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19 Marzo 2017, 08.41

Maestro John

Guido piano

di John Comini
Sto andando in macchina. Tra poco è la festa del papà. Alla radio ascolto la canzone di Fabio Concato… 

“Guido piano e ho qualcosa dentro al cuore che mistero non so neanche dove andare
ma lontano, anche se dovrei tornare lei mi aspetta si potrebbe preoccupare
ma c’è tanto sole e mi accorgo che ne ho bisogno come un fiore
e ho bisogno di stancarmi e di camminare,
di sentire l’acqua il vento e di respirare,
peccato che qui vicino non c’è il mare.”
 
Penso a mio figlio, penso a mio cognato Angelo, penso alla vita. Penso a me come papà…
La maestra Vanna Ferraboli mi ha mostrato un lavoretto per il papà, con le frasi dei bambini.

Inizia con la poesia “I colori del papà”
C’era una volta e sempre sarà
la festa grande per ogni papà
che viene di marzo, il diciannove
sia con il sole oppure se piove
Anche se nevica o fa temporale
per te, papà mio, il tempo è speciale
di colori ricco, lieto e pieno
come si vede in un arcobaleno!
Quando sorridi e sei giallo di sole
sento che illumini le mie parole
quando gioisci azzurro d’incontro
sei come il mare che a me piace tanto
A volte l’ira ti rende un po’ rosso
e allora diventi un mare mosso
ti faccio arrabbiare, perdona, ma sai
son piccolino e combino dei guai
Ma quando ti vedo grigio e scuro
qualcosa ti turba, ne sono sicuro
allora ti guardo con tenerezza
e trovo bella anche questa tristezza.
Quando giochiamo a chi vince o perde
sei un prato grande lucente di verde
saltiamo, ridiamo e ancora corriamo
stanco e felice mi stringi la mano.
E in questo giorno di festa e d’amore
ti stringo anch’io forte al mio cuore
per dirti grazie papà che ci sei
sempre vicino io ti vorrei
perché il colore che più piace a me
è il tempo che passo insieme a te
un tempo fatto di mille colori
nel grande giardino dei nostri cuori!
Tanti auguri di felicità
per la tua festa, caro papà
dal fiore più bello di ogni mattino
che sono io: il tuo bambino!
 
I bambini parlano dei loro papà, e lo fanno in modo semplice e profondo…
Caro papà mi piaci perché mi fai le coccole.
Mi chiami regina o principessa, facciamo la rissa insieme e mi fa vincere.
Mi insegni a fare il portiere.
Mi fai gli scherzi dietro la porta: Buh!
Mi chiami Ruspa.
Quando mi dici di no ti faccio il solletico e mi dici di sì.
Sei un cuoco provetto.
Sei un bravo pescatore di lago.
Mi aiuti a fare i compiti.
Mi incoraggi sempre.
Mi sgridi pochissime volte (ci pensa la mamma).
Facciamo insieme i pupazzi di neve e facciamo le gare con gli slittini.
Sai perdonarmi.
Vuoi bene alla mamma.
Sei simpatico.
Quando esco da scuola mi prendi per mano.
Lasci che io ti salti addosso
Quando non capisco qualcosa mi aiuti.
Mi fai ridere.
Mi consoli quando muore qualcuno.
Mi fai cucinare e guidare (mah!).
Mi fai divertire un sacco.
Mi abbracci.
Corri con la macchina e fai le sgommate sic!).
Ogni sera mi leggi una storia.
Lavori tanto per mantenere la famiglia.
Sei bravo a fare il pollo ai ferri e il tiramisù.
Non pretendi tanto da me.
Sai spiegarmi divertendomi.
Mi difendi sempre (immagino che l’accusa spetti alla mamma…).
Mi dici brava quando me lo merito.
Mi hai preso il cane dopo un po’ che te lo chiedevo (a forza di dai e dai…).
Sei sempre coccolone e pretendi sempre un bacio.
Sei il papà più gentile dell’universo (questo lo hanno scritto in molti, la classifica è difficile…).
Non mi sgridi molto (tanto c’è la mamma).
Mi chiami sempre pantalù o asen.
Mi insegni a essere educato (mamme non siate gelose).
Quando sono triste mi consoli.
Lasci che io ti salti addosso (papà come uomini di gomma?).
Quando piango mi chiedi che cosa ho.
Quando andiamo a pescare al lago mi sento benissimo e felicissimo.
Quando sei vicino a me mi sento tranquillo.
Sei un cuore pieno di emozioni.
Se cado tu mi aiuti a rialzarmi.
Desideri il meglio per me.
Mi tiri su di morale quando sono triste.
Pur di accontentarmi fai le cose noiose per te.
Mi porti a mangiare la pizza.
Mi perdoni sempre.
Sei disponibile quando mio fratello mi fa i dispetti.
Mi sento ascoltata quando parlo.
Ogni volta che prendo 10 mi dai 5 € (hai capito?!).
Quando vado al punto e dimentico il libro o il quaderno tu me lo porti.
Quando vado al parco e mi sporco i vestiti non mi dici niente.
Sei bravo a parlare e a scrivere in inglese.
Se sono triste mi compri i ghiaccioli (presumo che il papà se ne compri uno anche per lui).
Guardiamo insieme le moto GP.
Mi porti a camminare.
Quando giochiamo sulla ps3 insieme sono entusiasta.
Mi parli tanto della tua infanzia.
Fai i dispetti a me e alla mamma.
Quando vado a scuola mi porti lo zaino.
Quando mi arrabbio lasci che ti picchi (poer papà!).
Mi prendi in braccio (anche se ti spacco la schiena).
Mi vuoi bene più di ogni altra cosa (mamma, non leggere questa).
Se non mi dai una cosa ti sorrido e tu me la dai (ah le donne, già da piccole…)
Sei forte papà!

È significativo che l’unica preghiera insegnataci da Gesù è il Padre nostro… qualche teologo ha scritto che la traduzione esatta sarebbe “Papà nostro”, come un’esclamazione di un bambino verso il paparino.
Che bello! Una delle parabole più belle è quella del Figliol Prodigo: quando la ascolto mi commuovo, al pensiero del padre che attende notte e giorno il ritorno del figlio che ha sbagliato tutto nella vita e quando lo vede da lontano gli va incontro a braccia aperte.
Dio Padre ci aspetta sempre quando ci allontaniamo da Lui per fare di testa nostra e magari sbagliando. E’ felice di poterci accogliere con amore…
Scusate, ma queste cose mi danno un senso di gioia indicibile. E adesso sorbitevi questa tiritera sui papà…
 
Papà autorevoli che sanno ammettere le proprie debolezze, perché solo così possono capire quelle dei figli
Papà che dicono di no, anche se a fatica
Papà che si preoccupano di risparmiare ai figli i sacrifici e le sofferenze, ma poi rischiano di soffocare i figli senza farli crescere, perché poi basta un voto brutto per farli precipitare
Papà che lasciano che i figli scoprano l’incanto, la sorpresa, il sogno
Papà che imparano piano piano il mestiere di genitori
Papà che insegnano ai figli le regole, il rispetto, l’onestà
Papà che concentrano l’attenzione su un’attività alla volta (a differenza delle mamme che fanno diverse attività in simultanea)
Papà che adottano bellissime bambine venute da un mondo lontano e danno a loro un amore infinito
Papà che non hanno mai tempo, che corrono sempre di qua e di là
Papà che a volte ritornano bambini ed allora diventano grandi davvero
Papà che si guardano allo specchio e si sputerebbero in faccia
Papà che dicono “ai miei tempi sì che le cose andavano bene” ma a volte non ci credono neanche loro
Papà che non sanno raccontare le favole ma il bambino è contento anche solo di vederli e si addormenta felice e protetto
Papà che avevano un sogno da piccoli ma non si ricordano più quale fosse
Papà bizzarri e strampalati, papà mattacchioni
Papà che danno i soldi alla mamma e si lamentano (ma è una finta)
Papà sempre severi, accigliati, sempre incavolati con il mondo che va male 
Papà che hanno perso il figlio e con lui la speranza
Papà che ascoltano le notizie dei bambini uccisi da gente malvagia e stringono forte forte il proprio bambino 
Papà che combattono per le proprie idee e per la giustizia
Papà che fanno mille compromessi per portare a casa la pagnotta
Papà fragili, spaventati, messi all’angolo, che hanno preferito scappare via di fronte alla vita
Papà speciali che hanno cura di bambini speciali
Papà che l’autorità ed il rispetto dei figli se li guadagnano con la coerenza e la testimonianza, anche nelle piccole cose
Papà che fumano
Papà che smettono di fumare perché è nato un bambino
Papà che urlano come pazzi alle partite in TV
Papà che una volta tanto cucinano e sono bravi ma lasciano la cucina come un campo di battaglia (e poi pensa la mamma a pulire)
Papà che fanno una sorpresa alla mamma e stirano e poi mettono via la roba stirata nei cassetti ma poi si accorgono che hanno stirato con il ferro da stiro spento (al sottoscritto è successo davvero)
Papà che vivrebbero solo guardando partite a ogni ora
Papà che girano in casa ciabattando in tuta
Papà che sognano macchine nuove (e una stangona al fianco) ma poi si accontentano di una mamma-mobile
Papà che mandano a dormire i figli che stanno troppo ai videogiochi e poi ci giocano loro
Papà che alla feste dei coscritti ballano sui tavoli
Papà che vanno a pesca con il figlio e aspettano ore che il pesce abbocchi
Papà che si depilano, si fanno le lampade, si fanno fare i massaggi
Papà che se tocca a loro fare la lavatrice cercano le opzioni sul telecomando
Papà che sono grandi uomini (ma dietro ogni grande uomo c’è una donna che pulisce, stira le camicie e fa da mangiare)
Papà che lasciano peti tremendi e si guardano in giro con aria innocente come per dire: chi è stato?
Papà divertenti, che amano ridere delle battute dei figli (e delle rare battute della moglie)
Papà che a volte riescono a dire  “Mi sono sbagliato” (di solito mandano i fiori)
Papà che si comportano in modo duro e forte, ma dentro sono fragili
Papà che portano la spazzatura fuori, a sprezzo del pericolo
Papà che tagliano l’erba del giardino e poi stramazzano sul divano come se avessero fatto tutto loro
Papà che vanno in lutto se la carrozzeria della macchina ha un graffio o se si è scaricata la pila del telecomando
Papà bravi a parcheggiare (al contrario delle mamme…)
Papà che se hanno due linee di febbre fanno testamento
Papà che insegnano al bambino a fare le scorregge con le ascelle
Papà che sono di manica larga, o stretta
Papà che aiutano i bambini a fare i compiti (ma non dirlo alla mamma)
Papà che vanno a Gardaland per accompagnare i bambini e si divertono più di loro
Papà che mangiano cose immangiabili
Papà che sono più infantili dei loro bambini e che non crescono mai
Papà che anche se sono separati  aiutano e amano i propri figli
Papà che dicono di sì alla mamma e poi schiacciano l’occhio al figlio in segno d’intesa
Papà che tirano avanti la baracca
Papà che tifano per la squadra del figlio, o viceversa
Papà che vanno a vedere le partite e urlano e difendono il figlio ad oltranza
Papà che sognano un figlio superstar e poi rimangono delusi
Papà che fanno il regalo più grande al figlio: quello di stargli accanto e di ascoltarlo
Papà che sono sempre via per lavoro
Papà che anche se sono via sono sempre presenti nel cuore dei bambini
Papà che fanno loro da mangiare e sporcano tutta la cucina (ma la pastasciutta riesce benissimo)
Papà che tirano avanti la baracca con l’impegno quotidiano
Papà che brontolano ma poi fanno le cose da fare
Papà che fanno volontariato e spendono il proprio tempo libero per aiutare gli altri (e per arricchirsi umanamente)
Papà che credono in un mondo migliore e che, nonostante tutto, pensano che l’uomo possa cambiare
Papà che danno consigli “per il tuo bene”
Papà che portano il proprio bambino sulle spalle e sono tutt’e due felici
Papà all’apparenza burberi, di poche parole, ma sotto sotto teneroni
Papà che urlano, battono i pugni sul tavolo
Papà che lasciano la parte migliore del pranzo al figlio e dicono che non hanno più fame
Papà all’ospedale, papà che ha bisogno di cure, papà in difficoltà
Papà sempre nei pensieri dei figli
Papà che volevano una femmina (o un maschio) ma poi amano il nuovo arrivato in modo infinito
Papà che regalano pezzetti di vita
Papà che lentamente ma inesorabilmente invecchiano, ma nel cuore sono sempre giovani
Papà che litigano con la mamma e i bambini fanno suoni paurosi
Papà che “quando finisce un amore” si separano e per i bambini c’è la morte nel cuore
Papà separati che rimangono in contatto con la mamma e per i bambini rimane una luce di speranza
Papà che per i bambini sono una roccia, una montagna incantata
Papà che si arrabbiano per la politica, per le partite, per quello che non va
Papà che la domenica portano un vassoio di pasticcini e i bambini sono felici
Papà che sfrecciano con le moto portando i figli felici in quell’enorme casco
Papà che insegnano ai figli a buttarsi in acqua ed a nuotare: Dai che è facile!
Papà pieni di entusiasmo, di passione
Papà che vedono su Skipe il figlio lontano e non si fanno vedere a piangere
Papà arrabbiati e cupi perché la mamma non li capisce
Papà sempre in viaggio, sempre in giro, ma la sera telefonano a casa
Papà che vogliono più bene ai figli che a loro stessi
Papà che sbagliano, toccano il fondo ma poi cercano di risalire
Papà che ascoltano il cuore dei figli
Papà che lasciano liberi i figli di scegliersi la propria vita
Papà che pensano che la speranza appartenga ai figli
Papà che sono saliti in cielo e lasciano un vuoto incolmabile
Papà che sono angeli sempre accanto alla propria famiglia
Papà che sono in cielo e che vivono negli occhi e nel sorriso della loro figlia

Penso a mio cognato Angelo Barovelli (nella foto, con me e i nostri figli).
Era (è, lassù!) una persona straordinaria. Per me era un vero amico. Sempre cordiale, gentile, disponibile.
Con lui potevo parlare per ore, e anche se non la pensavamo allo stesso modo, sviluppavamo i nostri pensieri e nelle cose importanti ci capivamo al volo.
Insieme tifavamo per la Ferrari e per la Juve, insieme andavamo in Sardegna, l’estate, con la sua splendida figlia Barbara e mio figlio Andrea. Angelo era bravissimo a nuotare, io stavo sempre dove si tocca.
Una volta per calare la pancia siamo andati a camminare in Faita. Dopo una faticosa ma utilissima salita, abbiamo trovato una rustica locanda…abbiamo visto la roba ai ferri, che, innaffiata da buon vino e tante risate, ha rallegrato i nostri cuori.
Siamo discesi dalla collina zigzagando. Non siamo calati per niente, quel giorno, ma è aumentata la nostra felicità.
Angelo ci ha lasciato troppo presto.
Penso sempre a Margherita, a Barbara. “Angelo, prenditi cura di lei”.
Non passa giorno in cui io non lo ricordi. Il suo sorriso illumina i miei giorni. 
 
“Quando sei giù, pieno di problemi e hai bisogno di un aiuto 
e niente, niente va nel modo giusto 
chiudi gli occhi e pensami  e subito io sarò là 
per illuminare anche le tue notti più buie 
semplicemente urla il mio nome 
e sai che ovunque sarò  verrò di corsa per rivederti ancora 
inverno, primavera, estate o autunno 
tutto ciò che devi fare è chiamare 
ed io arriverò, sì, tu hai un amico…
se il cielo sopra di te  dovesse diventare scuro e pieno di nuvole 
e se quel vecchio vento del nord iniziasse a soffiare 
mantieni salda la tua testa  ed urla forte il mio nome 
e subito busserò alla tua porta , semplicemente urla il mio nome… 
Non è bello per te sapere che hai un amico? 
La gente a volte è così fredda, ti feriranno e ti inaridiranno, 
beh, prenderanno la tua anima, se glielo permetterai 
oh si, tu non lasciarglielo fare  semplicemente urla il mio nome 
e sai che ovunque sarò  verrò di corsa per rivederti ancora…
Tu hai un amico, tu hai un amico 
non è bello per te sapere che hai un amico? 
Sì, tu hai un amico.
(James Taylor, You've Got A Friend)
 
Claudia De Lillo, alias Elasti, ha scritto una lettera commovente quando suo papà è andato in cielo.
ciao papà, sono passati 30 giorni. 30 giorni da quel venerdì in quella stanza con due finestre, gli alberi intorno e la nostra incredulità smarrita.
oggi qualcuno mi ha chiesto come va. e io non sapevo veramente rispondere. ho detto bene, perché è rassicurante, per chi lo ascolta e anche per chi lo pronuncia.
come va? va peggio rispetto a 31 giorni fa. perché anche se dormivi, anche se da quel sonno non c’era ritorno, anche se razionalmente pensavo “così no. non vorrebbe lui, non voglio io”, 31 giorni fa c’eri, con le tue mani, il tuo respiro, le tue sopracciglia sopra gli occhi chiusi. e ho scoperto che, nonostante tutto, per chi resta è meglio una presenza assente ma comunque tangibile, è meglio un pieno svuotato che un vuoto. già, è egoismo, ma siamo fatti così. meglio poterti sfiorare il profilo che ricordarlo.
come va? va meglio rispetto a quel venerdì, in cui pensavo di essere lucida e invece non capivo nulla ed ero persa.
come va?
va che il dolore segue strade tortuose e imprevedibili, ti dà tregua per un po’ e ti aggredisce all’improvviso quando guardi un film, rispondi al telefono, apri un cassetto, sfogli il giornale. va che la storia dell’elaborazione del lutto è proprio vera. e ci sono delle fasi e non si può fare i furbi e decidere che una la salto perché anche a scuola me la sono sempre cavata nonostante non abbia mai studiato per bene la tabellina del quattro.
va che io, di questa cosa faticosa e anche interessante che è l’elaborazione del lutto sono ancora all’inizio e continuo ad avere l’urgenza di alzare il telefono, per raccontarti quello che è successo.
come va?
va che ci sono sere in cui vorrei piangere e basta, da sola, fino a svuotare il serbatoio delle lacrime.
va però anche che la mia quotidianità prosegue uguale a se stessa ed è una quotidianità che ho scelto e che amo. e questo non è cambiato. va che mi sento comunque fortunata, non solo per averti avuto per 42 anni, ma anche per tutto quello e tutti quelli che ti stavano e mi stanno intorno.
come va?
va che a volte rido e dico scemenze e mi impiccio dei fatto degli altri (ti ricordi quanto mi prendevi in giro per la mia curiosità da scimmia?) e riesco ad essere contenta di quello che ho, che mi è rimasto e che è moltissimo.
va che a volte ti insinui nei miei pensieri come presenza e non solo come assenza. e di questo ti sono grata.
come va?
va che non te ne dovevi andare. non adesso. magari tra quindici, vent’anni anni te lo avrei lasciato fare con maggiore serenità ma adesso non era proprio il momento. però non si sceglie e quindi, con il tempo, con calma, con pazienza, con quella maledetta o benedetta elaborazione, prima o poi andrà bene sul serio. te lo prometto.
ciao
c.
 
La mia amica (attrice e poetessa) Antonella Pialorsi di Vestone ha scritto una pagina stupenda sul suo papà.
Fumo, come quasi ogni mattina ultimamente. Tutte le sere mi faccio un esame di coscienza e mi riprometto che smetterò presto con i sensi di colpa di sciupare questa vita che è un dono.
Perché la vita è un dono e te ne accorgi solo quando finisce.
Ora ho una nuova data da ricordare tra compleanni e onomastici, una data importante il 24 febbraio quando è finita la vita di mio padre.
All’inizio ti sembra che se ne sia andato solo per qualche giorno, come quando andava in  ferie o all’ospedale, spesso succedeva ultimamente, poi d’improvviso ti invade il senso dell’assenza, del non ritorno, del vuoto.

Ti trovi improvvisamente a pensare o a compiere gesti teatrali, perché la vita è anche teatro e reciti la tua parte credendoci e a volte facendo finta  di crederci, continuando…fino in fondo.
Ondeggio lentamente canticchiando Blue Moon, Over the rainbow, mentre guardo la sedia vuota che lui occupava quando ero bambina. Ed io ero lì insieme a lui mentre la radio con la lucina verde dominava la cucina piena di musica ed il sole entrava dalla porta finestra  illuminandoci. 

Facevamo colazione insieme d’estate, quando lui tornava dall’officina (si alzava alle quattro per andare al lavoro) e la serenità dilagava insieme alla musica.
Questa mattina ondeggio e piango perché capisco cosa significa amare un padre per quello che ti ha saputo dare e per quello che non ti ha saputo dare perché nell’amore ci sta tutto. Capisci dopo  che quello che conta è che lui ci fosse, con il suo sorriso, i suoi silenzi o le sue poche parole:- Sei il mio tesoro, quando eri piccola ti ho tenuta in braccio tante volte e ti portavo a spasso- 

Poi è venuto il giorno in cui l’ho tenuto in braccio io e l’ho accompagnato per quello che ho saputo dare e per quello che non ho saputo dare.
Tra poco è primavera….Lui raccoglieva rose dal giardino e le regalava alla mamma.
Tra poco è primavera …Io raccoglierò i suoi giorni appassiti dal dolore e ne farò ghirlande di speranza per poter ancora danzare insieme mano nella mano verso sogni luminosi.”
Grazie, Anto! Te voe bè!
 
“Prendi ora il più lungo respiro, punta gli occhi nei miei
ci parliamo da grandi davvero se vuoi
C'è un dolore che è un viaggio da fare che come viene andrà
ci soffio ma non può bastare per ora resta qua...con me
C'è una cura che è fatta di bene ma il bene che cos'è?
È la fatica di un passo indietro per fare spazio a te
Vale una vita quest'istante segreto che piega tutti e due
che di un silenzio fa un saluto e da una fa due vie
Tu vai, tu corri io sto, tu chiedi io do, siamo grandi o no?!
Perché tutto l'amore che prendi un giorno lo ridai
quel giorno si diventa grandi o grandi non si è mai
C'è un cammino che è l'unica scelta che domani farai
ci parliamo da grandi stavolta sei pronta allora vai...se vuoi”
(Eros Ramazzotti alla figlia grande)

Nel telefilm “Braccialetti rossi 3” Leo registra un messaggio al futuro figlio prima dell’operazione rischiosa,. 
“È per te. Sto registrando un po’ di cose. Perché penso che chiunque venga al mondo abbia diritto alla sua giusta serie di cazzate paterne.
E siccome non sono sicuro di potertele dire di persona…eccomi qua. Così potrai vedermi e sentirmi. Ciao piccolo mio. Spero di andarti a genio come papà.
Certo, mi farebbe piacere che tu potessi conoscere questa faccetta di persona, ma non so se saremo così fortunati.
Comunque vada, io sarò lì con te, nascosto dietro un arcobaleno, un cagnolino che passa, un uccellino sul davanzale. A guardare i tuoi primi passi. Ad ascoltare le tue prime parole. La tua prima corsa in bicicletta, il primo giorno di scuola. Le piccole difficoltà e anche quelle grandi.
Sarò lì a bisbigliarti quel poco che ho imparato nella vita. Il coraggio, figlio mio, e la forza di volontà sono le cose più importanti. E poi cerca la felicità nelle cose vere. Io per esempio non ho mai avuto un soldo in tasca e la mia unica ricchezza sono stati gli amici. Ecco, cerca gli amici veri.
E poi sorridi, sorridi, sorridi sempre, perché c’è sempre un motivo per essere felici nella vita. E te lo dice tuo padre che ha avuto un sacco di problemi e…Tu parti avvantaggiato, tu hai la tua mamma.
È la più dolce e fantastica mamma che possa esistere sulla faccia della terra. Sono sicuro che lei ti racconterà tutto il resto. Ora non riesco a raccontarti però ti mando un bacio figlio mio.”
 
 “Sai perché son contento questa mattina 
è perché c’è l’estate che si avvicina
è andata via la nebbia e ritorna il sole
e tornano a fiorire gerani e viole 
Ueila, la la la Ueila, la la la si canterà
C’era un bambino triste e tanto sole
ma venne un uccellino con il suo volo
che cinguettando allegro gli si mise vicini
ed insegnò a cantare anche a quel bambino 
Ueila, la la la Ueila, la la la si canterà
Ancora una volta dai Ueila, la la la Ueila, la la la si canterà…”
 
Questa canzone di Bruno Lauzi la cantavo insieme al mio bambino (nelle foto), quando lo portavo a spasso in biciletta.
Dovrei ora scrivere di mio figlio. Si chiama Andrea. Ma faccio molta fatica. Ho provato a buttar giù qualche riga, ma non riesco. Scusatemi. Non riesco a farlo senza commuovermi.
Ennio Flaiano ha scritto che “I giorni indimenticabili nella vita di un uomo sono 5 o 6. Gli altri fanno volume.

Uno di quei giorni è per me quando è nato Andrea, nel 1981.
Mia moglie ha cercato qualche fotografia di quando era piccolo, ma al solo vederle mi veniva da piangere.
Quando mi sono sposato non volevo figli. Pensavo: dare la vita ad un essere umano è una cosa troppo grande, è una faccenda di troppa responsabilità.
Ma quando mia moglie mi ha detto che era incinta, l’ho abbracciata ed ero felice. E quando Andrea è nato, io scoppiavo di felicità e ancora adesso mi sembra di svenire dall’emozione.

Mentre i parenti facevano la spola in ospedale, io una sera sono andato a fare uno spettacolo con il Teatro Poetico e ho dedicato a mio figlio lo spettacolo.
Qualcuno mi ha criticato, mi ha detto che dovevo stare lì all’ospedale. Ma io sono contento di averlo fatto. Ricordo perfettamente quando l’ho preso in braccio per la prima volta, quando lo cullavo…
E quando nel lettone, un po’ più avanti, lo lanciavo in aria e lui rideva felice, ed io ero felice. E io non sono un padre ideale, sono pieno di difetti, sono l’opposto di un super-papà.

Alcuni anni fa gli avevo scritto una serie di riflessioni sulla vita e sul mondo che sta andando a rotoli. Erano parole molto ma molto tristi.
E lui mi ha risposto così: “Me l’hai insegnato da piccolo.. la “Meglio gioventù” me l’ha ripetuto.. e ora penso tocchi a me ricordartelo e ricambiare il favore.
Nonostante i draghi e i farisei, tutto è bello. Tutto è veramente bello. Andrea.”
Ecco, sono arrivato a casa. Mia moglie come sempre mi aspetta. Asciugo le lacrime in fretta. “Ciao, sono tornato, novità?”
 
“Guido piano, che mistero dopo il ponte cambia il mondo, viene voglia di cantare questa sera, te lo voglio raccontare son sereno come fosse Natale 
e ho tanta voglia di sdraiarmi su questa terra così calda
di dormire, di sognare e questo fiume lentamente mi porta tra i monti e le pianure 
e mi culla come un bambino fino al mare…
Amore mio perché ogni volta scappo via, 
e siamo così lontani dai profumi e dalla vita 
e poi se ti incontrerò dove comincia il mare 
e quando mi sveglierò sarò migliore…”
 
Ci sentiamo la settimana prossima, a Dio piacendo
maestro John Comini
 
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05/07/2017

Il caso Bertussi - Pankoff

Questo nuovo articolo di Guido Assoni completa quello già pubblicato dal titolo "La banda dei russi". (4)

04/07/2017

Passato e futuro di Vobarno in un libro

È stato presentato giovedì scorso presso la biblioteca di Vobarno il volume che raccoglie il lavoro di ricerca realizzato durante la Summer School di due anni fa dagli studenti dell’Università degli studi di Padova sotto la supervisione del prof. Gian Pietro Brogiolo
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03/07/2017

Il senso del limite

Per comprendere cosa sia il senso del limite bisogna prima sapere cosa sia il "limite" (3)

02/07/2017

Mettiti in gioco con l'archeologia

Anche questa domenica pomeriggio il Museo Archeologico della Valle Sabbia apre le sue porte per visite guidate un gioco a squadre

28/06/2017

I Volontari del Bello per i tesori nascosti di Roè Volciano

È in programma questo giovedì sera a Roè Volciano un’assemblea pubblica dell’associazione Volontari del Bello, che con l’amministrazione comunale intende dar vita a una serie di iniziative di recupero di beni culturali

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