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25 Febbraio 2018, 09.28

Maestro John

Il mestiere della vita

di John Comini
Stamattina mi sono svegliato presto. Sta arrivando il gelo siberiano. Accendo il computer. Devo annunciare un incontro che si terrà a Prevalle lunedì, organizzato dalla scuola con l’Age. Alla tele mi appare una visione di una bellezza struggente

...C’è una pattinatrice che danza sul ghiaccio, sulle note di una bellissima canzone di Leonard Cohen, “Alleluya”.
Non so se la danzatrice sia italiana o straniera. Non so se vincerà una medaglia o se arriverà ultima.
So soltanto che mi ha regalato un istante di meraviglia, di stupore.

Per pochi attimi sono stato invaso dalla bellezza.
Chissà quanti allenamenti avrà fatto quella ragazza per raggiungere una tale perfezione. Chissà quante prove, quanta rabbia, quanta determinazione, quanto tempo rubato alle altre cose. E quante cadute.
Ma lei è lì, davanti a milioni di telespettatori, concentrata su se stessa come se fosse sola al mondo. E se è lì, significa che si è sempre rialzata. Che ha superato le sconfitte. Che crede in se stessa.

La canzone di Cohen è bellissima, racconta che in questo mondo pieno di conflitti e di cose che non possono essere unite, ci sono momenti nei quali possiamo riunirci e abbracciare tutto il disordine.
È un desiderio di affermazione della vita. È un’ode all’amore. E quella pattinatrice sul ghiaccio danzava la vita. Danzava al ritmo dell’amore.

Lunedì sera l’Istituto Comprensivo di Prevalle in collaborazione con l’Associazione Genitori vi invitano all’incontro con don Fabio Corazzina (un prete “capellone”, parroco di Santa Maria in Silva a Brescia) dal titolo “Tutti i nodi vengono al pettine” (accogliere, proteggere, promuovere, integrare?) presso lo stupendo Palazzo Morani del Municipio di Prevalle.

Don Fabio, classe 1960, è stato coordinatore di Pax Christi e da sempre parla di pace e non violenza.
Ha una massa di capelli che pare Caparezza (o forse Caparezza si è ispirato a lui), forse è per questo che il titolo dell’incontro parla di pettine?
Si parlerà di uno dei temi più attuali e scottanti della scuola e della nostra società, facendo riferimento al messaggio che papa Francesco ha inviato per la giornata nazionale del migrante e del rifugiato.

Insegnando a Prevalle, ho sempre apprezzato come l’accoglienza e l’integrazione fossero cose condivise da tutti, maestri e genitori, al di là delle scelte politiche di ciascuno.
Una delle cose più belle è questo essere una comunità di comunità. Certo è una situazione spesso molto faticosa, per nulla idilliaca. La pluralità delle culture può essere un valore o un ostacolo, dipende sempre dai punti di vista, dipende da che punto guardi il mondo.

Attualmente la scuola di Prevalle ha il 46% di alunni stranieri all’infanzia
, il 34% alla primaria e il 42% alla media.
Ma per gli educatori non esistono percentuali: tutti i bambini, tutti i ragazzi, sono bambini e ragazzi da istruire ed educare. Insieme.
Grazie al contributo di tutti, maestri e genitori, la scuola accoglie le diversità, protegge i cuori, promuove le intelligenze, integra le differenze.

“Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto.” (Atti degli Apostoli).

Mi rendo conto: è un problema di una complessità assoluta.
Vedere la drammatica situazione di tanti migranti e rifugiati che fuggono dalle guerre, dalle persecuzioni, dai disastri naturali e dalla povertà, è una cosa che angoscia.
E stai male a vedere le cattiverie che accadono, da qualunque persona siano fatte.

E spesso la politica non ha dato le giuste risposte, ha inventato soluzioni di emergenza ma mai strutturali.
Anche perché, come la storia insegna, a questi problemi si è aggiunto il dramma della mancanza di lavoro e della crisi economica e sociale.

Viviamo momenti difficili, in un mondo difficile.
La scuola però resta una grande opportunità per migliorare questo mondo. I docenti entrano nelle classi armati, sì, ma di santa pazienza. Attraverso l’educazione (a scuola, a casa) possiamo lasciare tracce di speranza. Perché i nostri bambini sono la nostra speranza.

Vi chiederete: cosa c’entrano le fotografie dell’asilo, con suor Guglielmina più piccola dei bambini, o della scuola o del catechismo di un tempo? Cosa c’entra la foto della III e IV elementare di San Biagio nel 1940?

Adesso vi spiego.
Un tempo tutti i valori di fondo erano condivisi. C’era il segno della croce e la preghiera del mattino, genitori e figli erano immersi in una cultura radicata nel cristianesimo.
Adesso la sfida è più difficile. Adesso è come se una voce interiore ci dicesse: metti in pratica quello che ti è stato insegnato, non abbatterti, cerca di fare un piccolo passo anche tu.

E forse è ora di educare al valore della sconfitta. Non la sconfitta che ti butta a terra per sempre. No, una sconfitta che ti faccia ricominciare senza che il tuo valore e la tua identità ne siano intaccati.
Ci sono troppi vincitori volgari e disonesti, ci sono troppi prevaricatori e opportunisti. C’è troppa gente che cerca ed occupa il potere, che scippa il presente a tutti, che cerca solo il successo, l’apparire. Che non pensa al futuro.
Ma c’è una marea di persone che vive il mestiere della vita passo dopo passo, giorno dopo giorno, con onestà e dolcezza. E queste sono le più grandi vittorie.

Ho trovato un bellissimo scritto di Claudia De Lillo
sulla sua “vecchia” maestra.
Lo dedico a tutte le maestre che ho incontrato…

“La mia maestra della scuola elementare si chiamava Irene, aveva capelli neri e mani bianche di gesso.
Era dotata di un'autorevolezza carismatica e materna capace di soggiogarmi. Era competente, appassionata, affabulatrice e rigorosa.
Fervente cattolica, ci obbligava a pregare cantando ogni mattina, appena arrivati in classe.

Quando le rivelai che non avrei fatto la prima comunione perché i miei genitori non erano credenti e nemmeno io, a pensarci bene, ero molto motivata, la pugnalai al cuore ma, al contempo, mi trasformai, ai suoi occhi, in pecorella smarrita e il suo affetto per me si accese di una fiamma nuova e più luminosa.

Mi insegnò a dare del lei ("Chiamatemi signora perché è questo quello che sono", disse il primo giorno), a usare l'acca, gli apostrofi, le maiuscole e le doppie, a moltiplicare e a dividere, a credere in me stessa.
La signora Irene, con il suo profumo di scuola, il suo rigore appassionato e la sua morbida inflessibilità influenzò immensamente la mia infanzia, lasciando una traccia che ritrovo ancora oggi, guardandomi allo specchio.

"Lo ha detto la maestra" era un'affermazione definitiva e lapidaria che non ammetteva repliche. Perché la maestra e le sue parole, sono assiomi, verità inconfutabili, il faro nella tempesta dei nostri dubbi bambini.

Mio figlio minore ha cominciato qualche giorno fa la prima elementare.
Mentre, nella palestra della scuola, la direttrice, che ora si chiama dirigente, faceva l'appello, assegnando a ogni bambino una sezione e due maestre, lui, trepidante e accigliato, mi stringeva la mano fino a stritolarmela, improvvisamente consapevole della solennità del momento.

E quando, in file sgangherate, i neo-alunni e le rispettive insegnanti, si avviavano verso le rispettive classi e i rispettivi destini, ho ripensato a Irene, al suo potere di influenzare il mio sguardo sulla scuola e il mio cammino nella vita. Era consapevole, Irene, del peso che aveva sulle sue spalle? Ne aveva paura, di tanto in tanto?

E ho pensato alle due Irene toccate in sorte a mio figlio, e a tutte le altre, in quella palestra e in centinaia di altre palestre dove, nello stesso momento, si celebrava lo stesso rito.
Dovranno essere coraggiose, resistenti, pazienti, eroiche, impavide, eque, appassionate e integerrime. Dovranno essere all'altezza delle loro responsabilità. Mamme, maestre, assiomi, fari. Compiti immensi, terrificanti e meravigliosi.
Del resto, imprimersi dentro memorie piccole e restare lì fino a quando diventeranno grandi, è un privilegio di pochissimi.”


Il tempo che stiamo vivendo è questo, non c’è niente da fare.
Dipende da noi se credere in qualcosa o lasciarci andare. E lasciatevelo dire da uno che vive spesso con la tristezza addosso. 

C’è una bellissima poesia, attribuita a Borges…

“Con il tempo uno impara la sottile differenza
tra stringere una mano e incatenare l’anima,
e uno impara che l’amore non significa andare a letto,
e una compagnia non significa sicurezza
e uno inizia ad imparare... Che i baci non sono
contratti e i regali non sono promesse
e uno inizia ad accettare le proprie sconfitte
a testa alta e con gli occhi  aperti.

E uno impara che può sopportare davvero,
che uno davvero è forte, che uno vale davvero…

E con il tempo uno pianta il proprio giardino
e decora la propria anima, invece di aspettare
che qualcuno gli porti dei fiori.

E con il tempo impari che stare con qualcuno
perché ti offre un buon futuro significa che prima o poi
vorrai tornare al tuo passato.

Con il tempo impari che solo chi è capace di amarti
con i tuoi difetti, senza pretendere di  cambiarti,
può offrirti tutta la felicità che desideri.

E con il tempo impari che se stai assieme a quella persona
solo per accompagnare la tua solitudine,
irrimediabilmente finirai per desiderare di non vederla più.

E con il tempo impari che i veri amici sono pochi
e che chi non lotta per loro
presto o tardi si vedrà circondato da false amicizie.

Con il tempo impari che scusare lo fanno tutti
ma perdonare è solo per anime grandi.

E con il tempo comprendi che se hai ferito un amico duramente
molto probabilmente l’amicizia non sarà più la stessa.

E con il tempo ti rendi conto
che anche se sei felice con i tuoi amici
un giorno piangerai  per quelli che hai lasciato andar via.

E con il tempo ti rendi conto che ogni esperienza
vissuta con ogni persona è unica e irripetibile.

E con il tempo ti rendi conto che chi umilia
o disprezza un essere umano,
prima o poi  soffrirà le stesse umiliazioni e lo stesso disprezzo.

E con il tempo impari a costruire tutte le tue strade veloci
perché il terreno del domani è troppo incerto per fare progetti.

E con il tempo imparerai che accelerare le cose o forzarle
perché accadano, farai in modo che alla fine non siano come speravi.

Con il tempo ti rendi conto che in realtà
la cosa migliore non era il futuro, ma il momento
che stavi vivendo proprio in quell’istante.

Con il tempo vedrai che anche se sarai felice
con chi ti sta al tuo fianco, sentirai una terribile nostalgia di coloro
che ieri stavano con te e oggi se ne sono andati via.

E con il tempo imparerai che cercare di perdonare o chiedere
perdono, dire che ami, dire che ne senti la mancanza, dire che ne hai bisogno,
dire che vuoi essere amico, dinanzi ad una tomba, oramai non ha più senso.

E uno impara e impara, e ogni giorno uno impara…
Ma sfortunatamente solo con il tempo...”


E allora penso al sorriso dei miei ex alunni, bianchi e neri (meglio bianconeri…), ai loro desideri, alla loro voglia di vivere, ai loro sogni.
“Nessuno è solo al mondo, nemmeno un passerotto, nemmeno un cagnolino, e tanto meno tu bambino.”
Penso ai loro genitori, che sono sempre stati attenti, cordiali e disponibili, persino con un maestro “difettoso” come me.
E penso a quella pattinatrice, che danzava la vita. E nel cuore sento meno freddo.

"Non è stato un martello a rendere le rocce così perfette, ma l'acqua, con la sua dolcezza, la sua danza, il suo suono" (Tagore)

Ci sentiamo la settimana prossima, a Dio piacendo
maestro John Comini

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