Il colesterolo, nemico subdolo
di dott. Mario Arieti

Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte nei Paesi industrializzati

 
Alla base di queste malattie vi è la formazione della placca  aterosclerotica, ovvero la deposizione di materiale colesterinico all'interno dei vasi arteriosi, con la progressiva ostruzione degli stessi.
Tali vasi reppresentano nel corpo umano una perfetta e capillare "rete idraulica" in grado di condurre sangue, e quindi ossigenazione e nutrimento, a tutti gli organi del corpo.

L'ostruzione dei vasi riduce quindi l'apporto ematico ai vari organi (condizione definita come "ischemia"), con possibile evoluzione in completa obliterazione e conseguente "morte dell'organo" (condizione definita come "infarto").
Negli ultimi 40 anni sono state fatte numerose scoperte in tale ambito.

La malattia è oggi approcciata con precisi e minuti interventi di disostruzione dei vasi arteriosi, dal by-pass ai più moderni interventi endovascolari. Ma tale approccio non riesce da solo a contenere la patologia, che appare capace di automantenersi nel tempo con inesorabile coinvolgimento di tutto il sistema arterioso. 

La causa appare come multifattoriale
, ovvero dovuta alla concomitanza di più fattori simultanei. Diabete mellito, ipertensione arteriosa, fumo di sigaretta, familiarità ed ipercolesterolemia sono cause certe di aterosclerosi.
Molti altri fattori sono invece ancora oggetto di studio e molto altro lo diventerà in futuro.

In questo articolo approfondiremo però l'aspetto dell'ipercolesterolemia, elemento tanto pericoloso quanto subdolo nello sviluppo della malattia aterosclerotica, soprattuto a carico dei vasi coronarici, unico sistema idraulico di rifornimento energetico al muscolo cardiaco.

Il colesterolo è un grasso essenziale
per il nostro corpo, fondamentale, ad esempio, per la sintesi degli ormoni steroidei e degli acidi biliari, ma anche delle membrane cellulari.
Il colesterolo di cui necessita un organismo viene in piccola parte introitato con gli alimenti, e in gran parte prodotto dal fegato: tale organo fornisce circa l'80-85% del colesterole necessario.

Il fegato assembla i grassi (trigliceridi) e il colesterolo di origine alimentare, con la quota da lui sintetizzata, creando particelle in grado di "viaggiare" nel sangue per arrivare ai vari tessuti in periferia. 

Tali particelle, denominate "Lipoproteine", presentano differenti densità a seconda della maggiore o minore quota di trigliceridi e colesterolo al loro interno.
Presentano densità più bassa le particelle prevalentemente ricche di colesterolo, identificate con la sigla LDL (Low Density Lipoprotein).

Tali lipoproteine sono oggi al "banco degli imputati": tutte le più recenti ricerche scientifiche hanno dimostrato una pesante correlazione tra i livelli di lipoproteine LDL nel sangue e l'incidenza di infarto miocardico.
Tali particelle colesteriniche, qualora in eccesso, possono infatti infiltrarsi nella parete delle arterie generando le placche aterosclerotiche.

Il corpo umano ha però elaborato una strategia difensiva
, il fegato è infatti in grado di produrre particelle colesteriniche ad elevata densità, identificate con la sigla HDL (High Density Lipoprotein), in grado di raccogliere dai tessuti periferici il colesterolo in eccesso, riportandolo al fegato. 
Con un semplice prelievo ematico è possibile dosare la quantità di colesterolo totale presente nel circolo ematico, discriminando la quota di colesterolo LDL e HDL, e quindi comprendendo quale dei due precedenti meccanismi risulti prevalente.

Molte persone presentano elevati valori di colesterolo nel sangue, spesso a prevalente componente "cattiva" (LDL). 
Certamente la dietoterapia appare il primo approccio per una regolazione, ma sappiano che la quota alimentare rifornisce solo il 15% del colesterolo ematico, invece prevalentemente prodotto a livello epatico.

In tali casi è fondamentale un'attenta analisi del profilo di rischio attraverso l'identificazione di altri fattori concomitanti che possono favorire la deposizione arteriosa di colesterolo (familiarità, ipertensione, diabete, fumo ...), al fine di valutare l'opportunità di intraprendere una terapia specifica.

La medicina moderna offre numerosi farmaci dedicati al trattamento dell'ipercolesterolemia, peraltro terapie di comprovate efficacia e sicurezza, ad assunzione orale. Da pochi mesi, inoltre, è a disposizione in Italia, e quindi anche nelle nostre Strutture Ospedaliere, un nuovo farmaco biologico, somministrabile per via sottocutanea, in grado di abbassare i livelli di colesterolo anche nei soggetti con gravi forme resistenti alle terapie convenzionali.

Per tale motivo
, laddove vi siano più fattori di rischio o in caso di già documentata patologia aterosclerotica, risulta strettamente necessario un serio intervento farmacologico nel ridurre i valori di colesterolo LDL.
La ricerca scientifica proseguirà nella scoperta di sempre più efficaci trattamenti di tale patologia, ma lo scopo principe sarà sempre la prevenzione, ovvero l'evitarne l'insorgenza.

Dott. Mario Arieti                                                                                                                                              
Dirigente I livello Cardiologia – Ospedale di Desenzano d/G     
 
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