30 Novembre 2019, 11.00
Gavardo Valsabbia Garda
Lettere al direttore

Acque Bresciane e la Provincia di Brescia succubi di Verona?

di Redazione

La questione della dismissione della condotta sublacuale e della depurazione del Garda al centro di una riflessione di Gaia Gavardo e Comitato Referendario Acqua Pubblica


I giorni appena trascorsi sono stati ricchi di spunti e per questo abbiamo atteso alcuni giorni per vedere se alcune affermazioni riportate dalla stampa avrebbero trovato giusta eco all’interno del dibattito relativo alla questione del maxi collettore del Garda. In particolare riguardo lo stato di conservazione della condotta sub lacuale che sembra ormai diventato l’unico ( o meglio, l’ultimo) appiglio per chi invoca la massima urgenza per procedere all’approvazione di questo progetto senza ulteriori indugi: quanto successo in Consiglio Provinciale con la mozione Apostoli lo dimostra ampiamente.

La sublacuale del Garda pare la chiave di volta per giustificare la necessità di un MOSE nostrano!

Le dichiarazioni hanno seguito una strana parabola: dapprima la fretta era assolutamente motivata (o almeno si tentava di far credere all’opinione pubblica) dal rischio di perdere i 100mln a fondo perduto concesso dallo Stato per la realizzazione l’opera. Sia chiaro, non di un progetto in particolare, questo di Gavardo o di quello di Visano, ma per la necessità di mettere in sicurezza il lago di Garda con un impianto di collettazione all’altezza delle nuove richieste. Il finanziamento non è nemmeno vincolato al fatto che l’impianto  sia un “nuovo” impianto, o con caratteristiche particolari, con uno o due depuratori, giusto per chiarezza.

Caduta tale motivazione “la perdita dei 60 milioni per Brescia”, evento impossibile per stessa ammissione anche il Vice presidente della Provincia Guido Galperti, a che cosa altro ci si poteva appigliare, per tenere a galla l’urgenza, se non alla sub lacuale, “bomba ecologica portatrice di imminenti e immani disastri ambientali” per il lago di Garda?

Ecco ripartire il tam tam mediatico sull’urgenza della sua dismissione, dichiarazioni rilasciate da tutti i sodali del fronte “ vogliamo il nostro MOSE”: politici, segretari di enti, sindaci ecc. tutte volte a coprire le dichiarazioni degli unici che hanno titolo per parlarne cioè i tecnici che la condotta l’hanno vista, esaminata e riparata e che hanno chiaramente detto in occasione pubblica che la condotta può operare ancora per decenni.

Non vogliamo rientrare in questo dibattito da bar e nemmeno commentare la farsesca conferenza stampa del Presidente della Provincia Samuele Alghisi e del suo Vice Presidente Guido Galperti la cui “operazione verità” condensata in una lettera di 4 righe, viene smentite a tempo di record da Acque Bresciane e dal Presidente di Garda Uno Mario Bocchio.

Noi vogliamo solo far svanire la cortina fumogena, alimentata da falsi dibattiti e tesi tecniche, che è stata creata ad arte per confondere i cittadini, e, finalmente, dopo mesi che lo spieghiamo nei diversi incontri pubblici, finalmente il vero motivo di tutta questa urgenza è emersa grazie alle dichiarazioni dei diretti interessati. Prima era necessario intuire il vero motivo, leggerlo tra le righe, interpretare gli appelli provenienti dalla sponda veronese dell’operazione maxi collettore che invitavano i bresciani alla massima velocità e determinazione nelle scelte ma ora però non è necessario interpretare, basta leggere.

La VERITA’ è CHE non conta come sta la condotta sub lacuale, che regga o non regga, che ci sia l’emergenza o meno. La verità è che la condotta sub lacuale va rimossa A PRESCINDERE.

Sul Giornale di Brescia del 21 novembre 2019, al termine di un lungo articolo troviamo questa affermazione che riportiamo integralmente e che mette in luce la verità:  Dismissione necessaria. In ogni caso, spiegano da Acque Bresciane, prima o poi, le condotte andranno eliminate. Secondo la società la loro sostituzione non è praticabile. Anche perché Verona, che è già al progetto definitivo, ha previsto una dimensione delle nuove condotte sulla sua sponda che non contempla più il “carico” dei reflui fognari bresciani”.

Quanto affermato da Acque Bresciane è molto grave ma trova conferma anche nelle le affermazioni del Presidente di Garda Uno e Vice presidente di Acque Bresciane Dott Mario Bocchio che in una lettera al Direttore pubblicata sul Giornale di Brescia del 26 novembre 2019 in cui dichiara che “in base ai progetti presentati Brescia ha l’obbligo di dismettere il più presto possibile i conferimenti sul collettore veronese”
Eccola la verità, alla faccia del “progetto unitario”, condizione effettivamente presente come condizione per la conferma del finanziamento!

I bresciani NON possono procedere in autonomia nelle loro scelte perché il progetto veronese non prevede, che vi sia in opera la sub lacuale una volta finito il progetto della sponda veronese che, si trova ora nella fase di appalto del progetto definitivo, quindi molto più avanti dei dirimpettai bresciani.

Quindi, sostanzialmente, la scelta veronese obbliga quella bresciana alla dismissione della sub lacuale a prescindere dal suo stato di salute, dalla sua possibile manutenzione e dalla sua operatività ancora per i prossimi decenni! I bresciani non potrebbero optare per la scelta più economica, ovvero la sostituzione della condotta con una più moderna e all’avanguardia perché il progetto veronese non la contempla più e anche le affermazioni di Acque Bresciane sul negare la possibilità di andare a Peschiera per la depurazione della sponda bresciana, benché l’impianto di Peschiera sia in comproprietà al 50% dimostra di fatto che la parte bresciana è succube alle volontà della sponda veronese.

Il presidente di AGS (azienda Gardesana Servizi) disse una volta che i bresciani dovevano mantenere fede ai patti e ora quella frase assume tutta la sua portata. Ciò presuppone un accordo mai reso pubblico tra enti a svantaggio tutto dei cittadini bresciani!

Ecco quindi che i gavardesi, i monteclarensi, il fiume Chiese, tutti i cittadini bresciani in generale che si troveranno le bollette più care perché si DEVE realizzare quest’opera si dovranno piegare non per il bene del lago di Garda ma perché Verona ha deciso così. Ecco perchè tanta fretta e tanto nervosismo nei dirigenti dei vari enti coinvolti, dei vari politici bresciani dei plurimi incarichi all’interno degli stessi enti, ecco perché non è possibile avere altri 5 mesi per vagliar altre opzioni, altro che urgenza, altro che emergenza ambientale! Una cosa è doveroso chiedersela, se il progetto di Acque Bresciane è stato depositato ad Agosto 2019 in ATO e non ha ancora avuto il via libera chi si è preso la responsabilità di assicurare alla controparte veronese che la condotta sub lacuale sarebbe stata dismessa A PRESCINDERE o dobbiamo davvero credere che Verona ordina e Brescia obbedisce senza discutere?

È forse più corretto pensare ad un accordo ma allora chi ha concordato con la contro parte veronese di rinunciare ad utilizzare la metà del potenziale del depuratore di Peschiera? Chi ha dato la sua parola e ora la deve mantenere costi quello che costi ai cittadini di Gavardo, di Montichiari, al fiume Chiese e a tutti i bresciani che pagheranno di tasca propria la parola data da qualcuno che nemmeno sanno chi è?

Comitato Gaia Gavardo e Comitato Referendario Acqua Pubblica




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