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11 Febbraio 2019, 09.10
Anfo Val del Chiese Storo
Memorie

Lago d'Idro e dintorni, nei ricordi di Andrea Bonardi, classe 1927

di Gianpaolo Capelli


Per una breve presentazione del lago d'Idro o Eridio, che lambisce la sponda Trentina a Baitoni, per un raffronto tra il lago degli anni 30 e quello attuale, incontro il Geometra Armani Aldo di Lodrone, che collabora con l'associazione “Salviamo il lago d'Idro” e con gli “Amici della terra”, e che fa parte anche della “Eridio Sub” che cura il servizio di sicurezza del battello estivo che naviga sul lago d'Idro e in più collabora per i vari controlli delle acque.

Da anni attento osservatore del lago: appassionato subacqueo, in tutte le stagioni si immerge a controllare le acque dello stesso e spesso partecipa anche ai prelievi dell'Arpa e della ASL, che controlla la salute delle acque.
Da quando i paesi sia della sponda trentina e di quella bresciana, con poche eccezioni, non sversano più i liquami nel lago, e con il controllo sulle fabbriche, più serrato, la situazione, come afferma Armani, è molto migliorata, infatti il Lido di Baitoni può fregiarsi della bandiera blu, da alcuni anni, un ottimo biglietto da visita per l'incremento turistico.

Il lago come informa Aldo Armani, ha il suo invaso in una conca rocciosa che risale a circa dodici milioni di anni e la sua conformazione geologica è di rocce calcaree ad alto contenuto di manganese: il fenomeno osservato circa otto anni fa della colorazione marrone dello stesso, non era per l'inquinamento, ma ad un eccessivo rilascio delle rocce di manganese.

Nelle sue esplorazioni subacquee la visibilità non supera  4-5 metri, un po’ migliorata da quando sono stati installati i depuratori, poi si incontra il plancton, micro-particelle formatesi dalla decomposizione delle alghe che rimangono in sospensione nella superficie dell'acqua. L'ambiente ittico è in ripresa, rispetto a dieci anni fa.

Data la scarsa mobilità delle acque, l'ossigenazione arriva a 40 45 metri, quindi la vita, per le varie specie non va oltre.
Il lago è di natura meromittica. La sua lunghezza dalla sponda trentina fino ad Idro è di km 9 circa e di una profondità dall'ultimo scandaglio, presente lo stesso Armani, di 120 metri sulla direttrice Rocca Anfo-Vesta.

Un lago sotto osservazione, specialmente in questi ultimi anni, con  le quote lago sempre in discussione. Infatti il lago specialmente nei periodi di secca estivi è molto importante per l'irrigazione nel Mantovano e non solo, le sue acque vengono usate anche per l'alimentazione di oltre quindici centraline elettriche.

Il prelievo eccessivo compromette il sistema ecologico dello stesso, un problema non facile da risolvere.
Come dice sempre Armani, il rilascio incontrollato delle acque nelle campagne, con notevole spreco delle stesse, impone di adottare altre modalità di irrigazione.
La promessa di Aldo Armani è quello che la sua sorveglianza del lago sarà sempre attenta e critica, come ha fatto fino ad ora, per la salvaguardia dello stesso. 

Incontro Bonardi Andrea, detto “Berto” di Anfo classe 1927, in questi primi giorni di febbraio nella sua casa di Anfo, che si affaccia sul lago, vicino al cimitero, dove abita con la moglie Elsa e vicino anche il fratello Mazzini.
In ottima forma, con una memoria di ferro, lui che il lago d'Idro lo conosce molto bene, da quando, ancora piccolo usciva a pescare con il papà Attilio e il nonno Andrea.
Ne esce una descrizione completamente diversa dell'Eridio di allora, rispetto a quello di adesso. 
                                       
El Berto, come viene chiamato da sempre da amici e compaesani, ci tiene a rivendicare le sue origini: “mi sento un po’ di Bondone”, infatti Cimarolli Martino “El Tino” di Bondone, il nonno, diede in sposa la mamma Giuseppina al papà Attilio, che andarono ad abitare prima a Idro e stabilendosi poi stabilmente ad Anfo.
Il nonno paterno e il papà erano soprannominati “I MELIE”, precisamente “el  Tilio Melia” il papà e “l'Andrì Melia” il  nonno.

La loro professione era quella di “pescaur”, pescatori, che a primavera si spostavano al “Port”, al porto Camarelle di Baitoni, e lì svolgevano la loro attività, fino a settembre.
Da fine settembre in poi, il tempo era dedicato alla riparazioni delle reti, fino alla primavera chiamando spesso in aiuto il Novali della val di Ledro, che otterrà la concessione per la pesca sul lago di Ledro.
Le uscite invernali per la pesca erano poche.

I ricordi del Berto si soffermano sulla sua fanciullezza, quando negli anni Trenta e precisamente dal 1933 fino al 1937, passava tutte le estati a Baitoni, facendo conoscenza e quindi amicizia con i ragazzi del paese della sua età.
Con tutta la famiglia abitavano a Baitoni, e “al Carbonil del port”, al carbonile del porto Camarelle, dove adesso c'è il ristorante Miralago e dove attracca il battello estivo che arriva da Idro avevano le reti, attrezzi per la pesca e il deposito del pesce.
Chiamato carbonil per il ricovero dei sacchi di carbone dei carbonai di Bondone, in attesa di essere poi smistati nel trentino e attraverso il lago verso le fonderie del bresciano.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, dal 1945,in poi, divenne deposito delle bombe recuperate nel lago e nei dintorni.
Ricorda sempre Berto che c'era una ditta di Idro, il Catalani, specializzata, che provvedeva al loro recupero e un artificiere addetto al loro disarmo.
Tante di esse erano state sabotate a monte e riempite non di polvere, ma di calce. L'operazione di bonifica prosegui fino agli anni 50 circa.

Il lago in quegli anni, per tre mesi era sempre alla quota massima, invadeva tutte le campagne delle “Camarelle” fino quasi a lambire “el Loch del Cunt” il luogo del Conte, praticamente arrivando quasi alle attuali case di Baitoni verso il lago.
Berto si sofferma sui suoi risvegli estivi sulla barca a circa 100 metri dalla riva. Il motivo di andare a dormire in barca era dovuto alla zona paludosa, infestata di tafani (tavà) e di zanzare e altri insetti molto fastidiosi, quindi per poter riposare e liberarsene, ottimo il riposo in barca.

Il risveglio sul lago era meraviglioso: un mondo di fiaba indelebile nei suoi ricordi. Ecco la sua descrizione “pesci che saltellavano sull'acqua, con un carosello meraviglioso di spruzzi e salti sullo specchio lacustre, canti di uccelli, che li nella palude trovavano il loro habitat naturale specialmente nella primavera e nell'autunno, con le loro migrazioni” (habitat ora ricostruito grazie alla provincia di Trento, con la realizzazione dello splendido biotopo, che si allunga fino ad Idroland, un vero paradiso per ornitologi e appassionati, che dal locale osservatorio possono scattare foro esclusive).

I ricordi sono li tutti nella mente del Berto, che ricorda il tarabuso di palude, rospi e rane che gracidavano, e l'osservazione molto acuta e vera da uomo ponderato è questa: “vorrei poter avere la bacchetta magica, ricostruire quell'ambiente, presentarlo a chi negli anni ha concorso ad inquinare il nostro lago: dovrebbero recitare un grosso mea culpa”.

Ai ricordi del pescatore anfese, vorrei aggiungere anche un ricordo della mia gioventù.
Quando il lago allagava con le sue acque le campagne delle Camarelle, nell'inoltrata primavera, vere, grosse fiotte di carpe, invadevano le campagne: buone, ottime da mangiare, non paltose come quelle di adesso: erano talmente tante che con la fiocina venivano arpionate da tutti quelli che volevano mangiare un pesce allora molto buono. Erano talmente facili da arpionare, che c'era chi usava la forca.
Ricordo che non possedendo i frigoriferi, si provvedeva alla loro conservazione affumicandole dentro le cappe dei camini.

Anche i pescatori di allora avevano il problema della conservazione del pesce, mancando congelatori e frigoriferi e allora il pescato veniva conservato vivo e venduto ai clienti del lago.
Berto ritorna ai  ricordi, dando una spiegazione molto esaustiva: “Il papà aveva dei cassoni di legno, forati, dove metteva il pescato del lago. Quando arrivavano i clienti o i commercianti, il pesce vivo veniva tolto dai cassoni, immersi nell'acqua e messo in una piccola barca forata sul fondo, “el barchet”, che trainato dalla barca da pesca, veniva portato a riva e consegnato il prodotto, non come pesce fresco, ma pesce vivo.

”Il pesce era tanto, quintali, veniva spedito dagli stessi pescatori. Le operazioni per far giungere il prodotto a destinazione erano molto laboriose. Il pesce veniva messo in casse di legno di circa 40 kg, ghiaccio sotto e sopra il tutto avvolto con delle foglie. Le casse reggiate venivano consegnate alle 6 alla corriera che scendeva da Bagolino, alle otto erano a Brescia, caricate sul treno che aveva le celle refrigerate. La merce deperibile aveva la precedenza su tutto e il pesce nella mattinata del giorno dopo era già sui mercati di Torino e di Milano: eravamo negli anni trenta... e non c'erano i camion con le celle frigo! Altro che le poste del giorno d'oggi” dice sorridendo.

I ricordi continuano:Mio nonno prima e mio padre dopo, dovevano pagare una tassa al comune di Storo (allora Bondone e Baitoni facevano parte del comune storese) una tassa per poter pescare nelle campagne invase dalle acque, quindi campagne trentine, dove c'era la palude e il canneto. Sia il lago che il canneto erano pescosissimi.

Il nonno e il papà stendevano le reti alle foci del rio (Re) che scende da Bondone, mentre dove c'era la palude, in mezzo alle canne, facevano dei sentieri e li mettevano “i bertabei”, attrezzi fatti a campana di rete o di canapa, dove rimanevano imprigionati i pesci: lucci, tinche, carpe, cavedani e scardole, queste ultime non molto commerciabili, perchè piene di lische, e altre specie.
Non pesce persico, di cui il lago diverrà pescoso dopo il 1945, abbondante, per anni, adesso meno, allora, neanche bose, ci saranno dopo gli anni 60, le trote venivano pescate dove l'acqua era in movimento, vicino alla foce del fiume Chiese .
Tanta la pesca delle “aole”, che venivano essiccate e vendute a sacchi; le “aole” secche si conservavano a lungo, quindi consumate dai carbonai in montagna, dai contadini di Baitoni in alpeggio in malga”
.

Ovunque ci fosse bisogno  di un cibo commestibile per molti giorni, speciali le aole fritte con le cipolle!
A tal proposito ricordo sempre che mio papà Martino, bottegaio in Bondone, faceva scambio merce con aole e farina con i “valec” della Valvestino, i malghes che, in cambio, portavano burro e formaggio e in autunno cacciagione varia ...adesso proibitissima.

Andrea Bonardi, el Berto va oltre con i ricordi: rivede la piena del 1934; della piana di di Storo, delle campagne di Darzo e dei Campini (il Pian d'Oneda) “fu spazzato via tutto e portato nel lago: legname, polli, conigli, maiali, lumache, che io figlio di pescatori, essendo sulla barca, non facevo fatica a raccoglierle, vendendole poi a Baitoni e racimolare qualche soldino.
L'acqua del lago era salita molto, tanto che al “carbonil de Baitù” dove abitavamo di giorno, nel “cosenì” nella cucina, era salita di oltre un metro, tanto che papà Attilio aveva dovuto fare un soppalco, per salvare le poche masserizie: in acqua sul lago e anche in cucina”
, aggiunge sorridendo.

Anche nei ricordi della mia gioventù c'è l'ultima grande piena, nella valle del Chiese, all'inizio degli anni 60.
Dopo giorni di piogge alluvionali, i fiumi strariparono, il Chiese portò nelle acque del lago di tutto, un disastro: ero ad osservare l'alluvione dalla canonica di Bondone che si affaccia sulla valle e li vicino al Ponte dei Tedeschi, per andare a Ponte Caffaro, ricordo la casa dei ”pedrel”, i contadini avevano messe al sicuro le loro bestie, quando, appena se ne furono andati, nel tardo pomeriggio autunnale, la casa crollò.


I ricordi di Baitoni, non si esauriscono qui: “Negli anni 1936-1937, rimasi a Baitoni non solo d'estate, ma anche in autunno, andando a scuola lì, abitando nel Luogo del Conte nella casa del segretario comunale Cimarolli Angelo, papà di Pio, sindaco di Bondone dal 1958 al 1964”.

Berto ricorda la scuola, proprio alla piazza delle “plane” in centro al paese, dove”el cavrer” il capraio, ”el Tenentì” con le sue urla mattutine chiamava a raccolta le capre dei privati, per portarle “a nafò” al pascolo.
Proprio all'uscita della scuola c'era il monumento a Vittorio Emanuele, demolito alla fine degli anni 50 e dove ”chei ghe gaa negot da fà”, i buontemponi, facevano filò per ore, perchè i soldi per andare al bar erano pochi.

In quegli anni el Berto intreccia tante amicizie con i ragazzi, compagni di scuola, ma anche con la popolazione locale: nomi, soprannomi, piccoli aneddoti, la vita di allora, tra i “Gabì” abitanti di Baitoni, è tutta scolpita nella sua mente a 91 anni, a raccontare tutto ci vorrebbe un' enciclopedia.

Andrea, chiude questo incontro con queste sue ultime riflessioni:Ricordi della mia infanzia, con il nonno, il papà, la mamma Giuseppina, il fratello Mazzini, lì sul lago d'Idro a Baitoni; lago allora limpido, pulito, pescoso, un'oasi di vita faunistica, ecologicamente incontaminato, tanto che allora per far da mangiare usavamo l'acqua del lago.

Ora tutto questo è solo nei miei ricordi, tutto è cambiato, l'uomo negli ultimi decenni, non ha visto o si è dimenticato di tutto questo, il boom economico degli anni 70 ha calpestato i valori dei nostri anziani, che con il riciclo semplice del sovra più, ci avevano consegnato un mondo, che non so se potremo ripresentare ai nostri figli e nipoti nel futuro.

Per il lago d'Idro non è stato così: la mancanza di depuratori dei paesi rivieraschi, le fabbriche che sversavano di tutto, la poca educazione di alcuni abitanti intorno al lago, che hanno cercato di depredare la fauna ittica dello stesso.
Speriamo che si possa trovare un rimedio, che io vedo nel rispetto di tutti verso il nostro Lago e i politici diano una mano ad eliminare quelle fonti di inquinamento che ancora lo affliggono.
Sosteniamo le associazioni che difendono il nostro lago”.


Grazie Andrea Bonardi “BERTO”, di Anfo! 
Ci incontreremo per un prossimo racconto, magari in video.      

Gianpaolo Capelli

.in foto: anno 2003 Andrea Bonardi pesca luccio di cm 90; anno 1932 il bambino piccolo è Andrea in barca sul lago; pesca sul lago Idro anni 50, acque che rispecciano tutto; Anni 50 piazza Baitoni con monumento a Vittorio Emanuele.


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Commenti:

ID79584 - 11/02/2019 15:04:36 (olati) olati
E' semplicemente meraviglioso leggere cose che oggi i nostri giovani incatenati da telefonini e smartphon non hanno piu' tempo per riflettere sul passato.per pensare che la vita non solo un breve contatto che ti porta in tutto il mondo..ti fa guardare e pensare solo al presente---dimenticando di riflettere sul passato..e sulla vita dei nostri nonni olati.


ID79585 - 11/02/2019 16:30:48 (liberissimo) interessante
quindi il lago non sta morendo. ora ce visibilit, l ambiente ittico e in ripresa , ci sono i depuratori (insomma) e quindi va tutto bene ...... qualcosa mi sfugge ma va tutto bene. in base a chi lo vuol proporre questo lago e bene o male....


ID79601 - 12/02/2019 08:07:37 (Iva) Bravo
Complimenti , è tutto vero, bisogna preservare i nostri bei luoghi ed amarli non sfruttarli


ID79604 - 12/02/2019 10:21:52 (alexh) Grazie
Articolo meraviglioso. Approfitto dell'occasione per ringraziare di cuore in particolare il sig. Bonardi, preziosissima memoria storica, ma anche persona veramente squisita e sempre disponibile a raccontare e a farti vedere le cose attuali del lago da una prospettiva storica. Alessandro



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