settimane presso il cinema dell'oratorio di Bagolino.

L'importante ricerca è stata curata dagli studenti universitari Daniel Gualdi di Ponte Caffaro, Anna Tavelli di Idro, Luigi Bizioli di Rovato, sotto la guida dei docenti prof.ssa Ivana Passamani e prof. Stefano Fasolini dell'Università di Ingegneria Civile e Architettura di Brescia (DICATAM - Dipartimento Ingegneria Civile Architettura Territorio Ambiente Matematica).

"Per un docente universitario è una grande soddisfazione presentare un percorso didattico, in cui si trovano soluzioni e proposte che vadano oltre lo studio vero e proprio" ha affermato la prof.ssa Ivana Passamani, giustamente orgogliosa del lavoro che il suo dipartimento svolge nell'ambito della Facoltà di Ingegneria Civile e Architettura.

La ricerca presentata rientra nel programma didattico “Dal monumento al paesaggio. Immagini e rilievi per la lettura di un borgo”, e analizza minuziosamente i “segni urbani” specifici del luogo osservato, analizzando le strutture e i percorsi su cui i monumenti si sviluppano.

L'individuazione dei segni connotativi del paesaggio ne rileva la specificità; spesso tali segni riguardano elementi minori del paesaggio, come la viabilità storica, le santelle, i lavatoi, le fontane, i dipinti murali, di cui, per inciso, Bagolino conserva numerosissime testimonianze.
Rientrano ovviamente tra i segni specifici del luogo piazze, strade, chiese, palazzi, strutture agrarie, cave, ecc., vale a dire elementi di rilievo del paesaggio, ma che in una scala valoriale delle specificità di un paesaggio hanno ugual importanza dei segni minori.

Nel paesaggio, come teatro della natura e della vita delle comunità sulla cui scena si sono alternate, anche i suoni, gli odori, i movimenti di gente, animali, cose sollecitano i sensi con le loro percezioni visive, auditive, olfattive, cinestesiche che nel loro insieme rappresentano la sua peculiarità.

"Il borgo di Bagolino con la sua ricchezza di segni caratteristici e l'unicità della sua storia si presterebbe ottimamente a definire percorsi sensoriali e culturali, come i percorsi dell'acqua, del sacro, del lavoro, e per la conformazione urbanistica delle abitazioni e dei vicoli addirittura percorsi tattili destinati a non vedenti." 
Aveva ben inquadrato le potenzialità di questo paese la prof.ssa Ivana Passamani, già autrice di quel tipo di progettualità a Bienno; e sappiamo con quale successo, considerando che il paese camuno è contemplato nella associazione dei Borghi più belli d'Italia, a cui si accede attraverso l'attuazione e il rispetto di un rigoroso protocollo istituzionale.

Quanti segni del paesaggio bagosso sono infatti legati all'acqua, come le fontane, i lavatoi, gli abbeveratoi, per non dire del fiume, dei torrentelli, delle sorgenti, dei ponti; e dei segni del sacro molto rilevanti per la presenza di chiese, santelle, affreschi murali, opere d'arte sacra; e poi dei segni del lavoro agro-forestale, come cascine, malghe, prati, boschi, con tutte le specificità interne legate alle produzioni casearie. Insomma ci sarebbe soltanto l'imbarazzo della scelta per un progetto di grande respiro per il lancio di Bagolino davvero come Città di Montagna.
La dotta e affascinante premessa della prof.ssa Passamani ha così introdotto la dettagliata illustrazione della ricerca svolta nel 2016 dagli studenti Gualdi, Tavelli e Bizioli.

"Il lavoro si compone di una prima parte relativa all'inquadramento storico del paese, e di una seconda parte relativa ai rilievi metrici del paese; il rilievo finale non deve considerarsi soltanto come un bel disegno meticolosamente dettagliato e illustrato, ma ha lo scopo di far conoscere le specificità di Bagolino."
Così ha sottolineato il prof. Stefano Fasolini presentando la ricerca dei suoi studenti, e tra le righe leggiamo la sollecitazione a cogliere la favorevole opportunità di utilizzare la grande mole di dati per un progetto di sviluppo del paese.

Impossibile entrare nei dettagli della ricerca
svolta dagli studenti, un grandissimo lavoro di raccolta di dati e misure che sono stati riportati in una mostra esposta nella Chiesa di San Lorenzo.
E allora sinteticamente così riferiamo.

Daniel Gualdi ha illustrato le caratteristiche storiche del paese, notoriamente diviso nelle due contrade di Cävril (dove sono ubicate le piazze maggiori) e di Ösnà (dove sorgono le abitazioni più antiche), basando la sua ricerca sul Catasto Napoleonico del 1811, Catasto Austriaco del 1852 e Catasto Italiano del 1898.

Anna Tavelli si è occupata dello studio della viabilità storica, procedendo alla mappatura dei percorsi e dei numerosissimi segni che li caratterizzano (affreschi, targhe, fontane, santelle diffuse su tutto il territorio e ai crocevia di strade).

Luigi Bizioli infine ha indagato gli edifici religiosi, con particolare riferimento alla Parrocchiale di San Giorgio, definita Cattedrale per la sua maestosità (mt 22 X 65) e per la ricchezza delle opere d'arte che vi sono rinchiuse.

L'illustrazione della preziosa architettura religiosa è stata infine completata da Luca Ferremi, storico dell'arte e presidente dell'Associazione Culturale Habitar in sta terra; anche in questo caso impossibile riportare le informazioni fornite in quella sede, che potranno però essere ascoltate nel corso delle visite guidate che l'associazione organizza nel corso dell'anno.

La concezione attuale del paesaggio, teatro nel quale si muovono gli elementi della natura e della storia umana, non poteva non prevedere la presenza delle comunità che vi operano.
La Convenzione europea del Paesaggio infatti lo definisce “territorio come è percepito dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione dei fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”.
Qualunque progetto di intervento sul paesaggio, oggi, non potrà infatti escludere il coinvolgimento delle comunità che vi agiscono e che sono depositarie di quei segni che lo hanno caratterizzato nel corso della storia.

Il parroco don Paolo Morbio, che ha ospitato la prestigiosa conferenza, ha concluso la riunione con l'auspicio che dall'approfondito studio presentato possa in futuro nascere qualcosa di positivo per il paese. Insomma un progetto interdisciplinare di conservazione e sviluppo di Bagolino, che coniughi l'amministrazione responsabile dei beni che la storica comunità ci ha lasciato, con i bisogni e le conoscenze della comunità attuale.

La ricerca universitaria che ci è stata presentata è un punto di riferimento estremamente favorevole, che potrebbe innestare un processo progettuale significativo per la vita di questo paese.

Ne ha convenuto anche il Sindaco di Bagolino Gianluca Dagani nella sua introduzione.
Vedremo di contribuire, ha affermato, rilevando come la storia di questa comunità abbia ancora oggi un peso notevole per i suoi abitanti.

Una promessa? Un impegno?
Tutti coloro che hanno a cuore Bagolino e la vita dei suoi cittadini dovranno premurarsi di ricordarglielo.
A cominciare da questo articolo, tardivamente, ma opportunamente, redatto.

Marisa Viviani

.in foto l'équipe universitaria della Facoltà di Ingegneria e Architettura di Brescia: In seconda fila la prof.ssa Ivana Passamani e il prof. Stefano Fasolini; in prima fila da sx gli studenti Daniel Gualdi, Luigi Bizioli, Anna Tavelli


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