24 Luglio 2019, 07.22
Come eravamo

I 25 anni della Festa del Carbonaio

di Gianpaolo Capelli

Era il 23 luglio 1995 quando a Malga Alpo, nel comune di Bondone (1470 metri) si tenne la prima edizione. Il ricordo dei carbonai di Bondone si rinnoverà questa domenica, 28 luglio


Andando a sfogliare il bollettino parrocchiale n.2 Natale 1995, ben due articoli danno rilievo all'importante avvenimento.

Ecco quanto è recensito nel primo articolo: “Perfetta la collaborazione della Pro Loco, della Parrocchia e della Amministrazione comunale, per la prima Festa del Carbonaio, è stato offerta al  pubblico una straordinaria occasione di riscoperta culturale e umana del passato. La splendida targa distribuita a tutti i partecipanti non ammette dubbi: non si tratta di una normale festa della montagna, ma si vuole sottolineare con precisione, quasi a profondere alla festa “un imprimatur,”: FESTA DEL CARBONAIO Alpo 23 luglio 1995.

Infatti in questa giornata le comunità di Bondone e Baitoni hanno vissuto una completa immersione nelle proprie gloriose tradizioni del passato: storia contadina quella di Baitoni, Carbonai nei secoli quella di Bondone... ”. 
 
Va ricordato che a volere fortemente la festa, come segno di unione fra i due paesi, fu il compianto parroco don Dino Menestrina, guida spirituale per quasi 25 anni delle comunità, scomparso nel 2001.

Ecco cosa scrive l'insegnante Gianni Cortella di Storo, sempre nel 1995, che con Caterina Cozzatti aveva coordinati i giochi della giornata: “Non avevo mai avuta l'occasione di visitare l'Alpo di Bondone, ma lasciatemi dire che è un paesaggio fantastico. Si tratta di una conca stupenda, nella quale è stato possibile inserire, in perfetta sintonia, l'organizzazione, la regia della giornata. Ringraziare tutti coloro che con tenacia hanno lavorato per la riuscita di questa prima edizione è il minimo... ricordare il passato arricchisce culturalmente anche chi non l'ha vissuto... auguro agli organizzatori di non badare a qualche critica immeritata, ma proseguire negli anni, per ricordare ai giovani il duro lavoro dei propri AVI”.

Così ricordava ancora Gianni Cortella in quella prima edizione: “Merita una menzione la stupenda scultura in legno, realizzata da Giacomo Salvotelli: egli ha voluto rappresentare in piccolo su un ceppo in legno la vita del carbonaio in montagna. Raffigurato il poiat, con vicino la Baita, ricovero del carbonaio per dormire su un giaciglio, fatto di tronchi, ricoperto da rami di pino per renderlo più morbido.

Vicino el baitel, una piccola stalla, per il ricovero degli animali, pecore, capre, galline, che assicurano alla famiglia del carbonaio quel po' di sostentamento che ne può ricavare: le uova, polenta e latte inumidita nel paiolo della polenta e dove tutti mangiavano. Vicino dalla piccola montagna scende il filo, per risparmiare fatica e filettare la legna alla jal, lo spiazzo circolare dove viene accatastata la legna in senso verticale per costruire il poiat, a cui contribuivano tutti grandi e piccoli.

Il rapporto tra legna e carbone è di uno a cinque: 250 di legna, 50 quintali di carbone. Carbone che una volta tolto dal poiat, raffreddato, veniva insacchettato e posto sulla vicina banchina, per essere portato dai “porti',” uomini che tutta l'estate si sobbarcavano grossi sacchi di carbone, che portavano dalla montagna dove non potevano arrivare i mezzi di trasporto, fino alla mulattiera, dove una volta venivano a caricare “i cavaler”, trasportatori che,con i loro carri trainati da muli, portavano il carbone a valle.

Proseguendo negli anni i trasporti venivano effettuati dai camion e dai trattori “cordati” noleggiati per l'occasione dai carbonai. In piccolo il mondo del carbonaio, rappresentato in modo veritiero dallo scultore Giacomo, originario di Bondone, che conosce bene il lavoro dei propri nonni: durissimo, fatto dagli abitanti di Bondone fino a metà degli anni Settanta, poi i giovani hanno preso altre strade e lavori più leggeri”.
Gianni Cortella è stato profeta lungimirante, infatti la Festa del Carbonaio festeggia le sue nozze d'argento. Negli anni la festa è stata gestita dalla Pro loco fino al 2016 e ha avuto sempre più risonanza anche nelle valli vicine, e le persone che salgono a Malga Alpo a degustare il succulento spiedo e polenta... e non solo, sono alcune centinaia.
 
Dopo un anno di "interregno", dal 2018 la festa è gestita dall'Associazione Culturale “I Carboner, guidata dal presidente Mansueto Scalmazzi. I volontari danno sempre il massimo perché la festa sia all'altezza della proverbiale ospitalità che i carbonai, pur nella loro indigenza, riservavano a chi li andava a trovare in montagna... “con il cuore offrivano all'ospite quello che avevano di più buono...”.

Ne sapeva qualcosa "el pret dei Carboner" don Mansueto Bolognani, scomparso nel 2017, che negli anni '60 andava a trovare i suoi carboner in montagna.
 
Nella festa c'è anche uno spazio religioso: al mattino viene celebrata la Santa Messa, negli anni dai tanti parroci che hanno retto le parrocchie: Don Andrea Fava, che regge l'Unità pastorale “Madonna dell'Aiuto”, anche quest'anno salirà a celebrare la Santa Messa, in ricordo dei carbonai, e dei contadini di Baitoni che proprio a Malga Alpo, quando in paese a Baitoni negli anni '50 c'erano oltre 150 capi di bestiame, salivano con le mucche nella verde conca alpina dove c'è la malga ora  restaurata, all'alpeggio.
 
La Santa Messa, prima della costruzione della stupenda chiesetta alpina, a cura del comune e degli alpini di Bondone e Baitoni e benedetta il 25 giugno 2006, veniva celebrata all'aperto o in caso di pioggia in malga.
 
La Malga è sempre attiva e data in gestione prima “al pastorello”al pastore di Bondone Graziano Lorenzi fino alla sua morte, poi a chi si aggiudica l'asta comunale. Una settimana prima i volontari e i pompieri al comando del Comandante Fausto Cimarolli e dell'assessore Chiara Cimarolli devono lavorare di buona lena per trasformare la stalla delle vacche in un accogliente, igienizzato ristorante, che deve accogliere, anche in caso di pioggia, chi sale a mangiare: la festa va fatta sempre e comunque. Naturalmente sotto la supervisione del Sindaco Gianni Cimarolli.
 
A far da contorno non può mancare la costruzione del “poiat”. Giorni prima si prepara la legna e una volta Dario Scalmazzi e Pietro Salvotelli, ora sostituito per limiti di età da Mansueto Scalmazzi, preparano un poiat “quasi cotto, fumante” da poter essere “cavato”, cioè pronto alla sua apertura per estrarre il carbone. Tanti i fotografi che immortalano le fasi ultime della “cavata del poiat”.
 
Una menzione particolare merita il fotografo di Storo, Attilio Zontini, quasi entrato in simbiosi con i carbonai: giorno e notte con i suoi scatti professionali, amorevoli, per il tempo che dedica gratuitamente all'antico mestiere del carbone, nelle sue varie fasi: scatti che hanno permesso ad Attilio Zontini di creare delle mostre stupende, una permanente al Castello San Giovanni di Bondone, a Storo e a Tione.
 
A Malga Alpo rivive il lavoro secolare dei ”Carboner da Bondù'”, che ora ha anche una sua canzone dal titolo "Carbonaio", cantata da Nicol Bertanzetti, tratta dai versi della Poesia Carbonaio...

“Carbonèr, che sö la tera poaret, straza', faiga', embarbesa', sum secür che lasö en ciel dal Segnur ti si sta be' paga' pür el to dür laora'... ”
(Carbonaio, qua sulla terra.povero, stracciato, affaticato, infulliginato, siam sicuri che lassù in cielo dal Signore sei stato ben ricompensato per il tuo duro lavoro”). 
 
Si rinnova il ricordo dei Carbonai di Bondone, nella 25° Festa del Carbonaio domenica 28 luglio 2019 a Malga Alpo di Bondone. Prenotazioni presso il Consorzio turistico Valle del chiese allo 0465/901217.

Nelle foto:
- Chiesetta alpina e Malga Alpo
- "El pastorelo" Graziano Lorenzi di Bondone
- La prima Festa del Carbonaio, 23 luglio 1995: Lina Cimarolli con i piccoli carboner Emma, Vania, Paola, Marco e mamma Dina con il nipote
- 1960, Linda e Oreste (Nebla) dopo la cavata del Poiat (Foto di don Mansueto Bolognani)


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