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15 Aprile 2018, 09.19

Maestro John

Che domenica «bestiale»

di John Comini
Una passeggiata sulla Via Romana, la strada che collega Gavardo a Villanuova. È un paradiso terrestre, che ti fa dimenticare le cattiverie dei potenti

E allora si parte, lontano dal traffico, via dalla pazza folla. Per citare Aldo Palazzeschi: Andiamo? Andiamo pure.
A Sopraponte passiamo sopra il ponte…appunto!

Sulla ringhiera c’è appesa una poesia. Si intitola “La rosa” e l’ha scritta Pierluigi Cappello

“Che cos’è quella rosa sul tavolo
ferma nella sua freschezza come un lago alpino
alta nel suo silenzio più del fragore
dei quotidiani affastellati lì accanto
più del disordine dei notiziari,
la concitazione delle chiavi di casa.
Che cos’è questa parola verdeggiante d’amore
se non il suolo dove lasciarsi cadere
la penombra di un bosco da attraversare
e la mano che si apre e prende la mia
e mi conduce a me.”


Sul muro di una casa, i nomi dei caduti e dei dispersi delle due guerre mondiali. Poveri ragazzi, morti per la Patria: chissà quanto dolore per le loro famiglie.
Accanto c’è la scritta: “L’acqua è arrivata qui.” Si riferisce all’alluvione del 7 giugno 1990.

Sfreccia un ragazzo su skateboard, trainato da un bellissimo cane husky.
Una piccola fontana a rubinetto doppio, con il cartello “Acque non provenienti da acquedotto comunale, non controllate periodicamente da considerarsi quindi non potabili”
Fiori dedicati ad uno splendido ragazzo, Danilo. Gli mando un bacio ed un pensiero.
Bellissimo campo coltivato a olivi.

Piccioni sui fili della luce,
come nel film “Gli uccelli” di Alfred Hitchcock. Ma questi non fanno paura.
Una salitella, in cima alcuni bellissimi gatti, calmi e placidi al mio passaggio. Un gatto nero mi attraversa la strada. Ma tanto sono sposato, cosa può capitarmi di peggio? (è una battuta, eh?!).
In fondo alla discesa, c'è il buon ritiro del mio coscritto Rinaldo (in campo). Beato lui, che può riposare tra uccelletti, fiori e stormir di fronde!

Rumore di cascata. Ha piovuto molto in questi giorni. Più acqua c’è, più acqua ci sarà quando arriverà il solleone. Un bellissimo airone se ne sta lì, solitario, in mezzo all’acqua del fiume che scorre.

Un asino. O un mulo? Mi ricorda il film di Robert Bresson “Au hasard Balthazar", che racconta di un povero asino maltrattato dai padroni. Lo sguardo di quest’asino esprime più di mille parole.
Questi asini nel prato stanno lì, tranquilli. Chissà a cosa pensano?

Nello spettacolo del teatro Gavardo dedicato alla guerra in montagna, avevo scritto:
Serem töcc afesiunacc ai műi, compagn dela nosa guera, seri, tranquilli, che iè la providensa per noter poer alpini ché podresem mörer de fam se i ghè foss mia lur. Brae bestie, che le porta i viveri, le munisiù, la paja, i fericc, che se la salida l’è dura te podett tacatt ala cua, e i và sö con le canunade o nela tormenta, e i troa el senter nela nott e nela nebia, e i domanda mai el cambio.
El műl l’è un alpino fat e finit: crapù de cò, ma tenero de cher.
El nos capitano el ghaia dit, quand che una bomba la ghera copatt un műl: Ve lo dico io, l’infamia più grande è che si faccia fare la guerra anche alle bestie.
Ghè sarà el Paradiss per i műi? Iè bestie…ma noter omm som mèi de lur?”


La via Romana sembra una passerella di cani.
Ce ne sono di tutte le razze.
È un via vai di cani rigorosamente al guinzaglio, ma la strada è pulita, non bisogna fare lo slalom tra i loro “souvenir”.

Avevo letto questi cartelli: “Il cane che fa la cacca per strada ha un padrone di cacca. I cani hanno il diritto di fare i bisogni, i padroni hanno il dovere di raccoglierli.” Ma sulla via Romana i padroni sono persone civili.

Però cerco di stare in disparte, anche se il cane è piccolo.
Mia mamma oltre alla fede mi ha trasmesso la paura dei cani. Appena vedeva il cagnolino formato appartamento della signora del piano di sopra, emetteva urla strazianti.
Da allora quando vedo un cane, sento che lui sente che io ho paura…e allora ho ancor più paura!
I padroni mi dicono: “Vieni avanti, non morde, è buono, el te pia mia…
Ma io sento il cane che pensa sogghignando: “Vieni avanti, non mordo, sono buono, di cosa hai paura…

Ricordo una bellissima frase di Mark Twain: “In Paradiso si entra per favoritismo. Se si entrasse per merito, tu resteresti fuori ed il tuo cane entrerebbe al posto tuo.”

Ed ecco apparire un’immagine da “com’era verde la mia valle”.
Una bellissima fattoria, con tanto di palme stile Miami Beach, con decine e decine di animali: cani, anatre, oche, cavalli. E tanti simpatici conigli che zampettano nell’erba, ricordano “La collina dei conigli”, il capolavoro di Richard Adams.
Molti genitori portano i propri bambini ad ammirare incantati la ruota del pavone, i germani, le anatre e le eleganti oche.
Quest’ultime, quando starnazzano in mezzo alla strada, stai attento a scansarle, e capisci perché furono protagoniste nella storia di Roma contro i Galli. I galli, appunto, che cantano a tutte le ore comandando alle galline.

C’è la canzone di Cochi e Renato:
“La gallina non è un animale intelligente
lo si capisce, lo si capisce da come guarda la gente.”

Ma siamo sicuri che la gente sia molto più intelligente di loro?

Un ponticello dove scorre un piccolo torrente.
È la terra di nessuno tra Gavardo e Villanuova.
Sopra c’è la cascina di Giuseppe, uno degli ultimi coltivatori diretti del paese. Si occupa di agricoltura, allevamento e taglio della legna, portando avanti l’attività familiare iniziata dal nonno e tramandata di padre in figlio.

Vive in questa oasi di verde, tra caprette, viti e olive
.
Quando lo incontro mi sorride, da sopra il trattore. L’ho conosciuto quando a Prevalle spiegava ai miei alunni come si fa il formaggio. Ha due simpaticissime bambine che hanno recitato in uno spettacolo della scuola di Sopraponte.
Alcuni cani dalla casa osservano incuriositi il passaggio degli umani che vanno a piedi o sfrecciano in bici sulla pista ciclabile.
I cani penseranno “Ma dove corrono tutti?

Sulla via Romana è bello incontrare le persone, ci si saluta anche se non ci si conosce.
Ogni tanto si chiacchiera e scopri nuove amicizie. Si incontrano juventini abbattuti dal rigore al 93esimo minuto o interisti che “Icardi è forte ma non segniamo mai”.
Incontri persone col fisico atletico e addominali a tartaruga. E altre, come me, con la tartaruga al contrario, che anche se camminano e calano di qualche grammo poi recuperano al solo pensiero della pastasciutta.

Due panchine con un cartello, che i “soliti ignoti” hanno scarabocchiato.
Una bellissima pubblicità delle Lane Gavardo in mezzo alla storia del Lanificio e ad una bella citazione di  “Lettere dal roccolo” di Eugenio Bertuetti.
“Ho trovato dunque un roccolo in mezzo ai monti del Bresciano, fra prati e boschi di castagni, con di fronte, in cima a un cono verde brullo, un’antica rocca distrutta.
Di qua, a destra, una valle con dentro un paese bianco, dal quale giungono affievoliti i colpi di non so che magli, i quali lavorano notte e giorno, mi dicono, a fare zappe, vanghe, badili, pacifici arnesi; e questo torna caro a me, che ho lasciato costì sulla mia tavola notizie gialle, notizie nere, notizie d’ogni colore sull’energia atomica e i suoi terribili derivati.
A sinistra, sin dove l’occhio vede, boschi e boschetti di carpinella, di nocciolo, di ginepro, disposti intorno a certe doline così grandi e verdi che talune hanno al fondo una casa e armenti al pascolo.
E poi il cielo, alto, vuoto, che a volte pare non ci sia, e silenzio che non so dire, perché non è silenzio, è musica. Guai ad aprir bocca, guai un cane che abbai, un campano che squilli. Le mucche o non hanno campani o li hanno tappati col fieno.
E anche il vento dà noia. Silenzio dunque, ma pieno gonfio di canti…”


Un bivio: da un lato il gioiello della chiesetta di Valverde dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta, dall’altro il ponte di ferro e vai verso il centro di Villanuova.
Sopra una cancellata è appesa la poesia “La rosa”, come all’andata. E allora si ricomincia il giro, cantando nella mente  “Romana mia, romana in fiore, tu sei la stella tu sei l’amore…”

 “Chiedo scusa alla favola antica,
se non mi piace l’avara formica.
Io sto dalla parte della cicala
Che il più bel canto non vende, regala”

(Gianni Rodari)

Torniamo? Torniamo pure.
Ci sentiamo la settimana prossima, a Dio piacendo

maestro John Comini

(le prime 3 foto sono dell’amica Sara Ragnoli)
Un uomo può essere noioso come una mosca, sfuggente come un’anguilla, grasso come un maiale, fedele come un cane, lento come una lumaca, ignorante come una capra, sano come un pesce, coraggioso come un leone, docile come un agnello, testardo come un mulo, furbo come una volpe, pazzo come un cavallo, pulito come un gatto.
Ma in giro ci sono anche avvoltoi, iene e sciacalli...
Quanto a me, se fossi un animale, sarei un orso, non solo come dimensioni. Me ne starei tranquillo nella mia grotta, a guardare la tele con i film polizieschi e le partite.
E tu, che animale sei?


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Commenti:

ID75823 - 15/04/2018 19:04:35 (Tc) ...ma come Jhon...
hai menzionato tutti,perfino gli animali e non hai menzionato la categoria a 2 ruote...mi sa che ci siamo visti,forse...sempre bello il tuo modo di esporre bravo...;-)


ID75832 - 16/04/2018 13:27:53 (RICO) Bravissimo e picevole
Interessantissimo, ma devi essere più stringato!! Tagliare !!!



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