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10 Ottobre 2017, 09.00
Pertica Alta Valsabbia
Barbaine 1

Giovani e controcorrente, oggi come allora

di val.
Partecipata manifestazione, quella avvenuta a 72 anni dalla Liberazione a Barbaine di Pertica Alta, dove domenica scorsa si sono incontrate più generazioni, per mantener fede agli ideali che mossero la Resistenza
«Un po' ci sentiamo partigiani anche noi sindaci, combattendo ogni giorno per garantire i servizi al territori. Lo facciamo tutti con la convinzione di fare la cosa giusta, nel solco degli ideali di libertà, fratellanza ed uguaglianza, nella pratica quotidiana della democrazia, che tutti noi siamo impegnati a mantenere e a difendere, perchè è una condizione per nulla scontata».

Così Giovanmaria Flocchini nel fare gli onori di casa domenica scorsa davanti ai cippi che a Barbaine di Pertica Alta ricordano i Ribelli per Amore che su queste montagne hanno perso la vita contro l'oppressione fascista.

Una cerimonia particolarmente partecipata, per la quale sono salite alla Chiesetta dei Morti più di cento persone.
Fra gli interventi, prima di quello coi crismi dell’ufficialità pronunciato da Daria Gabusi, che riportiamo integralmente in un altro articolo, particolarmente significative le parole pronunciate da Rosita, studentessa del “Perlasca”, l’Istituto superiore di Valle che non per nulla porta il nome di uno dei ragazzi che combatterono e persero la vita nella conquista della libertà.

Eccole:

Buongiorno a tutti. Sono Rosita e frequento la classe quarta Liceo Scientifico all'istituto Perlasca di Idro.
In qualità di rappresentante della mia scuola ringrazio gli organizzatori per l'invito a questa manifestazione che costituisce per noi studenti un'occasione stimolante ed unica.

Anche io oggi mi sento privilegiata e per questo vorrei regalarvi alcuni miei pensieri, più spontanei possibile, con l'intenzione di onorare chi, durante la lotta al fascismo, ha dato un contributo per ottenere, per sé e per noi, generazioni successive, libertà e giustizia.

Un mio pensiero va a quei partigiani che tutti conosciamo, ma anche a coloro che hanno contribuito con piccoli gesti, ma con un grande coraggio, alla Resistenza: penso ad esempio alle famiglie che, proteggendo un figlio ribelle al totalitarismo, rischiavano di essere sterminate, a quelle persone che soprattutto nei nostri paesi difendevano e nascondevano i partigiani e, più in generale, a tutti coloro che in un'epoca di dittatura, sono riusciti anche solo con una parola, una piccola azione, ad andare contro le idee che erano state inculcate alla maggioranza.

lo credo che uccidere possa sembrare la maniera più sbrigativa per liberarsi dalle ingiustizie, ma un vero rinnovamento della società avviene non colpendo le persone, ma lavorando sul loro modo sbagliato di pensare.
E questo era ciò in cui credevano molti partigiani cattolici, in particolare il maestro elementare Emiliano Rinaldini; la sua figura mi è particolarmente cara fin da quando ero piccola, quando mi fu raccontato l'episodio della sua uccisione.
Ciò contribuì a formare, nella mia mente, una sorta di sua immagine idealizzata, ma ora che conosco meglio la sua storia e il contesto politico in cui Emiliano ha vissuto, la meraviglia e l'ammirazione che provo verso questo ragazzo sono diventate sempre più consapevoli.

Egli è l'esempio dell’animo nobile di colui che va controcorrente sfruttando un coraggio straordinario per un giovane di vent'anni, coraggio che lui trova mediante la fede io Dio e l'esempio di Gesù.
Egli affermava che si può lottare per portare dei cambiamenti solo dopo aver combattuto una guerra interiore nel nostro animo: il primo passo per liberarci dall'ingiustizia è infatti essere in grado, con tutta umiltà, di migliorare noi stessi diventando più consapevoli dei nostri doveri e dei nostri diritti.

Per essere cittadini degni di tal nome, la libertà, il confronto, il rispetto della legge sono valori indispensabili per poter convivere in serenità.
Penso che noi giovani d'oggi, ma in generale tutti quanti, abbiamo molto da imparare dai Ribelli per Amore e il fatto che la nostra scuola sia intitolata ad uno di essi assume per noi studenti e per la Valle stessa un notevole significato.

Come loro, anche noi ragazzi del ventunesimo secolo, dovremmo riuscire ad avere il coraggio di distinguerci, anche nella nostra quotidianità, nel bene e nell'onestà, abbandonando le consuetudini, troppo spesso sbagliate, fatte proprie dai più.
Solo facendo così noi possiamo sentirci veramente veri, veramente vivi e non passivamente trascinati da chi ci sta intorno, senza essere nemmeno più in grado di distinguere il giusto dallo sbagliato.

Loro, gli uomini e le donne che qui oggi celebriamo, ne sono la conferma; essi hanno saputo distinguersi dagli altri, hanno agito secondo coscienza, non hanno temuto di mostrarsi controcorrente e in nome di un'idea meravigliosa, chiamata LIBERTA', non hanno perso né la speranza né la fede.

A costoro va tutta la nostra gratitudine.

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