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15 Settembre 2019, 09.54

Blog - Maestro John

Innamorate di Dio

di John Comini
Poco tempo fa è tornata alla Casa del Padre Suor Savina Goffi. Aveva 79 anni, ed era cognata della mia amica Mari. I genitori sono originari di Muscoline ma abitavano da molto tempo a Sopraponte 

Aveva scelto di essere suora a 18 anni. Ha vissuto 60 anni in un ospedale di Milano e in vari Istituti, tra i quali Desio. Era cuoca, era molto umile, in cucina cercava di accontentare i gusti delle consorelle. È stata più di un anno e mezzo ammalata, ospite delle Ancelle di Brescia. 
 
I funerali sono stati concelebrati da mons. Italo e da don Pierluigi presso la cappella dell’Istituto Ancelle della Carità in Via Benacense, a Brescia. Ora suor Savina riposa al Cimitero San Francesco di Paola a San Polo, dove ha la croce in marmo uguale a quella degli altri, con scritto il solo nome. 
 
Ognuno di noi nella propria vita ha conosciuto almeno una suora. Forse qualcuno ne avrà un ricordo non bellissimo, forse qualcuno definisce le suore “pinguini” o peggio. Ma sono certo che la maggioranza riconosca un autentico valore cristiano a queste donne religiose. 
 
Io personalmente ne ho conosciute molte, e sono loro riconoscente. Quando andavo all’asilo delle Suore Orsoline: suor Guglielmina, Madre Rosa, Madre Crocifissa…
 
Quando leggevo durante la S. Messa celebrata da don Mansueto Bonera (zio degli amici Beppe e Marilena Mangiarini), sia nella straordinaria chiesa di Santa Maria sia nella cappella dell’ospedale di Gavardo. 
 
Quando con mio zio don Tranquillo e i miei genitori mi recavo a trovare le suore di clausura nel Monastero della Visitazione a Salò.  Quando andavo a trovare qualche persona anziana presso la Casa di Riposo “La Memoria” o presso La Casa San Giuseppe, fondata da quella meravigliosa donna che fu la beata Elisa Baldo, i cui resti mortali riposano nella cappella di Casa San Giuseppe.
 
Le Umili serve del Signore si impegnano anche nelle missioni in Brasile. Mi piace ricordare suor Anna, entusiasta animatrice delle attività teatrali, che offriva a noi, giovani commedianti, la possibilità di recitare nel piccolo ma meraviglioso teatrino posto proprio sotto la chiesa. 
 
È lì che con gli amici Deni, Mauro, Paolo e Beppe abbiamo recitato “Pronto chi spara?” nel 1968: tra il pubblico c’era la mia attuale moglie insieme alla sua inseparabile amica Daniela Massolini…
 
Nella mia vita ho avuto la fortuna di incrociare l’indimenticabile suor Liliana Rivetta ed il suo entusiastico amore. E poi la comboniana suor Maria Teresa Goffi (sorella della mia amica Gabriella) e suor Bianca Bresciani, coscritta di mia moglie. 
Ho conosciuto benissimo la sorella del mio amico Gabriele, la mia coscritta suor Annamaria Bonvicini, ora in Paradiso.
 
Ma non posso dimenticare la mia dolcissima cugina Dina Chiste di Salò. Sorella della buona Maria e della simpatica Anita, quando questa si è sposata e si è trasferita a Sarezzo, Dina ha scelto di diventare suora, dopo una giovinezza di sofferenze. Si è spesa per gli altri in un ospedale di Roma, poi Dio l’ha voluta in cielo, un angelo tra gli angeli.  
 
Sono migliaia gli Istituti religiosi femminili nel mondo, ed è incredibile quanto amore viene donato da queste donne innamorate di Dio e dell’umanità.
 
Ci sono suore come Eugenia Bonetti, che si occupano della tratta di donne e minori: "La prostituzione del corpo e dell’immagine della donna è ormai diventata parte integrante della cultura di questo Paese". 
 
Suor Eugenia, missionaria della Consolata, vissuta in Africa per 24 anni, dal 1993 è impegnata in un centro Caritas di Torino dove ha conosciuto il mondo della notte e della strada e dove ha incontrato il volto, le storie, le sofferenze, la disperazione e la schiavitù di tante donne portate in Italia con il miraggio di una vita confortevole per trovarsi poi nelle maglie della criminalità. 
 
Come tante suore, ogni giorno opera silenziosamente e gratuitamente con amore, coraggio e determinazione nel vasto mondo dell’emarginazione sociale per ridare vita e speranza. Come tante suore dà voce a chi non ha voce, alle nuove schiave, vittime della tratta di esseri umani per sfruttamento lavorativo e sessuale, per lanciare un forte appello affinché sia riconosciuta la loro dignità e ripristinata la loro vera immagine di donne, artefici della propria vita e del proprio futuro.
 
Ci sono suore pronte ad aprire le porte dei conventi ai rifugiati, preoccupate per il vento di intolleranza e per la difficile situazione vissuta dai migranti e dai naufraghi. Molti monasteri italiani, appartenenti ai vari ordini, si stanno interrogando su come contribuire concretamente all’accoglienza dei rifugiati, affiancando le istituzioni diocesane.
 
Alcuni già stanno offrendo spazi e aiuti. E, al tempo stesso, cercano di essere in ascolto della nostra gente per capirne le sofferenze e le paure. 
 
Quando penso alla scelta di una ragazza o di una giovane donna di diventare suora, mi viene in mente una commovente intervista fatta dal grande Sergio Zavoli presso
il monastero quello delle Carmelitane Scalze a Bologna. Per la prima volta i microfoni della Rai varcavano la soglia della clausura. 
 
Mi colpì la purezza delle monache, che non fanno rumore neppure quando chiudono la porta o pregano con la corona del rosario. A rispondere alle domande di Sergio Zavoli fu suor Maria Teresa. Con voce dolcissima, parlò della bellezza della vita contemplativa. 
 
Madre Maria Teresa era convinta che per poter dare Dio agli uomini si dovesse prima cercare di possederlo pienamente. Parlò dell’umile e silente preghiera, in totale resa a «quel Dio che amo da sempre e spero per sempre». In spirito di donazione andava incontro «a quel Dio per cui abbiamo dato tutta la nostra esistenza e al quale tutte ci siamo date senza riserva. Avere mai paura. Essere umili, chi si crede Santo è un disastro.»
 
Mi colpì la sua non paura della morte, anzi, vedeva la morte come l’occasione dell’incontro con il proprio Amato.
 
Diceva: “Quando muore una nostra consorella sono per noi giorni di letizia piena. Sentiamo che qualcosa di grande è avvenuto per la Comunità. Quando una religiosa ci lascia sentiamo che è entrata nel Regno della verità, della luce, dell’Amore pieno.”
Papa Francesco ha scritto: “la clausura non imprigiona il cuore ma lo allarga al dolore del mondo”.
 
Da un mondo in cui tutto è gridato, ascoltare queste voci di silenzio sottile è forse l’esigenza che avvertiamo di più.
 
La Chiesa ha sempre più bisogno della preghiera, perché nella società moderna nessuno è più interessato alla contemplazione religiosa, anche la comunità dei cristiani rimane indifferente verso questa forma di manifestazione di fede. 
 
Il cerimoniale monastico alterna ore dedicate a un rigoroso silenzio a quelle impegnate nel canto e nella preghiera. Il pasto in refettorio è scandito dalla lettura delle regole.
 
La vita monastica, che a noi può sembrare un’esistenza chiusa e triste,è ricca di  gioia e di pace, di cose essenziali, di infinita bellezza. Perché le suore sono innamorate di Dio. Attraverso questo amore pregano e sono vicine a tutti noi, che ci crediamo liberi e moderni, e invece siamo spesso dei poveri pirla.
 
Ed ora, pillole di saggezza di Madre Teresa di Calcutta:
 
Il giorno più bello? Oggi
L’ostacolo più grande? La paura
La cosa più facile? Sbagliarsi

L’errore più grande? Rinunciare
La radice di tutti i mali? L’egoismo
La distrazione migliore? Il lavoro

La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento
I migliori professionisti? I bambini
Il primo bisogno? Comunicare

La felicità più grande? Essere utili agli altri
Il mistero più grande? La morte
Il difetto peggiore? Il malumore

La persona più pericolosa? Quella che mente
Il sentimento più brutto? Il rancore
Il regalo più bello? Il perdono

Quello indispensabile? La famiglia
La rotta migliore? La via giusta
La sensazione più piacevole? La pace interiore

L’accoglienza migliore? Il sorriso
La miglior medicina? L’ottimismo
La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto

La forza più grande? La fede
La cosa più bella del mondo? L’amore.
 
Cosa puoi fare per promuovere la pace nel mondo? Vai a casa e ama la tua famiglia.
 
Ci sentiamo la settimana prossima, a Dio piacendo,
maestro John
 
Nelle foto:
-Suor Savina in primo piano, con don Antonio Andreassi, don Angelo Nolli e le suore di Sopraponte Botelli, Borra…
-Suor Ermanna e una consorella
-La Madre Rosa alla Prima Comunione con Renato Massolini e altri bambini
-Mia cugina suor Dina Chiste
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