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24 Febbraio 2019, 08.00

Blog - Figurine di Provincia

Benny English

di Luca Rota
Altro giro, altra figurina, sempre “inglese”, di quelle volate Oltremanica a giocarsi chance e futuro.

Benito Carbone è una delle tante promesse prodotte dal nostro calcio intorno alla fine degli anni 80. Esordisce diciottenne in A nel Torino, prima di ritornare nella sua Reggio Calabria a farsi le ossa in B.

Dopo Casertana e Ascoli, sempre in cadetteria, il Toro decide che è arrivato il momento di lanciarlo nel massimo campionato. I tempi sono maturi ed i risultati saranno ottimi. Dopo una sola stagione lo acquista la Roma che però lo cede repentinamente al Napoli nell’affare Fonseca.

All’ombra del Vesuvio gli danno la 10 di Maradona, e lui la porta indosso senza sfigurare, facendo sognare il pubblico del San Paolo anche per la somiglianza fisica col Pibe de oro.

L’anno seguente lo acquista l’Inter, ma la tanto attesa consacrazione non avverrà nemmeno all’ombra della Madonnina.
Dopo una buona stagione in nerazzurro, l’inglese Hodgson decide che per la fantasia non c’è posto in squadra.

Così a 25 ann
i e dopo già diverse stagioni di buone prestazioni, trova la forza di ricominciare da zero, scegliendo come meta il campionato inglese, quella Premier League che lo adotterà per ben sei stagioni.
Sheffield Wednesday, Aston Villa, Bradford City, Derby County e Middlesbrough saranno i palcoscenici dove offrirà i suoi anni migliori al dio del calcio.
Da allora per tutti sarà Benny Carbone, l’estroso folletto dei quali i supporters inglesi si innamoreranno, ed i cui colpi faranno gridare di gioia tutti gli amanti di questo sport.

Imprevedibile come ad inizio carriera, resterà anche in terra d’Oltremanica cultore delle giocate aree, pezzo forte della casa nonostante la bassa statura. Se la palla a mezza altezza transitava dalle sue parti, state pur certi che un’acrobazia l’avrebbe indirizzata in porta, non importa come.
E come non ricordare finte ubriacanti e tiri immediati dopo aver mandato a vuoto gli avversari.

Ritornato in Italia agli inizi del terzo millennio
, con ben trentuno primavere sul groppone, si dividerà tra A e B, con sprazzi di giocate alla sua maniera, una toccata e fuga in Australia nel Sidney, e il ricordo perenne di quel talentuoso ragazzo ammirato ad inizio carriera e negli anni inglesi, soprattutto quelle nello Sheffield, dove si ebbe modo di apprezzarlo al massimo del suo splendore.

Benny Carbone, un piccolo grande number ten.


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