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19 Agosto 2018, 09.53

Maestro John

Quel camion verde sopra l'abisso

di Maestro John
Poteva esserci ciascuno di noi su quel ponte. Chissà quante volte l’abbiamo attraversato, diretti verso i traghetti o verso le meravigliose città della Liguria

Quando martedì ho visto per caso le prime immagini in diretta, ho telefonato a mio figlio, che era appena partito in viaggio. Non rispondeva.
Ho vissuto alcuni minuti di terrore puro. E quando finalmente mi ha risposto, sono rimasto incollato alla televisione per vedere quell’assurda tragedia. E come un film catastrofico, tutti abbiamo visto cose che mai avremmo pensato di vedere.

Sembrava davvero l’Apocalisse, in una città compressa tra montagna e mare…E i telefonini hanno mandato immagini strazianti, che non dimenticheremo…

Le urla disperate «Oh mio Dio, oh mio Dio!»
Quell’incredibile silenzio appena crollato il ponte
«Sei vivooooo? Ti aiuto io, non morire, stai vivo. Chiamate un’ambulanzaaaa!»

E quel poliziotto che ha calmato gli animi degli automobilisti che volevano recuperare la propria auto sul ponte. E lo confesso, forse avrei anch’io voluto riprendere la mia pur scassatissima John-mobile. Brao stùpet!

I racconti dei sopravvissuti…

Quel calciatore illeso dopo un volo di 80 metri.
Il salvataggio di Natasha, incastrata nella sua auto schiacciata sotto il ponte.

E quella mamma,
che passava là sotto ed è rimasta sepolta dal ponte:
"I Vigili del Fuoco parlavano con me e cercavano di tirarmi fuori dalle macerie, ma non vedevano mia figlia perché era tutta coperta: io continuavo a urlare di lasciar perdere me e di prendere lei.
Sono riuscita a indicare ai soccorritori l'esatta posizione di mia figlia perché l’ho sempre tenuta per mano mentre era sotto alle macerie"


E quel camion verde sospeso sul ponte a un passo dal baratro.
Luigi, l’autista, stava facendo le consegne. Pioveva, andava piano, perché il tratto è trafficato:
"Sono salvo per miracolo. A un certo punto è tremato tutto. La macchina che avevo davanti è sparita, sembrava inghiottita dalle nuvole. Ho alzato gli occhi, ho visto il pilone del ponte cadere giù. Ho frenato. Non ho solo frenato, ho inchiodato quasi bloccando le ruote. Istintivamente quando mi sono trovato il vuoto davanti ho messo la retromarcia, come per cercare di scappare da quell’inferno. Poi sono saltato fuori e ho fatto un passo indietro di un metro, quando ho visto che ero vicino al bordo. Mi sono messo a correre. Ho visto la morte in faccia, mi sono salvato per miracolo», ripete.

Fra le mille paure che viviamo ogni giorno, adesso si è aggiunta quella di un ponte che può crollare mentre stai passando con la tua auto, pensando al lavoro o alle ferie…
E quel camion verde è il simbolo di quell’assurda tragedia, ma anche della nostra fragile vita.
Ho pianto quando nel Padiglione della Fiera di Genova è scoppiato un incredibile applauso verso i Vigili del fuoco, veri eroi di questi giorni, insieme ai numerosi volontari, alle forze dell’ordine ed ai medici degli ospedali, che hanno fatto l’impossibile per poter salvare quelle vittime innocenti, alcuni rientrati spontaneamente dalle vacanze di Ferragosto per dare una mano.

Le sirene del porto hanno salutato l'inizio delle esequie di Stato per le vittime. In spiaggia la gente ha formato una catena umana rivolta verso il mare, in segno di rispetto e di omaggio per le vittime.
Sulle bare, allineate davanti all'altare, mazzolini di rose bianche e i cartellini con i nomi delle vittime. Tra il pubblico, i parenti della strage di Viareggio.

Ho pianto quando ho ascoltato i nomi delle vittime, quando ho visto quella bara bianca del piccolo Samuele, volato in cielo assieme ai genitori. Stava andando in vacanza in Sardegna. Vedere sulla bara i suoi peluche mi ha davvero straziato il cuore.

E quando ho saputo che tra le vittime c’era il figlio di una mia coscritta, il dolore è stato, se possibile, ancor più devastante.
Si chiama Alberto, 32 anni, è figlio di Daniela Mentasti, che abitava a Gavardo fino a quando si è sposata a Firenze.
Alberto, medico anestesista di Firenze, viaggiava insieme con la fidanzata Marta di 29 anni, infermiera all’ospedale di Alessandria.
I funerali sono stati celebrati (non in polemica con i funerali di Stato ma per una scelta di riservatezza) a Pisa, nella Chiesa dove a maggio dell’anno prossimo si sarebbero sposati e dove la giovane infermiera cantava nel coro parrocchiale.
E scusate se continuo a piangere a vedere la foto di quei due stupendi ragazzi.

Il parroco don Roberto nell’omelia ha detto:
"Due vite strappate in un secondo che ci lasciano senza parole, con mille pensieri e interrogativi e con una sensazione di sgomento in fondo a ognuno di noi.
Quando la morte colpisce così dei giovani, una gioventù promettente e matura, è normale farsi domande.
Quello che Alberto e Marta hanno fatto nella loro esistenza è un esempio per tutti.
Il donarsi agli altri veniva loro normale. Per loro la gioia era poter alleviare il dolore degli altri. Da qui anche la scelta delle loro professioni. Come sapete avevo preparato i due per il matrimonio. Oggi parlando con il papà di Alberto ci siamo detti: 'questo è il loro matrimonio, è la celebrazione del loro amore che manifestavano sempre davanti a tutti noi, con il sorriso sulle labbra e la loro voglia di vivere'".


Poi il ricordo toccante degli altri membri del coro parrocchiale:
"Trovare parole appropriate per esprimere le nostre emozioni non è facile: rabbia, dolore, incredulità.
E' però impossibile non pensare ai bei momenti passati insieme, ai sorrisi, alle chiacchierate, ai venerdì sera passati in questa chiesa.
Vi vogliamo ricordare come siete sempre stati: solari, radiosi, allegri, pieni di vita e amore. I nostri canti, le nostre melodie, le nostre chitarre, le nostre tastiere canteranno sempre note di amore e felicità per voi.
Un abbraccio".

E le lacrime continuano a scendere…

Ascolto la canzone “Stand by me”
“Calata la notte, quando la terra è buia
E la luna sarà l'unica luce che vedremo
no, non avrò paura, Non avrò paura
finché tu sarai vicino a me…
Se il cielo che noi guardiamo
dovesse rovesciarsi e precipitare
E le montagne dovessero sgretolarsi nel mare
non piangerò, non piangerò,
finché tu sarai vicino a me…”


Il Cardinale Bagnasco
ha detto:
“Questo è il momento del dolore, della preghiera, della riflessione e della pacificazione dei cuori. È il momento di stringersi come una famiglia provata al proprio interno.
Alziamo lo sguardo: la Madonna Assunta al cielo ci invita anche in questo momento guardare in alto, verso Dio, fonte della speranza e della fiducia.
Guardando a Lui eviteremo la disperazione e potremo tornare a guardare con coraggio il mondo, la vita, la nostra amata Città. Potremo guardarci gli uni gli altri e riconoscerci fratelli, perché figli dello stesso Padre ben oltre ogni differenza.
Potremo rinnovare la fiducia reciproca e consolidare la vicinanza di queste ore. Potremo costruire ponti nuovi e camminare insieme”.


Il dolore si fa insopportabile.
Le parole sono imperfette, sconclusionate, insufficienti. Come canta Vasco
Voglio trovare un senso a questa storia,
anche se questa storia un senso non ce l'ha.
Voglio trovare un senso a tante cose
anche se tante cose un senso non ce l'ha…
Senti che bel vento…”


È difficile dare un senso a tutto.
Si parla di ponte troppo vecchio, di aumento vertiginoso del traffico, di mancanza di controlli adeguati.
Tutte le lacrime versate, il dolore di quelle famiglie, non deve essere stato inutile.

La nostra vita è ogni giorno simile a quel camion verde sopra l’abisso.
La vita è bella, ma è anche fragile. Questi sono i giorni in cui il vento della dolcezza, della tenerezza, del conforto, giunga ad alleviare lo strazio di quelle famiglie.

Questi sono i giorni per stringerci in un solo, grande abbraccio. Le parole sono inutili.
Poi verranno i giorni della giustizia, con i suoi tempi… E speriamo che sia giusta, una buona volta. Speriamo.

Qualcuno ha scritto: “Alla fine delle inchieste e dei processi si scoprirà che l’unico colpevole è il ponte.”
A noi che abbiamo un briciolo di fede non resta che pregare perché Maria, nella sua infinita tenerezza, asciughi le lacrime dei familiari.

Mia sorella Rita, moglie del caro Sergio Franceschetti, mi ha dato un trafiletto di “Avvenire” di Marina Corradi di pochi giorni fa.
Una mamma ha perso figli e marito insieme, nell’inferno di un incendio in Grecia. Ma ha avuto il coraggio di scrivere una lettera.
La signora Fytros ha appena saputo che la figlia si è gettata da una scogliera per sottrarsi al fuoco, che il marito e il figlio sono stati trovati carbonizzati. Sente ancora la voce di bambino di Andreas che in un’ultima chiamata le dice: “Ho paura”. Eppure lei ha il coraggio di scrivere una lettera.

È una lettera breve, spezzata dal pianto.
“So che mio marito Gregoris avrà fatto tutto il possibile per salvarli.
E so che se non ce l’ha fatta, è semplicemente perché quella era la volontà del Signore. Ho finito le parole.
Quando avrò riconosciuto i corpi dei miei ragazzi vi dirò con certezza che ho perduto tutto.
Abbracciate i vostri figli tutti i giorni”.


Dall’apocalisse greca una donna manda un messaggio alle madri e ai padri che hanno ancora i loro figli.
Con tutti i problemi che danno i figli, quando cominciano a crescere. E con i quali quindi ci si arrabbia: perché non studiano, o tornano tardi la sera, o non alzano gli occhi dallo smartphone e a tavola neppure parlano.

Ci si arrabbia con i propri ragazzi, o si sta male in silenzio, senza saper trovare le parole.
Li si guarda diventare grandi, e possono sembrare ogni giorno un po’ più stranieri…
Ma “abbracciateli tutti i giorni”, esorta questa madre…

Abbracciarli tutti i giorni bisogna, i figli, qualsiasi cosa accada, qualsiasi sia il problema.
Anzi, meglio forse, abbracciarli ogni sera: perché come ricorda spesso papa Francesco, la notte non cali sul risentimento, e la mattina si ricominci da capo.
Abbracciarli, mettendo da parte per un momento tutto ciò che non va in loro e in noi: tirare un respiro profondo di pace.

Tante volte sentirsi abbracciati vale più di cento rimproveri.
Sentire che tua madre, tuo padre, ti abbraccia, comunque, così come sei. Una madre testimone dell’inferno, ci lascia nell’ultima riga di una lettera la raccomandazione più importante. Abbracciateli tutti i giorni, i vostri figli.
Non siate smemorati, non scordate mai la gratitudine di averli avuti, e di poterli stringere. Magari pigri, svogliati, ribelli, bocciati.
Ma, meravigliosamente vivi…

Penso ad Alberto e Marta. Insieme. Per sempre.
Ora stanno facendo il viaggio di nozze in cielo. Destinazione Paradiso.

maestro John

Nelle foto:
1 )Il camion verde sopra l’abisso
2) Alberto e Marta
3) Gli sportivi di Genova si uniscono
4) La famiglia dalla signora Fytros

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Commenti:

ID77196 - 19/08/2018 10:29:20 (Dru)
toccante, bravo maestro John



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