22 Luglio 2019, 08.50
Vestone
Alpinismo giovanile

Giovani alpinisti crescono

di red.

Settimana di fuoco quella appena trascorsa per i ragazzi dei Gruppi Base e Avanzato dell’Alpinismo Giovanile del CAI Vestone 


Otto giorni iniziati domenica
con una due giorni alle Tre Cime di Lavaredo. Autobus da 84 posti con 83 partecipanti. Arrivati a Dobbiaco, non avendo trovato posto per dormire nei rifugi in quota, sbarcano i ragazzi del gruppo Avanzato che dormiranno presso l’ex Grand Hotel, oggi Centro Culturale. 
 
In programma per loro e i loro accompagnatori, nel pomeriggio, una “sgambata” per sciogliere i muscoli, che al fin del correre diventa una salita di 900 metri di dislivello su circa 18 km di sentiero. Non tutto il male viene per nuocere, la fatica induce al riposo, fatto sta che dopo una lauta cena, per le ore dieci, più nessuna voce si ode nelle camere. 
 
Sveglia alle 6, colazione alle 6.30 per essere veloci all’imbocco del sentiero n°103, che porta dopo altri 900 metri al rifugio Comici dove, beati loro, hanno dormito i ragazzi del gruppo Base. Via ora sulle tracce dei più giovani sul sentiero 101 che ci porta, con altri 500 metri di dislivello, al rifugio Locatelli. L’ultima erta provoca qualche mugugno, ma giunti al colle le voci tacciono di fronte alla maestosità delle Tre Mammelle (Die Drei Zinnen) così come vengono chiamate da queste parti.
 
I compagni del Base già veleggiano lontani sul sentiero 102 in discesa che riporta all’autobus, via allora, spuntino veloce incalzati da un venticello gelido che induce il rientro. Questa volta i ragazzi più giovani hanno chiuso per primi il giro bagnando il naso ai più grandi.
Grande uscita, in un ambiente fantastico degno della sua fama, bravi tutti, i piccoli e i grandi.
 
Mercoledì e giovedì riecco i dieci ragazzi più capaci che, accompagnati dagli istruttori della scuola di alpinismo di Brescia, tentano la salita della cima dell’Adamello percorrendo la via Terzulli.
 
Un’altra levataccia per evitare la coda in tangenziale e via verso la val Camonica e il Put del Guat, dove lasciamo le auto. Ci aspettano ora le famigerate Scale del Miller che baldanzosi, a dispetto degli zaini pesanti, percorriamo in poco meno di due ore fino a raggiungere il rifugio Gnutti che ci accoglierà per la notte.
 
Bando agli indugi, controllati da Claudia e Anna, inizia la verifica per l’attività di domani: conserva corta, lunga, cordino da ghiacciaio, barcaiolo, mezzo barcaiolo, bulino, machard, prussik e via di seguito per poi chiudere su due vie di quinto grado attrezzate da Billy. 
 
Tanto entusiasmo e voglia di imparare riempiono il pomeriggio, rimane il tempo per preparare le brande, cenare e veloci a letto che domani la sveglia è alle quattro. 
 
Alle quattro e mezza alla luce dei frontali siamo già in cammino verso la morena, poche stelle in cielo ma, abbiamo speranza che il tempo migliori. Al termine della “sassonia” ampie macchie di neve ci costringono a sfoderare le picozze e a calzare i ramponi. Poco dopo le 7 siamo all’attacco della via Terzulli, Casco ben allacciato, imbrago in vita, filiamo le corde e iniziamo a legarci. L’attenzione e la tensione ci impediscono di sentire i primi tuoni che risalgono la valle, ma è difficile non accorgerci che da qualche minuto stanno piovendo gocce di ghiaccio…
 
Uno sguardo con Claudia e do l’ordine di slegarci, riporre l’attrezzatura, coprire gli zaini e tornare verso valle. Con i tuoni arrivano anche alcuni fulmini che approvano la decisione presa, saette che cadono sulle catene della via attrezzata sarebbero state poco piacevoli. 
 
Man mano scendiamo su neve marcia, la nebbia ci avvolge e la pioggia ci inzuppa, il Pantano del Miller afferma il suo nome, i sentieri sono ruscelli e l’acqua nelle pozze arriva alle caviglie… Giunti al rifugio fradici, decidiamo di berci una tazza di te bollente e, senza indugiare scendere verso il Put del Guat dove nelle auto troveremo abiti asciutti. La pioggia ci risparmia nell’ultima ora di discesa e un pallido sole fa capolino sbeffeggiandoci. 
 
Girando lo sguardo, ci salutano le rocce sulle quali poco prima salivamo, bianche di neve fresca.
 
Giornata storta? Due giorni buttati? 
Sono certo di no. Lezione impartita invece, imparata facendo, monito a dirci che la montagna non scherza e accettare di tornare indietro è indice di maturità e Buon Alpinismo. 
 
A conclusione di tutto ciò, la sincera domanda fatta da Caterina: "Ma noi, avremmo dovuto salire da lì?". La risposta è: "Avremmo sicuramente potuto salire lì, solo il cattivo tempo ce l’ha impedito".
Allora, per festeggiare, pizzata in compagnia a Edolo prima di ritornare a casa.
 
Ma, non è finita, i nostri due maggiorenni, Luca G. e Luca M. sabato e domenica saranno con il corso di alpinismo di nuovo in Adamello, dormiranno alle Lobbie e tenteranno la salita del Cresta Croce o del Crozzon di Lares e, se tutto andrà bene come spero, raggiungeranno un dislivello totale di più di 5000 metri in una settimana. 
 
Come negare che i nostri giovani alpinisti siano diventati Grandi, ognuno per le proprie capacità?
Noi del CAI Vestone siamo orgogliosi dei nostri ragazzi e il loro agire conferma la riuscita del progetto di preparare sempre meglio il loro andare in Montagna coniugando piacere e sicurezza.
 
Alla prossima e Buona Montagna 
 
Raffaele, accompagnatore di Alpinismo Giovanile 


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