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04 Febbraio 2018, 09.09
Serle Valsabbia
L'opinione

Titoli ad effetto... boomerang

di Ubaldo Vallini
Non possiamo stare zitti, se vogliamo essere interpreti di ciò che avviene su un territorio come la Valle Sabbia, di fronte ad un modo becero di fare giornalismo, da dove meno te lo aspetti. Il caso di Serle e di Bresciaoggi

Succede di questi tempi: se ti sogni mai di affermare che bisogna sempre distinguere fra stranieri e delinquenti vieni tacciato di “buonismo”.
Se invece ti scappa di dire che di immigrati ce ne sono troppi e che bisogna porre limiti e paletti diventi subito xenofobo e fascista.

Così può anche accadere che la solidarietà umana dimostrata da un paese che si stringe attorno ad uno dei suoi figli – e stiamo parlando di Serle e di Mirco Franzoni -, ti faccia diventare subito complice di un omicidio o quasi, sicuramente uno che è pronto ad uscire per strada a sparare ai ladri, un “pistolero” insomma, questo sarebbe il termine adatto secondo Bresciaoggi.

Che questo avvenga per strada e nei bar (che poi non mi sembra nemmeno del tutto vero perché è solo chi urla di più che viene notato) è un triste segno dei tempi, dove anche i politici, che sono figli della società e non viceversa, fanno a gara a chi la spara più grossa contro l’avversario.

Che ci si mettano anche i giornali, non quelli scandalistici che da sempre traggono sostentamento dalle esasperazioni e dai “pruriti” più reconditi della condizione umana, o quelli che esistono solo perché tengono bordone ad un movimento o ad un partito politico, ma un quotidiano da sempre equilibrato come Bresciaoggi, diventa un fenomeno preoccupante.

Così può accadere che dopo un titolo fuorviante come quello del sabato “Serle, un paese di pistoleri” (virgolettato, come se qualcuno diverso dal titolista avesse pronunciato quelle parole, perché questo è il significato), la domenica, dopo e nonostante le rivendicazioni del sindaco Bonvicini che a Bresciaoggi chiedeva una rettifica, possa diventare un “Serle si schiera a difesa di Franzoni”, aggiungendo “Rabbia ed incredulità dei residenti davanti alle accuse mosse dai giudici…”.

Tutto falso e l’articolo che segue a questo secondo titolo, scritto da Giuseppe Spatola, lo dimostra: nessuno a Serle, nemmeno ieri, è andato oltre la vicinanza umana ad una famiglia duramente colpita da tragici eventi, come quella dei Franzoni. Nessuno si è sognato di sostenere che Mirco abbia fatto bene a sparare al ladro o che siano necessarie le ronde armate per evitare furti.
Nessuno ha commentato le parole scritte dal giudice nella motivazione della sentenza, semplicemente perché nessuno le conosceva.

Semmai hanno detto la loro su quelle urlate in prima pagina proprio da Bresciaoggi, senza che nessuno le avesse mai pronunciate per davvero.

Quanto alla possibilità che qualcuno abbia reso falsa testimonianza per "coprire" o anche solo sminuire la gravità di ciò che è successo, come si evince dalle parole messe nero su bianco dal giudice, si tratta di responsabilità individuali, che in nessun modo possono essere scaricate sull'intera comunità: come viene fatto con quel titolo da Bresciaoggi e non certo dal giudice.

E per risposta, un sindaco come Paolo Bonvicini viene tacciato di toni arroganti e minacciosi, se non di “polemizzare coi giornali, forse il modo più semplice ma non certo il più utile per affrontare i veri problemi”.

Nella speranza di offrire ai lettori un quadro completo di questa vicenda, riportiamo qui sotto le parole del sindaco in merito alle motivazioni della sentenza e i "passaggi" in cui emergerebbe il clima omertoso indicato dal giudice.

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Il comunicato, ieri sera, del sindaco Bonvicini.

«Sono uscite in queste ore le motivazioni della sentenza a carico del nostro concittadino Mirco Franzoni e purtroppo l’immagine che viene fornita o meglio “spacciata” del nostro paese con il titolo fatto in prima pagina dal quotidiano “Bresciaoggi” è assai gravemente compromessa e danneggiata.

Non è minimamente accettabile che
, dalle motivazioni della sentenza del giudice Spanò, si possa finire per titolare a caratteri cubitali “Serle, un paese di pistoleri”, facendo di tutta un’erba un fascio, calunniando, diffamando e offendendo così tutto il paese di Serle in questo modo!

Ritengo perciò
che sarebbe corretto e doveroso che il quotidiano Bresciaoggi chiedesse scusa, nell’edizione di domani, all’intero paese per questa affermazione, viceversa valuteremo di intraprendere come Comune una causa legale contro il quotidiano perché non è possibile sopportare un simile trattamento qualunquistico e diffamatorio verso la totalità dei Serlesi.

Come ribadito successivamente alla sentenza, non è mia intenzione commentare nel merito i fatti e le vicende che hanno interessato Mirco e le altre persone coinvolte, anche perché finchè non giungerà una sentenza definitiva ogni opinione o commento rischia di dover essere rivisto a seguito di successive sentenze.

La giustizia è giusto in ogni caso che faccia il suo corso
e il suo dovere secondo quanto previsto dalle leggi dello Stato.
Certo vorrei capire come si possa titolare una cosa del genere riferendosi ad un paese intero, partendo da un commento del giudice che analizza frasi provenienti da un’ intercettazione tra due donne, che chiacchierano circa due presunti e sottolineo presunti episodi passati nel quale qualche abitante sarebbe uscito dalla porta di casa sparando in aria durante furti avvenuti anni precedenti in paese.

Non vedo proprio come si possa arrivare a titolare da questi elementi “Serle, un paese di pistoleri” e trasformare in un simile titolo quanto commentato dal giudice circa le chiacchiere di due persone al telefono.

Chi conosce Serle e i Serlesi
sa che quel titolo non corrisponde a verità.
Serle sa accogliere e ospitare e lo testimoniano le numerose persone che da altri paesi vengono qui in tutte le stagioni dell’anno per partecipare ad eventi, andare a mangiar bene in agriturismi o ristoranti o visitare il nostro splendido Altopiano.

Certo abbiamo anche noi i nostri difetti come ogni paese ha i propri, ma è falso, mendace, qualunquistico e diffamatorio, definire Serle un paese di pistoleri senza alcuna distinzione.

Perciò mi aspetto domani un serio ravvedimento da parte di “Bresciaoggi” per quel titolo indecente rivolto ad un paese della provincia che si prefigge di servire e raccontare.

Il sindaco
Bonvicini dr. Paolo

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Ecco le frasi estrapolate dalle motivazioni alla sentenza in cui emergono responsabilità "ambientali" (oltre a quelle dei singoli)
Altre non ne abbiamo trovate e men che meno viene affermato "Serle un paese di pistoleri"


«Le parti, pur pervenendo a differenti conclusioni, hanno infatti fondato le rispettive tesi su una ricostruzione degli eventi significativamente difforme da quella ricavabile da un'attenta disamina dei dati probatori maggiormente pregnanti raccolti nel corso delle indagini preliminari e in dibattimento.
Ciò è all'evidenza accaduto in quanto la solidarietà e benevolenza mostrata dagli abitanti di Serie nei confronti di un giovane compaesano autore del ferimento di un ladro, per di più di etnia albanese, ha finito con il cospargere sul processo una insidiosa patina scivolosa sul quale è divenuto problematico far presa.
Deve poi aggiungersi la interferenza nella vicenda de qua di un fattore fortemente suggestivo e di elevata risonanza mediatica, quale l'ipotesi, poi dimostratasi priva di qualsivoglia riscontro, di una collettiva "caccia al ladro" scatenatasi in Serie dopo il furto nell'abitazione di Franzoni Ezio».
....
«Nel decidere di affrontare i ladri con un fucile "pronto per sparare", una dotazione di cartucce "inserite nel serbatoio" ed altre "messe in tasca ... sciolte", Franzoni Mirco ha posto in essere un'azione gravemente azzardata di stampo venatorio, probabilmente indotta dalla consuetudine e dimestichezza con l'uso delle armi e, fors'anche, da un autoctono fattore culturale giustizialista, di cui vi e traccia negli stralci delle intercettazioni telefoniche acquisite agli atti (v., in particolare, il riassunto della telefonata del 3.1.2014, ore 16.12, tra "Zia L." e F.P.; "Zial L. afferma che questo episodio poteva essere successo in passato, infatti fa riferimento ad un episodio in cui gli abitanti del paese a seguito di furti subiti erano usciti di casa con i fucili. Zia L. afferma che - tale - M. aveva sparato in passato.
P. ribadisce che in tanti in passato hanno sparato. La zia conferma in quanto fa dei riferimenti specifici, dicendo che su nel Tes (ossia Tesio di Serie) gli avevano sparato dietro, fuori dalla M... Zia L. conviene che quanto accaduto a Mirco poteva essere già successo ad altre persone».
(abbiamo sostituito noi i nomi con le iniziali)
.......
«Andranno altresì riconosciute in favore dell'imputato le circostanze attenuanti generiche, in ragione della giovane età, della rusticitas, nonché del particolare contesto ambientale che, come si è detto, ha fatto da substrato e ha condizionato l'azione irresponsabile».
....
«Come si è detto i famigliari e compaesani dell'imputato non si sono limitali ad assumere nei suoi confronti un atteggiamento omertoso dettato da un sentimento benevolo e solidaristico, ma si sono altresì resi protagonisti di una vera e propria opera di depistaggio che ha avuto pesanti ripercussioni tanto nella fase delle indagini quanto in sede processuale».


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Commenti:

ID75083 - 04/02/2018 13:41:12 (ba53) solidarietà
Io ho avuto modo di essere servito da un meccanico,che in seguito ho saputo essere Mirco,e da anni mi ripeto che una persona come lui non può aver sparato di proposito per come ho conosciuto io la disponibilità e altruismo di quello sfortunato giovane.Se poi vogliono condannare anche la passione per la caccia diffusa a Serle e la benevolenza verso Mirco pienamente condivisa,sbagliano di certo!


ID75086 - 04/02/2018 15:50:48 (ibisco) Bellissimo articolo
Lo dovrebbero leggere, e meditare, molti giornalisti di testate anche nazionali, comprese le televisioni.


ID75088 - 04/02/2018 19:11:33 (delirio) giornali venduti ai poteri forti
ultimamente sempre di più



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