17 Novembre 2019, 09.33
Blog - Maestro John

Com'è triste Venezia (e il fiume Chiese)

di John Comini

Venezia sott’acqua. L’abbiamo vista tutti. L’acqua che invade basiliche, case e alberghi di lusso, vaporetti scaraventati sulle rive del Canal Grande, imbarcazioni e gondole incastrati nelle calli


In piazza San Marco lampeggiano i flash dei turisti che, con gli stivaloni, si muovono fra i negozi di suppellettili travolti dalla marea. Negozianti disperati. Un mare di polemiche sul famoso MOSE, una specie di enorme e costosissima diga mobile la cui costruzione è iniziata circa quindici anni fa, ma è stata caratterizzata da ritardi, sprechi, mazzette, inchieste giudiziarie e rinvii.

Otto miliardi di euro sono costati finora: e pensare che l’Autostrada del Sole era costata meno di tre miliardi (euro d’oggi).

Il Patriarca, monsignor Francesco Moraglia, ha detto: “Venezia deve ritornare una "polis", una città per gli uomini. Non può restare una Disneyland svenduta ai turisti. Un sistema di difesa che non entra mai in atto, il passaggio delle grandi navi e altro. Forse si toccano tanti interessi e forse questo può dispiacere a qualcuno.

Mi spiace di non essere simpatico nel dirlo, ma lo dico da veneziano e da persona che ama questa città. Ho visto persone disperate che mi hanno ricordato come lo scorso anno fossero nella stessa esatta situazione. Dopo l’emergenza, tutto ritornerà come prima? 

È desolante vedere zone di Venezia che sono a poche centinaia di metri dai flussi turistici e completamente disabitate, sole. Venezia non è più una città abitata, non è più una città dove si sentono le voci dei bambini, gli anziani sono pochi, sono confinati in appartamenti con scale che sono difficilmente percorribili.

Dopo mezzo secolo, nonostante quel "Mai più" risuonato a gran voce nel 1966, l’acqua “granda” ha invaso di nuovo Venezia. E stavolta l’ha lasciata in ginocchio.”


È confortante vedere persone che resistono, che si danno da fare, simbolo di un’Italia che non si rassegna, che vuole continuare a vivere nel Bel Paese, scrigno di bellezze naturali e artistiche, che tutto il mondo ci invidia.

Come dimenticare la devastante piena del 1966, che coinvolse anche il nostro territorio? Ricordo la mia cantina allagata, ricordo l’acqua nel negozio di scarpe. I gabinetti pubblici sotto il ponte erano spariti, coperti dal fiume di acqua e fango.

L’Isolo era stato portato via metà. Ricordo l’impressionante rumore del fiume. 
Ricordo gli sguardi pieni di paura della gente, che osservava con sgomento l’acqua del fiume che passava sotto il ponte e sembrava potesse sopravanzarlo e portarlo via. Ricordo la via Molino allagata, e un sacco di persone sotto la pioggia a dare una mano.

Quello stesso anno ci fu la piena dell’Arno a Firenze, la mattina del 4 novembre. Ci furono morti, l’acqua e il fango, carichi della nafta raccolta dai diversi serbatoi, raggiunsero gli Uffizi, la Biblioteca Nazionale, Santa Croce, il battistero di San Giovanni, i musei. Molti capolavori vennero danneggiati, come il crocifisso di Cimabue.

La tragedia fece scattare una mobilitazione generale: da più parti vennero raccolti fondi e migliaia di giovani arrivarono da tutto il mondo per dare il loro contributo alla salvezza delle opere d’arte e dei libri, strappandoli letteralmente dall’acqua oleosa e dal fango.

Un’altra alluvione ci fu il 6 novembre 1972. Ricordo anche quella del giugno 1990 (l’anno dei mondiali di Totò Schillaci). A Sopraponte la piena del torrente Vrenda ebbe gravi conseguenze, tra cui il danneggiamento di abitazioni ed attività produttive esistenti lungo il corso d’acqua ed il crollo dello storico ponte di collegamento.

Nel novembre 2010 il Chiese è esondato in più punti. Ci sono stati momenti difficili per le famiglie costrette a lasciare le case, anche se solo temporaneamente. In Vallesabbia molti centri si sono trovati in seria difficoltà. Da Bagolino a Gavardo, per i bravissimi vigili del fuoco è stato un continuo uscire in missione, con uso di idrovore per togliere acqua dai tanti punti allagati.

Gravi problemi sono emersi ad Alone di Casto e a Vobarno, lungo la provinciale che attraversa l’abitato tra il teatro comunale ed il semaforo. Qui le griglie di scarico a fiume dell’acqua piovana non riuscivano più ad adempiere alla loro funzione, trasformando quel tratto di provinciale in una specie di lago.

A Sopraponte di Gavardo, in un tratto dove le abitazioni sono al di sotto del livello del fiume, alcune famiglie hanno dovuto essere allontanate da casa.

E poi c’è stata l’apocalisse dello scorso anno. Una tragica ondata di maltempo che ha flagellato l’Italia, con venti fortissimi e pioggia incessante. Strade devastate, tralicci piegati come fuscelli. Giorni di paura, di disagi.

Il Chiese e i suoi affluenti erano esondati nelle campagne, creando apprensione. Frane di terra e fango dappertutto. Bagolino era isolata ed al buio. Le immagini del traliccio dell’alta tensione piegato dal vento erano davvero impressionanti.

Al freddo e al buio Provaglio Valsabbia, Anfo e Idro. A Livemmo si sono abbattuti centinaia di abeti e piante sia in pineta che in Valsorda.
A proposito di tristezze, è di questi giorni la decisione del Consiglio provinciale che in Broletto ha bocciato la mozione per la realizzazione di un nuovo studio che individuasse il progetto migliore per la depurazione del Garda. La motivazione? «È urgente eliminare le condotte sublacuali, non possiamo rischiare un disastro ambientale». Ci sarebbero troppe cose da scrivere, ma davvero mi sono cadute le braccia (per usare un eufemismo).

E adesso? Adesso spero che non mollino le persone che combattono per un depuratore meno invasivo e rispettoso dei diritti di uno splendido fiume. Coraggio, ragazzi, non arrendetevi! Continuiamo a credere che per la salvaguardia del Lago ci vorrebbe una visione ampia, un concorso di idee a livello internazionale.

Perché il Garda e il Chiese sono come la città di Venezia, e vanno tutelati da tutto il mondo. Urla, il Chiese, urla, chiede aiuto. Voi lo sentite?

Ci sentiamo la settimana prossima, a Dio piacendo,
maestro John

Le foto sono tratte da una pubblicazione del mitico Cesare Goffi, che aveva documentato la memorabile piena del fiume Chiese a Gavardo il 4 novembre 1966. Si riferiscono alla situazione del ponte, di via Molino e di via Tebaldina (dove c’è la fontana, dopo Casa San Giuseppe)





Vedi anche
02/06/2019 10:03:00

Le lezione del maestro Salvatore L’ho incontrato poche volte, Salvatore Filotico. Ma in quel breve tempo ho apprezzato il suo essere maestro, la sua voglia di costruire rapporti solidali, la sua profonda cultura accompagnata ad una grande dose di umorismo

08/04/2018 10:50:00

Le tasche piene di sassi Accadeva spesso. A ricreazione, in cortile. Un bambino correva verso di me esclamando “maestro John, guarda che bello!” E mi mostrava un sasso. Io esprimevo stupore. Ma non fingevo. Era stupore per la poesia che i bambini hanno nell’animo

31/03/2019 10:05:00

L'ora in più Un altro compleanno: 67! Ammazza! Ma da domani dirò 68, così mi abituo al tempo che passa e vola via 

12/05/2019 09:43:00

Dove sei stato mio bell'alpino? ...Ma a Milano, ovviamente, per festeggiare il centenario dell’Associazione! 

28/10/2018 12:17:00

Passerotto non andare via Sabato pomeriggio. Piove a dirotto. I telegiornali parlano di alluvioni, di disastri, di Roma allagata. Ma era da un pezzo che non pioveva e di acqua ce n’era bisogno… 



Altre da Maestro John
05/07/2020

L'Isolo

D’estate, quando abitavo nel “grattacielo”, mia mamma apriva la finestra che dava sul Naviglio. Allora entrava un refolo di vento, un’aria fresca che dava sollievo. Laggiù si vedeva l’Isolo...

28/06/2020

Scarpe, scarpù e scarpulì

Alcune settimane fa ci ha lasciati Aristide Fontana, che ha fatto il calzolaio per una vita. Lavorava in via Gosa con suo fratello “Giovannino” e Gianni Tebaldini, che abita a Prevalle ed è nipote della Gina Tortelli. Conosco la figlia Clara, una maestra simpatica e molto preparata

21/06/2020

Vanna e Fabrizio, maestri 10 e lode

La mia ex collega Vanna Ferraboli va in pensione. Ancora qualche riunione, qualche incombenza del registro elettronico, e poi… una vita in vacanza!

14/06/2020

Un compleanno e due addii

Comincio con una bella notizia. Sabato 13 giugno ha compiuto gli anni Antonio Lauro. Per tutti i suoi numerosi amici è il mitico “Tone”, e soffia su 70 candeline

07/06/2020

La gente di cuore

Fra la miriade di sodalizi gavardesi merita una particolare menzione l’Associazione Volontari Gavardesi, impegnata in servizi a favore della terza età, ma non solo

31/05/2020

Io, Chiara e i 2 Mauro

È un piacere ed un’emozione scrivere di Chiara Abastanotti. È un piacere perché le voglio bene...

24/05/2020

I tempi d'oro del bar Acli

Quand’ero bambino ed abitavo nel “grattacielo”, camminando sul ponte che passa sopra il Naviglio e sul Chiese (ah, il Chiese!) sentivo il juke-box del bar Acli che sparava a tutto volume la canzone di Caterina Caselli “Nessuno mi può giudicare”

17/05/2020

La bambina di mia nipote Barbara

Finalmente una bella notizia. È nata Angelica, la bambina di mia nipote Barbara Barovelli e di Giulio Del Bono. È nata domenica 10 maggio, proprio nella festa della mamma.
VIDEO

10/05/2020

Incontri sulla via Romana

Ci sarà gente sulla via Romana? La strada che collega Gavardo e Villanuova è un paradiso terrestre, accanto scorre il fiume Chiese (ah, il Chiese!). Adesso sto ancora chiuso in casa in casa, aspetto e spero…

03/05/2020

Manuela e le sue splendide bambine

Tra le belle persone che ho incontrato nella mia vita, c’è Manuela Bonacina. Vive a Sabbio Chiese, è sposata con Alberto ed ha due splendide bambine, Maria ed Aurora