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di Doriano Benedetti





20 Ottobre 2019, 09.26
Gavardo Valsabbia
Blog - Maestro John

Il mio grande amico Deni

di Maestro John
Pochi giorni fa ha compiuto gli anni il mio grande amico Andrea Giustacchini, Deni per gli amici. Siamo nati nel ‘52 e da settembre è andato in pensione

È figlio della dolcissima mamma Silvana (è così appassionata di libri che legge ancora, a 93 anni!) e del noto pittore Domenico detto Nino, simpatico e dalla profonda umanità.

Deni è il maggiore di 3 fratelli: Enrico, per gli amici “Henry”, “divoratore” di libri, enigmista e affermato scrittore della saga del giudice Albertano (di cui Deni è fine miniaturista e lettor cortese). E Gian Antonio, cantante e atleta di razza (ha fatto un tempo straordinario alla maratona di New York), che ha una bella bottega di cornici in piazza De Medici.

Mentre io frequentavo l’asilo delle suore Orsoline, Deni andava all’asilo comunale.
Ci siamo conosciuti alle scuole elementari, sui banchi di legno giganteschi. La classe era formata da soli maschi, agli ordini del maestro Grumi (nei primi due anni c’era la maestra Scolari).
Ci recavano in Boschetta, vicino alla casa dell’amico Claudio Lauro “Ciottolo”, a giocare a piemontesi contro austriaci. Celebre quella volta che nel cortile di ghiaia del futuro dottor Achille Recher, a causa di alcuni dissidi tra i compagni di giochi, il nostro Deni ha messo in riga tutti, sull’attenti, facendo un discorso sul rispetto delle regole e sull’importanza della patria. Un vero leader! Quel giorno molti bambini scavezzacollo hanno pianto di commozione.

Alle medie Deni era in un’altra sezione, ma nel pomeriggio ci incontravamo in quell’ambiente caotico e creativo che era l’appartamento di don Erminio, in via Fossa.
Qui a noi ragazzi era offerta  la possibilità di recitare, stampare un giornalino e suonare con il grande Teddy. Deni amava il mondo degli insetti, li osservava al microscopio.
Era anche un appassionato botanico, studiava la vita di piante e fiori.

Deni era (ed è) un vorace lettore, la sua biblioteca è più fornita di quella di Alessandria d’Egitto…
Deni non si dedicò allo sport. Solo una volta: apparve miracolosamente in Oratorio, dove il sottoscritto trascorreva l’infanzia a giocare a “balunsì”. Scese in campo, tirò una gran pallonata al volo che si infilò in rete, poi scomparve, creando la leggenda di imbattibile goleador.

Con lui ho condiviso la passione per il teatro, passione che perdura ancora oggi, usque ad consummationem saeculi! Con gli amici Mauro Abastanotti, Paolo Goffi e altri creammo il gruppo sperimentale 5268 (dove le cifre 52 stavano per l’anno di nascita e 68…per il 68).
Abbiamo rappresentato lo spettacolo “Pronto, chi spara?” presso il teatrino delle Suore di Casa San Giuseppe, dove c’era suor Anna, sempre entusiasta ed accogliente.

Frequentammo le magistrali a Brescia
. Io ero uno studente piuttosto anonimo e malinconico, Deni brillava come studente modello, che incantava i professori con frasi profonde. 
In fondo al pullman al ritorno cantavamo con altri amici: “Tutti quanti amici siam ed insieme noi cantiam questo allegro ritornello che fa umpa unmpa umpapà!”

La sera andavo spesso a trovarlo, passavamo ore e ore a chiacchierare, a fantasticare, parlando di cinema, di letteratura, dei nostri sogni e della nostra vita.
Lui mi leggeva le poesie dei poeti francesi e i suoi bellissimi componimenti, ed io lo ascoltavo incantato.

Ricordo un brano di una sua poesia:
“La tristezza non occorre cercarla.
E come un’abitudine ritorna
come la nebbia bianca nei fossati
come il mercato e come le preghiere
dei bambini la sera accanto al letto.”


Deni ha sempre amato la musica classica e l’opera lirica.
Da eccelso autodidatta, ha composto brani stupendi, uno dei quali, in dialetto, s’intitola Noember.
“L’è noember e zà le foie jè crödade
l’è noember e l’acqua dei foss l’è zà zelada
l’è noember e ghó piö speranse…
E le foie le và per tera e nei foss l’acqua la zéla
e nei foss ghé mort vergót, e nei foss ghé mort en fiur
e nei foss ghé mort un bò…e nei foss ghé mort verghot.
Te turneret con la primaera, te te turneret de ché
te gharet en mas de viöle te turneret de ché
La la la la la la e me ghé sarò piö,
La la la la la la e me sarò de là…sarò zà de là…
Come le foie le và per tera, come l’acqua la zéla nei fos…”


Va da sé che Deni prese il voto migliore all’esame di maturità, mentre il sottoscritto lottò per una risicatissima sufficienza (del resto, quando non si studia può capitare…)

Dopo il servizio militare
, Deni per un periodo ha dato una mano nel negozio di cornici del padre.
Camminava per le strade come un poeta d’avanguardia: capelli ricci, barba e occhiali, portava un basco rivoluzionario con pipa incorporata ed era avvolto da un nero mantello.

Deni ha scritto e scrive tuttora molte poesie, ma non le pubblica, chissà perché…
Ha creato quadri stupendi, ma lui non ne vuol più sapere di dipingere…Meglio, i quadri che mi ha regalato acquistano ancor più valore, eh eh eh!

Botanico esperto, floreale ricercator cortese, colse il fiore più bello in via Schiave: una bella ragazza di nome Gabriella, che amò ed ama all’infinito. Deni e Gabriella sono stati miei testimoni di nozze (l’amica Daniela Massolini per mia moglie).

Deni ha prestato servizio nella scuola dell’infanzia
. Le sue colleghe di Salò, al momento della pensione, gli hanno regalato un libro che inizia con la frase: “Non darmi ciò che desidero, ma ciò di cui ho bisogno, insegnami l’arte dei piccoli passi”.

E poi gli hanno dedicato alcune stupende e commoventi parole
:
“Grazie per la tua presenza che stemperava certe situazioni, per i giochi con i bambini che organizzavi con passione, grazie per i momenti di ironia intelligente che abbiamo condiviso.
I tuoi tanti anni di insegnante di scuola dell’infanzia sono stati all’insegna del rispetto, dello stupore e della meraviglia di fronte all’unicità di ogni bambino/a, dell’accoglienza rassicurante dei colleghi, della sorniona capacità di lasciarsi scivolare addosso insistenti richieste stemperando con ironia certe situazioni.
Da te abbiamo imparato la passione dello stare e del fare con i bambini, la sensibilità e il rispetto delle persone.
Ti auguriamo tanto tempo da dedicare ai tuoi affetti e alle tue artistiche passioni.
Grazie per questi anni che abbiamo condiviso.
Le tue colleghe.”


Deni è un grande attore, lo dicono tutti.
Ha una splendida voce e possiede l’arte dell’interpretazione.
Insieme al fratello Enrico nel 1976 abbiamo creato il Teatro Poetico Gavardo, con azioni di strada. Le parole e i gesti raggiungevano lo spettatore occasionale, il passante, la gente alle finestre.

Il nostro leader si “innamorò” di Don Chisciotte
, della sua pazzia propria dei sognatori, dei santi, di coloro che vedono le cose con gli occhi dell’anima, e che trasfigurano e idealizzano la vita.
E lo spettacolo “Don Chisciotte” è stato il nostro iniziale cavallo di battaglia.
Poi con altri teatranti (fra cui mia sorella Valentina, Paola Rizzi, Marina Remi, Rosa Micheli, Elisa Danieli, Peppino Coscarelli e Renato Meloni, che ci ha lasciati troppo presto) passammo a spettacoli comico-popolari, e il nostro furgone Fiat bianco (che andava ad acqua…) sembrava la carretta dei comici della commedia dell’arte. Deni a volte era il padrone, o l’avaro, o il soldato spaccone, o il bugiardo.

Creò spettacoli indimenticabili, come quello su David Maria Turoldo, “Canti ultimi”. O come "Büli", con il Gruppo Teatrale Gavardese, la Banda "Viribus Unitis" ed il Coro La Faita.
Con Deni ora siamo impegnati anche nel Teatro civile, con spettacoli su Garibaldi, La Grande Guerra, Piazza Loggia, Nicolajewka e Don Milani, anche grazie ai libri dell’amico Mauro Abastanotti.
Deni è padre della bella Lisa ed è nonno dello splendido Leonardo.

Qualcuno penserà che ora il nostro pensionato se ne starà spaparanzato sulla poltrona, nella sua casa che, come l’Arca di Noè, è invasa da gatti di ogni tipo e grandezza, dal mitico cane Merlino e dal pappagallino Ci-ci-ciubecca (un tempo nel cortile c’era una bellissima cavalla di nome Buia).
Macché! Adesso insieme stiamo pensando ad un nuovo spettacolo. Nuove avventure sui palchi ci attendono!

Caro Deni,
scusa se ti ho scritto queste povere parole, ma era solo per dirti che ti voglio bene,                                                 
il tuo grande (e “grosso”) amico John

“Molte persone entreranno e usciranno dalla tua vita, ma soltanto i veri amici lasceranno impronte nel tuo cuore.” (Eleanor Roosevelt)

Nelle foto:
1) Il mio grande amico
2) La moglie Gabriella con Lisa, da bambina
3) Io e Deni in un’azione di strada del 1977
4) Le colleghe della scuola d’infanzia di Salò
Grazie alla maestra Marina Cavagnini per la preziosa collaborazione

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