24 Gennaio 2018, 09.00
Blog - Figurine di provincia

L'uomo sbagliato al posto sbagliato, nel momento sbagliato

di Luca Rota

Quella di oggi è la storia di una figurina molto particolare, una meteora transitata per i campi della serie A, che ricordiamo non tanto per ciò che ha fatto, ma per quello che “non avrebbe dovuto fare” 


Potremmo definirlo senza ombra di dubbio l’uomo sbagliato al posto sbagliato, nel momento sbagliato. 
 
L’uomo in questione è Moacir Bastos, meglio conosciuto come Tuta, punta brasiliana del Venezia nella stagione 98/99. Il momento, i minuti finali di un match del 24 gennaio 1999. Il posto è l’area di rigore ospite dello stadio Penzo, dov’è in atto l’incontro salvezza tra i padroni di casa ed il Bari. 
 
Una normale partita tra due squadre di bassa classifica, che sembra volgere verso un tranquillo 1-1, quando a pochi minuti dalla fine, Novellino decide di mandare in campo questo ragazzone carioca, sostituendo Pippo Maniero. Nessun ricambio offensivo, ma mera mossa tattica per perdere tempo. Il brasiliano infatti, fino a quel momento, non ne ha azzeccata una. 
 
Gira e rigira ecco che accade tutto in quei cinque minuti, col match che non ha più niente da dire, mentre una punizione a rientrare dalla sinistra spiove in aria barese. Ecco che irrompe, in modo anche assai sgraziato, il numero 29 lagunare. Difesa ospite quasi immobile, colpo di testa sporco che batte prima a terra, e poi finisce sul palo interno andando in rete. I veneti sono passati in vantaggio, il pubblico esplode di gioia e lui, Tuta, è l’eroe di giornata. 
 
L’esultanza della punta è grande, e si trascina verso la bandierina, dove una volta arrivato, il carioca si accorge di essere da solo. Infatti nessuno va a festeggiare Tuta, solo qualche attimo dopo il connazionale Fabio Bilica. Nel frattempo in campo, volano sguardi torvi tra i suoi compagni e gli avversari. Pochi minuti più tardi, al triplice fischio del direttore di gara, nel tunnel che porta agli spogliatoi, De Rose capitano dei galletti, quasi gli mette le mani addosso. 
 
Tempo dopo dirà che i compagni di squadra, in particolare Maniero, gli spiegarono che non avrebbe dovuto segnare. Tutto venne però smentito, riconducendo le parole riportate dal brasiliano, alla sua scarsa conoscenza dell’italiano. Ma le immagini, quelle restano inconfutabili, ed è impossibile cancellarle, complice anche il web. 
 
Quel gol non doveva essere segnato, lo si legge sui volti di tutti, e lo si vede nella non esultanza un po’ di tutti. Magari chi lo sa, anche Tuta ne era al corrente, ma ci ha provato lo stesso, giusto per vedere se una buona volta riusciva a buttarla dentro; ironia della sorte c’è riuscito. Forse è per questo motivo che se la ridacchia, mentre imbocca il tunnel dove oltre a non venir festeggiato, quasi rischia le botte. 
 
La combine presunta o tale non venne mai dimostrata, e dopo quella sola stagione Tuta ritornò in Brasile. Lì segnò abbastanza, e venne sempre festeggiato, tant’è che si è ritirato pochi anni fa, sulla soglia dei quaranta. Il tutto proseguendo una carriera di tutto rispetto, condita anche da una parentesi in Corea del Sud. Quel gol però, uno dei soli tre messi a segno nelle sue diciotto presenze italiane, quello non lo dimenticherà di certo. E magari nemmeno i compagni, gli avversari e chi per loro di quello strano match di fine millennio.
 


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