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17 Ottobre 2016, 16.00

In cucina

Street food

di Laura
Un mestiere antico quello di far da mangiare, come antico è il preparare da mangiare in strada

Street food letteralmente il termine significa “cibo da strada”: lo street food è sempre esistito fin dall’antica Roma, è diffuso in tutto il mondo, e addirittura si calcola che circa la metà degli abitanti del pianeta consumino cibo acquistato dai venditori ambulanti, in piedi e velocemente.

Le tracce più antiche di cibo preparato e cucinato per strada risalgono agli albori della nostra civiltà, circa diecimila anni fa. I greci già descrivevano l’usanza egizia, tradizione del porto di Alessandria poi adottata in tutta la Grecia, di friggere il pesce e di venderlo per strada.

Dalla Grecia il costume è passato al mondo romano, arricchendosi e trasformandosi in innumerevoli varianti. Si possono ancora osservare, negli scavi di Ercolano e di Pompei, i resti ben conservati di tipici “thermopolia”, gli antenati del moderno “baracchino”.
Erano una sorta di cucinotto che si affacciava direttamente sulla strada, adibito alla vendita di cibi cotti di ogni sorta, principalmente minestre di farro, fave o cicerchie.

All’epoca le classi urbane meno abbienti vivevano in abitazioni, condomìni a tutti gli effetti, per la maggior parte sprovviste di cucina. Il popolino si nutriva dunque per strada, rifornendosi dal più vicino thermopolium che proponeva vivande corroboranti alla portata di tutte le tasche.

In tempi più recenti, si sono visti spuntare nei pressi di stadi e palazzetti, fiere e mercati, numerosi automezzi attrezzati per la vendita di bibite e panini, classici quelli con la salamella o con la porchetta, versione italica degli statunitensi hot-dog e hamburger, a loro volta discendenti della tradizione di poveri immigranti provenienti dalle città di Amburgo e Francoforte.

La corrente odierna dello street food sta prendendo una piega decisamente diversa, puntando all’aspetto culturale di tradizione, a volte da riscoprire, e scommettendo sulla qualità di una proposta sempre più raffinata.

Lo street food si caratterizza fondamentalmente per tre elementi: è economico, è comodo ed è reperibile in ogni angolo della città tramite chioschi e furgoncini, localizzati presso mercati, sagre paesane e in altri luoghi che si contraddistinguono per una forte presenza di turisti.

Si può consumare addirittura camminando, poiché non necessita né di posate né di piatti.

Un  esempio lampante di street food italiano è il vecchio cono gelato artigianale, e, naturalmente, la tradizionale  pizza al taglio che si guadagna lo scettro della miss street food.

Come può mancare il fritto? Mozzarelline, olive ascolane, arancini, patatine, pesce fritto.
E per addolcirsi un po’ si passa alle ciambelle e ai bomboloni gonfi di crema.

Ma lo street food non è tutto rose e fiori: volgendo lo sguardo ad est, per esempio, in Cina vengono proposti lungo le strade strani animaletti, come scorpioni, bachi da seta, prelibatezze che probabilmente nessuno di noi si sognerebbe di mangiare.

La parola d’ordine sono, dunque, tradizione e identità: il cibo, per far parte di questa categoria, deve provenire necessariamente dal territorio circostante. M
a non pensate che lo street food vi faccia mantenere la linea in quanto solitamente si tratta di cibi sfiziosi e ahimè piuttosto grassi.








 

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