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L'alba sul mar...

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di Antonella Di Simine



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16 Agosto 2016, 08.24
Gavardo
Qui Avis

In compagnia di... Pinocchio

di John Comini
“C’era una volta…-Un re!– diranno i lettori di Vallesabbianews. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un gruppo di 15 ciclisti dell’Avis Gavardo che viaggiava in pellegrinaggio verso Roma”

Perdonate l’incipit, ma la parafrasi di Pinocchio è venuta spontanea, perché oggi la truppa è sfilata nelle zone della Toscana care al grande autore Collodi (ed a Benigni…).
Già ieri sera si respirava un’aria favolosa: la cena con uno squisito risotto alla pescatora, sotto un soffitto con lucine che magicamente si spegnevano e si riaccendevano a mo’ di presepio.
Anche se il Presidente, molte doti e scarse diottrie, ad un certo punto ha esclamato: “Se pöl mia lasà empise le luci?”

E poi una passeggiata nella notte verso il centro di Sarzana, sull’asfalto a rischio investimento, ma con la sorpresa di vedere l’affascinante piazza Matteotti, cuore splendido della città, stracolma di gente in festa.
Mi ricorda la struggente poesia di Leopardi: “Tutta vestita a festa/ la gioventù del loco/lascia le case, e per le vie si spande;/ e mira ed è mirata, e in cor s’allegra.”

Naturalmente Emi e Resi vanno subito a caccia di souvenir fra le bellissime e coloratissime bancarelle, mentre il gruppo degli stanchi guerrieri della strada si appassiona a discutere su certe marche di birra (naturalmente assaggiandole tutte…).
E poi c’è stata una discussione con Giovanni (infaticabile pedalatore, sempre sorridente, con il folto ciuffo e le scarpe a rischio suola) e con Valter (e non Walter, come erroneamente scritto nelle puntate precedenti, tant’è che qualcuno gli ha chiesto via WhatsApp se ci fosse anche lui nel gruppo…):  ci si chiedeva perché le Alpi Apuane si chiamassero Alpi e non Appennini…

La discussione sarebbe continuata per tutta la notte, se all’improvviso lì accanto, sulla giostra per bambini, non apparissero Resi e Ciba, che cavalcavano gioiosamente i cavallini luccicanti, fra lo sguardo leggermente attonito dei bambini.
Resi ha testualmente dichiarato: ”Era una vita che sognavo questo momento!” E Ciba: “Spronavo il cavallo ma non riuscivo mai a raggiungerla!” Ah se ci fosse qui Tex Willer (con la W doppia, eh!).

Nel ritorno Ivo Franzoni, ex autista della SIA, mi ricordava con mia profonda nostalgia mio padre Luigi, che andava avanti e indietro sulla strada Gavardo-Salò con un pacco di scarpe per rifornire i due negozi.

Stamattina, Festa dell’Assunta, rammentavo le frasi di Don Tonino Bello dedicate a Maria:
Donna del primo sguardo, donaci la grazia della tenerezza.
Donna del pane, tu che hai vissuto la sofferenza di quanti lottano per sopravvivere, svelaci il senso dell’allucinante aritmetica della miseria, con la quale i popoli del mondo ci presenteranno il conto davanti al tribunale di Dio.
Abbi misericordia dei milioni di esseri umani decimati dalla fame.
Rendici sensibili alla provocazione del loro grido.


I magnifici 15 sono partiti di buon’ora, facciamo il pieno al furgone gentilmente offerto dall’ASD FM Bike, poi ci impantaniamo nel caotico traffico: sembra che tutto il mondo si sia dato convegno sulla magnifica spiaggia della Versilia, ogni 50 metri dobbiamo far passare i bagnanti, ogni 10 metri c’è un’auto che strombazza.
Decidiamo di cambiare direzione, e di raggiungere i nostri amici sulla strada parallela.

Mentre gli altri sudavano verso il Monte Magno (non confondere con il nostro, prego) ricordavamo che oggi tanta gente di Gavardo si sarebbe recata al Santuario della Madonna di Paitone.
Vediamo dei cartelli che indicano Sant’Anna di Stazzema, il luogo dove nell’agosto del ’44 vi fu una strage di uomini, donne e bambini per opera dei nazifascisti. Ma perché la gente è così cattiva?
Il gruppo ciclistico è velocissimo, passa sopra il ponte sull’Arno (e qui la citazione del Manzoni di “sciacquare i panni in Arno” sarebbe d’obbligo, ma il nostro dialetto bresciano è così acuto, profondo e a volte comicissimo che sarebbe un peccato risciacquarlo troppo…).

Verso mezzogiorno si giunge a Lucca, una dei gioielli di questa nostra bella e tanto disprezzata Italia.
Là sostiamo verso mezzogiorno, con l’obbligatoria visita a quel gioiello che è Piazza dell’Anfiteatro. Tra mille persone di mille etnie, sotto un sole bollente ma non afoso, con quelle magiche costruzioni che paiono un fondale, mi pare di essere al Globe Theatre di Shakespeare.
Il nostro “regista” Arturo dà il la libera uscita, appuntamento alle 14.30, e con l’amata Carla (che lui chissà perché chiama “la tigre”) se ne va a gustare dei panini.

Ma qui si ritorna a Pinocchio: un bel gruppo di ciclisti si siede ai tavoli di un ristorante della Piazza (che potremmo chiamare “L’Osteria del gambero rosso”) e dopo aver ordinato aspetta… aspetta…aspetta… e spera…
Qualcuno stringe nervosamente i coltelli con aria da serial Killer nei confronti dei camerieri…
All’ora convenuta Arturo, Ciba insieme a “Gigio” Baresi ed alla biondissima Leo Casari (una fatina che mi dicono provetta sciatrice) partono per Empoli, mentre gli altri cominciano ad avere le visioni mistiche, Gerry pensa di essere Mangiafuoco e di rosolare a fuoco (lento) il cuoco lucchese.
Finalmente arrivano le cibarie, che spariscono in un amen. Tutti risalgono in sella, e via in fila indiana, si riparte alla volta di Empoli. con il baffuto “Cama” Giovanni che scorta la sua principessa Dorina. Ci sono lunghi viali alberati, un paesaggio davvero straordinario, colline dalla struggente bellezza.

Si passa dalle parti di Fucecchio, che ha dato i natali al grande giornalista Indro Montanelli.
Carla mi racconta che durante il viaggio a Roma del 2000, quando lei era andata stoicamente in bici, durante una salita molto impervia il Sergio Podavini, grande atleta, l’aveva spinta un su così forte e così velocemente che lei ha dovuto tirare i freni per l’alta velocità.  “O gran bontà de’ cavalieri antiqui!” Chi l’ha detto? Cercate su Wikipedia (con la W doppia, s’intende…o no?)

Ed io ti penserò in silenzio
nelle notti d'estate
nell'ora del tramonto
quando si oscura il mondo
l'ora muta delle fate
e parlerò al mio cuore, più forte
perché tu lo possa sentire

(Fiorella Mannoia)

John Comini

Le foto sono di Antenore Taraborelli e soci
Qui tutte le tappe

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