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Giuliana Franchini, psicologa psicoterapeuta infantile, autrice di libri sulla relazione educativa e favole per aiutare i bambini a crescere bene.
Giuseppe Maiolo,  psicoanalista junghiano, scrittore e giornalista, si occupa di formazione dei genitori e di clinica dell’adolescente.
Officina del Benessere, Puegnago tel. 0365 651827
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26 Agosto 2018, 09.23

Blog - Genitori e figli

Bullismo e disimpegno morale

di Giuseppe Maiolo
Di bulli ce ne sono tanti. Troppi sicuramente e distribuiti un po’ dappertutto, non solo nei luoghi tradizionali come la scuola o il parco pubblico, e ora il web, dove è più facile spargere i semi dell’intolleranza e della violenza

Ogni giorno li puoi incontrare nella quotidianità di quelle relazioni in cui prevale il bisogno di affermare il proprio potere e quando i gesti di prevaricazione e prepotenza sono tollerati e soprattutto giustificati.
 
Naturalmente penso al bullismo come comportamento aggressivo tra pari, intenzionale e persistente. Quello che ritengo essere una violenza orizzontale che si manifesta tra i minori con una disparità di potere e interessa gli adolescenti ma anche i bambini.Oggi sempre di più piccoli bulli crescono, anzi piccolissimi, e sviluppano azioni bulle con il compiacimento di chi guarda e non dice nulla. Ma poi ci sono anche grandi bulli cresciuti, che sono giovani adulti o adulti veri e propri i quali, al di là degli anni e del ruolo che rivestono (magari sono genitori, educatori o soggetti con responsabilità pubbliche), mantengono nel tempo modi e comportamenti di prevaricazione.
 
Intendo dire che il bullismo sembra essere divenuto una condizione comportamentale e un modo di agire non solo dei minori, che ha come scopo quello di prevaricare e spadroneggiare sugli altri per dimostrare il proprio potere. Così riconosci subito anche nei grandi questi atteggiamenti, perché sono comportamenti simili a quelli dei giovani babbuini, tutti protesi a stabilire gerarchie di dominanza all’interno del gruppo di appartenenza. I “bulli in carriera” ad ogni età utilizzano strategie volte a definire la loro posizione sociale e aumentare la propria popolarità per essere il più possibile visibili ad un pubblico sempre più vasto. Perché il bullo non esiste senza spettatori!
 
In questo senso il bullismo è allora un comportamento caratterizzato dalla prevalente tendenza ad usare ogni mezzo e ogni situazione per affermare il proprio ruolo di leader e la propria superiorità. I bulli dominanti sono irrispettosi e sprezzanti degli altri e vantano sicurezza e determinazione, anche se non sempre è così realmente.Sicuramente hanno una buona dose di autostima e di presunzione che li spinge verso atteggiamenti più di sfida che di confronto. La spregiudicatezza con cui essi presentano le loro determinazioni è quasi sempre espressione del potere che cercano e di un innaturale bisogno di sottomettere, insieme a un’evidente incapacità a mettersi nei panni degli altri. 
 
Per questo il bullo non rispetta i bisogni altrui e quella sua eccessiva auto-centratura non gli permette di cogliere la sofferenza delle vittime né avvertire la colpa per le offese che arreca. Manca di senso morale, il che lo conduce a dissociare la propria azione dalla valutazione che si può dare, sottraendosi così alle personali responsabilità le quali, viceversa, vengono attribuite ad altri. Del resto maggiore è il disimpegno morale e minore è il senso di colpa. Il meccanismo, chiamato dislocazione delle responsabilità, consente al bullo di trovare nei comportamenti delle vittime stesse, le ragioni che giustificano le sue azioni offensive intenzionali e non casuali.

Capita così che egli arrivi a sostenere la necessità del proprio agire per cause superiori come può essere quella della difesa di valori morali più elevati o dei diritti del gruppo di appartenenza. Se poi quel disimpegno è di dimensioni consistenti, la deumanizzzazione della vittima è un ulteriore meccanismo che gli consente di vederla come soggetto “meno umano”, che in fondo “si merita” quel trattamento perché privo di dignità. E questo, alla fine, è ciò che capita quando il bullismo diventa razzismo.
 
Giuseppe Maiolo
Psicologia dello sviluppo – Università di Trento
www.officina-benessere.it 
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