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08 Dicembre 2019, 09.42

Blog - Maestro John

Riverisco, siòr dutùr!

di John Comini
Una volta i dottori erano salutati con riverenza, come i sacerdoti. Ricordo il dottor Rossini, quando veniva a trovare la mia nonna Margherita. Stavano in camera sua a chiacchierare per ore, poi quando se n’era andato mia nonna diceva: “Adess stó propris bé!”

Il dottor Giuseppe Rossini era venuto a Gavardo da Nuvolera, dov’era nato nel 1884. Fu eletto medico condotto di Gavardo, Sopraponte, Soprazocco e Vallio Terme nel 1915. Non esisteva ancora l’ospedale e tutta l’assistenza sanitaria pesava sulle sue spalle.

Oltre che medico condotto era chirurgo, dentista ed odontoiatra. Ha seguito le colonie elioterapiche e il dispensario antitubercolare, la trasformazione dell’ospedale militare della X Mas in nosocomio civile, la cura delle colonie estive, i primi rudimenti della medicina del lavoro e le campagne di vaccinazione nel dopoguerra.

Salvò tante persone, come quando nel ‘34 curò e guarì tanti dalla febbre tifoide. Quando fu collocato in pensione nel ‘54, continuò a esercitare e a rispondere alle chiamate dei pazienti, a ogni ora del giorno e della notte.

Il dottor Guido Franchi (1909-1993), sindaco di Gavardo per quattro volte dal ‘45 al ‘64, che gestiva la farmacia con la collaborazione della signorina Bianca Simoni, ha scritto in occasione della morte avvenuta nel 1976: “Chi non lo ricorda passare per le nostre strade, nel bello e nel cattivo tempo, con la sua borsetta sotto il braccio, per recarsi ogni giorno a visitare i suoi pazienti e alle 14 di ogni giorno farsi trovare all’ambulatorio?

Unico svago, prima dell’inizio della lunga malattia, arrivare alle 8 in farmacia e sedersi per mezz’ora a dare una scorsa al giornale per poi riprendere le sue visite.”

Quello splendido medico raggiungeva le abitazioni anche lontane in bicicletta, finché non ebbe a disposizione un’automobile, per cui aveva una particolare passione.

L’amico Antonio Abastanotti scrive: “Possedevano un’automobile il dott. Giuseppe Rossini, il dott. Monti veterinario ed alcuni dirigenti d’azienda, per esempio Norino Manenti e Pietro Moreni di Via Molino. Giovanni Piovanelli, detto “el Medegot”, fungeva da infermiere con il Dott. Giuseppe Rossini.

Abitava dove ora c’è la casa Rizzi, davanti alla Chiesa parrocchiale. Era addetto alle pulizie e accensione delle stufe negli ambienti adiacenti del Comune: scuola musica e ambulatorio.”


Il dottor Rossini ha speso la propria vita
per gli altri, sacrificando non di rado la famiglia, i figli e il duraturo sentimento della moglie Regina Zeme. Vedeva in ogni paziente affidato alle sue cure, non un numero, ma la persona umana e in ogni ammalato la personificazione di Cristo sofferente.

Il suo motto si ritrova sui suoi ricettari: “Servire chi soffre, oggi e domani più di ieri, io non ho fine migliore né volontà più cara.”

Che magnifica persona! Era talmente celebre tra noi ragazzi che nella canzone “La Gigia l’è malada” cantavamo a squarciagola “Ciamì el Rossini che el la guarirà!”

Ricordo che c’è l’associazione “Dottor Giuseppe Rossini” che si occupa di indirizzare e sostenere insegnanti e genitori di ragazzi e bambini di ogni età in difficoltà scolastica, cercando di prevenire o recuperare ritardi e disturbi di apprendimento.

Nella mia vita ho conosciuto molti dottori. Mio cugino Fabiano, di Salò, figlio di mio zio (e padrino) Vittorio. I miei coscritti e amici Achille Recher (che varie volte mi ha ospitato quando lavorava a Roma) e Giuseppe Lazzarini (Giusy per gli amici, esperto in scalate e in ottimi vini): di loro ho dei ricordi intatti durante la stagione d’oro dell’infanzia.

Sempre del ’52 è Celestino Panizza (di Sopraponte), specializzato in Medicina del Lavoro, che ha collaborato con il movimento sindacale nella tutela della salute nell’ambiente di lavoro e si è sempre impegnato a difesa dell’ambiente e nella lotta all’inquinamento.

Poi, nati nel 1953, ci sono Franca Inverardi, Valentino Zucchini e Gianni Filippini, che ho avuto la fortuna di rincontrare al seguito delle gite ciclistiche dell’Avis (dove ho conosciuto lo straordinario “dottorino” Giovanni Damiata da Brescia). Poi ci sono i dottori Angelo Bonvicini (nato nel ’54) e Gian Luca Bettini (del ’56).

Del dottor Marco Marzollo ho parlato a proposito della sua simpaticissima moglie Tiziana, una vera “bersagliera”. Il figlio Paolo, classe 1950, ha fatto nascere al Civile di Brescia nel 1994 il servizio 118, con i primi voli dell’eliambulanza. Ha anche coordinato le emergenze per il terremoto di Salò del novembre 2004.

Non posso dimenticare il dottor Valentino Monchieri, primogenito di 6 fratelli, nato a Vestone nel 1921. Sua madre era morta a soli 52 anni. Si iscrive alla Facoltà di Medicina e Chirurgia presso l’Università di Pavia. Durante la guerra è arruolato in fanteria, trasferito alla Sanità ed inviato sul fronte occidentale. Dopo lo sbandamento del ’43, confluisce nelle formazioni partigiane in Val Sabbia.

Il 26 aprile del ’45 è nominato sindaco provvisorio di Vestone dal Comitato Nazionale di Liberazione. Lo si vorrebbe candidare per il mandato regolare, ma non volle accettare, ritenendosi non adatto al compito: preferisce seguire la sua vocazione di medico.

Nel 1946 si laurea, poi si specializza in Ostetricia e Ginecologia. Durante gli studi conosce Mariuccia Coppaloni, che sposerà nel ’48. La sua carriera professionale inizia nella bassa bresciana a Pontevico, nel ’55 vince il concorso in qualità di medico condotto e ufficiale sanitario a Gavardo.

Tutti ricordano la sua sensibilità professionale e la sua schietta umanità. I suoi ultimi anni sono segnati dal dolore per la perdita della moglie nel 1979 e da una grave malattia. Quando ci ha lasciati, nel 1995, suo figlio Luciano ha scritto: “Alla gente di Gavardo, grazie dal profondo del cuore per l’amore che sempre avete avuto e che sempre avete dimostrato per mio padre, che, pure, vi ha tanto amato. Non lo dimenticherò.”

Infine, non posso dimenticare il dottor Pietro Puzzi, ginecologo, che lavorava in ospedale quando è nato mio figlio Andrea. E il dottor Giorgio Berturazzo, che è stato il pediatra del mio bambino.

Il dottor Berturazzo ha fortemente contribuito, negli anni Settanta, alla nascita della pediatria dell’ospedale di Gavardo. La sua vita e la sua attività professionale sono state contraddistinte da un grande impegno e da una forte dedizione per i “suoi” numerosi bambini.

Ci ha lasciati recentemente all’età di 80 anni, come in precedenza è deceduto il dottor Franco Maserati, anche lui pediatra.

Finisco con un sorriso…

“Siòr dutùr, voerès vìver fino a 100 agn!” “Beve?” “No, siòr dutùr!” “Fuma?” “No, siòr dutùr!” “Fa sesso?” “C’era una volta, siòr dutùr!” “E allora che vuol vivere fino a 100 anni a fare?!”

Ci sentiamo la settimana prossima, a Dio piacendo,
maestro John

Nelle foto:
- Il dottor Rossini (in una bellissima foto di Cesare Goffi)
- Il dottor Monchieri
- Il mio amico Giusy Lazzarini con la chitarra ad un campo Emmaus (tra gli altri si riconosce il caro Mario Grumi)
- L’amico Achille in un momento di relax in Tesio

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