03 Ottobre 2008, 00.00
Bagolino
Quattro giorni dopo

«Non ho più il coraggio di tornare a Cimego»

Parla Simone Marascalchi, il 22enne che sabato scorso ha investito e ucciso il ragazzino di Storo: «Non ho più il coraggio di tornare a Cimego». Intanto il giudice ordina la custodia cautelare in carcere.

Parla Simone Marascalchi, il 22enne che sabato scorso ha investito e ucciso il ragazzino di Storo: «Non ho più il coraggio di tornare a Cimego». Intanto il giudice ordina la custodia cautelare in carcere.
«Sono distrutto e sconvolto per quello che è successo. Credo che quando potrò lasciare il carcere non avrò il coraggio di tornare a Cimego, me ne andrò da qualche altra parte».

A quattro giorni dalla tragedia costata la vita a Matteo Beltrami , l'investitore - il ventiduenne Simone Marascalchi - è ancora prostrato per l'accaduto. In una manciata di secondi nella notte tra sabato e domenica la sua vita è precipitata in un tunnel: è in carcere a Trento con accuse pesanti che vanno dall'omicidio colposo aggravato all'omissione di soccorso e alla guida in stato di ebbrezza.
E in carcere Marascachi dovrà rimanere ancora per qualche tempo.

Ieri il gip Marco La Ganga , accogliendo in pieno la richiesta del pm Salvatore Ferraro , ha infatti concesso la custodia cautelare in carcere. Un provvedimento più unico che raro, ma il linea con la nuova severa normativa in materia. «Un segnale forte, doveroso e importante», lo ha definito il procuratore capo Stefano Dragone .
Il giudice La Ganga motivando la sua decisione ha sottolineato come Marascalchi, assistito dall'avvocato Franco Busana , sia accusato di un fatto molto grave. Ha commesso alcune delle più gravi violazioni al Codice della strada: ha investito un giovane e la sua fidanzata uccidendo lui e ferendo lei, era in stato di ebbrezza, procedeva a velocità elevata e, come se non bastasse, è fuggito dal luogo dell'incidente e non ha neppure chiamato i soccorsi una volta giunto a casa.

Sul fatto il Marascalchi ha saputo dire poco.
Ricorda l'impatto con il motorino e un vetro che si rompeva, poi nulla. Il giudice ha chiesto se rammentava di essere tornato sul luogo dell'incidente senza però fermarsi, ma su questo l'indagato non ha saputo dire nulla. Marascalchi ha invece spiegato come era iniziata quella maledetta serata.
Ha detto di aver raggiunto con amici malga Caino dove si festeggiava la chiusura stagionale del locale. «Ho bevuto tre bicchieri di vino quando normalmente - ha sottolineato - io non bevo mai». L'altra circostanza che avrebbe potuto cambiare il corso della serata era il fatto che Marascalchi aveva in programma di dormire il malga, «ma poi ho cambiato idea - ha detto - in seguito ad un litigio».

Ora Marascalchi rischia grosso.
La procura ha sottolineato come non si possa prevedere una pena che sia sotto i tre anni, dunque con affido ai servizi sociali. Per l'avvocato Busana si prospetta una strada tutta in salita.
Per ora il suo giovane cliente dovrà stare in carcere, ma è chiaro che la detenzione non potrà durare a lungo: già dalla prossima settimana la difesa potrebbe fare i primi passi per ottenere almeno i domiciliari anche se Marascalchi, che mercoledì ha ricevuto per la prima volta la visita dei genitori, a Cimego non ci vuole tornare.

Fonte: L'Adige


Commenti:
ID179 - 05/11/2008 00:00:00 - (pipex) - pipex

quel ragazzo non è degno di andare in giro!!! è la persona più falsa del mondo....io nn torno più a cimego dai sfigato che sabato eri a ballare e bere come un dannato!!! SEI SOLO UN DELINQUENTE

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