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Trumbù de Vistù

Trumbù de Vistù

di Antonella Di Simine



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19 Marzo 2019, 18.30
Vestone
Blog - Maestro John

60 mila auguri, Antonella!

di John Comini
La mitica “Teresa dé Vistù”, al secolo Antonella Pialorsi, ha acceso 60 candeline. Lo so, l’età di una donna non si dovrebbe mai dire, ma ho il suo permesso.

La grande Antonella l’ho conosciuta tenendo un corso di teatro a Vestone, nel 2001. Poi, con i simpatici matti dell’Illustre Teatro, abbiamo realizzato molti spettacoli, da “Il borghese gentiluomo” a “La vedova in giallo”, da “Cielo, mia moglie!” fino a “Per chi suona il campanone?” … un titolo ogni anno. In alcuni spettacoli ha partecipato il bravo e riccioluto figlio di Anto, Francesco Ferremi, che ha suonato il pianoforte. Oltre a lui, Antonella ha avuto anche un altro bel ragazzo, Federico. Antonella lavora all’Anagrafe (dove può osservare i vari casi tragicomici della vita), è una brava mamma ed una brava moglie, oltre che una brava figlia (con la sua famiglia vive la mamma, una persona raffinata e gentile). Il teatro è la vera passione di Anto: ama soprattutto i ruoli comici, meglio se in dialetto. Con il tempo ha creato un personaggio spassosissimo, la mitica “Teresa”: quando entra in scena, il teatro pare crollare per le risate.

Antonella è anche un’attenta osservatrice della realtà. Come questo brano…
“La mia nonna, quando si alzava la mattina presto apriva la finestra della camera che il sole era appena spuntato e si pettinava i lunghi capelli bianchi. Davanti allo specchio piccolino, si faceva la treccia che arrotolava come una cipolla sopra la nuca e poi scendeva le scale di legno e andava in cucina… C’era una  porta che si apriva sul cortile dove c’era il prato, il pollaio e le galline ed un’ altra che se la aprivi andavi direttamente nella stalla senza dover  uscire fuori all’aperto.

A volte alcuni animali selvatici come la faina, la donnola, i gatti selvatici e la volpe si portavano via i polli e li mangiavano “gnam gnam” anche sul posto e così trovavi solo le penne. Allora il nonno metteva la trappola o tagliola. Una volta il nonno trovò una volpe nella trappola e con il pelo aveva  fatto fare  un bel collo di pelo rosso da mettere al cappotto della nonna.

La mattina quando il nonno si alzava apriva la porta del pollaio e tutti i polli uscivano. Le galline facevano coccodè perché avevano fatto l’uovo e il nonno le portava in casa che erano ancora calde le uova, così la nonna se ne mangiava uno sbattuto con lo zucchero e un goccio di vino o il caffè di cicoria (altro che medicina!).
Quegli animali da cortile erano liberi di girare dappertutto in lungo e in largo nel prato, di beccare il grano, di raspare la terra per cercare il sitol, lombrico, e così facevano buonissime uova. La nonna e il nonno li consideravano quasi come parte della famiglia, infatti a volte entravano in casa e ogni tanto lasciavano un cacchetta qua e là anche sopra il tavolo che un giorno pensando panna del latte la zia Teresa aveva assaggiato dicendo: - Che roba ela chesta?- .

Il gallo Egidio era il re del pollaio e iniziava a fare chicchirichì ancora prima che il nonno si alzasse a mungere. come cappone ripieno per il prossimo natale,
E poi col tempo gli era venuta l’arteriosclerosi e cantava a ogni ora… E così era stato preso di mira come cappone ripieno per il prossimo Natale dal nonno…”
E mi permetto di citare un testo che Antonella ha scritto in dialetto su un viaggio a Parigi: c’è da morire dal ridere!

“L’era tarde, quasi le ot e gaiem fam, sié om traversat el put sura la Senna e som nacc al Quartiere Latino. I camerer i vinia föra tucc, anche sóta l’acqua a convincer la gent a nda’ nel so’ bistró (a Paris se’ dis isié). Un cines nel senter che sirem italiani el disia:- Qui alagosta buona, code di lospo alla paplica, ostliche buone…e le ostreghe le me vinia a me dala fam che gaie.

Noter som andati en chel italiano, e mé o mangiat bisteca ai feri co le patate.
Mosche che vulava empertöt, gatti che girava en mes ai pè dei clienti, e el padrù l’ira mia italiano ma l’era de un culur mesiansì. El camerer el servia le tagliatelle col pandamà söl bras come nei hotel de lùsso. Mei pirdil che trual chel posto lé e mei amò el me pà e marmellata col thermos del the e i mé pom.

El dé dopo l’è stat bel fes perché la matina nel saltà sö dala metropolitana se sum truacc davanti la ciesa de Sant’Eustachio che secondo me l’è el protettore dei surcc, cioè de chei che ghe s’è serat le trombe dele rece sié o pregat per chei dùr de recia compagn de me…Me vulie veder la Sainte Chapelle perché i m’aia dit che deter l’è tutto un vetro culurat coi disegni dal’inisio ala fì del mond…

El fato l’è che per nà deter bisognava fà pasà el zainet sota el metaldetektor per veder se te siret armato. Mesire armata e el saie mia…perché ghaie deter nel zainet el cortel per pelà i pom… Siè a cuminciat a sunà l’alarme…e ie vinie le 3 guardie a fam derver el zainet. Tira föra el cortel e consegnel ale guardie, i m’ha fat firma’ una carta, i ha fat la fotocopia dela me carta d’identità e i m’ha ritirat l’arma.
Me ghó spiegat chel’ira “Un couteaux por scorsà i pom de terre”. Dal’agitasiù o scambiat i pom co le patate. All’uscita i m’ha dat endre’ el me “couteaux” e o dusit firmà, ensoma a Paris só schedata come terorista. Sperom che i vegnes mia a töm a Vistù!”

Quanto ridere! Oltre ad essere una persona che crea subito allegria (indimenticabili le sue imitazioni di Patty Pravo!), Antonella ha una spiccata sensibilità ed una vena di malinconia, ama le canzoni di Mia Martini e scrive poesie. E poiché oggi è la festa del papà, cito una sua bella poesia ed uno struggente brano dedicati al padre…

Mi feriscono
i segni della tua partenza
che si dilatano come ombre grigie
dentro una notte di luna piena.
Ogni cosa parla di te senza parole
ma la tua impronta rimane viva
come se il ritorno fosse imminente.
Non tornerai, è certo
ma nella valigia della tua vita
ci sono anch’io.

“Fumo, come quasi ogni mattina ultimamente. Tutte le sere mi faccio un esame di coscienza e mi riprometto che smetterò presto con i sensi di colpa di sciupare questa vita che è un dono. Perché la vita è un dono e te ne accorgi solo quando finisce.
Ora ho una nuova data da ricordare tra compleanni e onomastici, una data importante il 24 febbraio quando è finita la vita di mio padre.

All’inizio ti sembra che se ne sia andato solo per qualche giorno, come quando andava in  ferie o all’ospedale, spesso succedeva ultimamente, poi d’improvviso ti invade il senso dell’assenza, del non ritorno, del vuoto.

Ti trovi improvvisamente a pensare o a compiere gesti teatrali, perché la vita è anche teatro e reciti la tua parte credendoci e a volte facendo finta di crederci, continuando… fino in fondo.

Ondeggio lentamente canticchiando Blue Moon, Over the rainbow, mentre guardo la sedia vuota che lui occupava quando ero bambina. Ed io ero lì insieme a lui mentre la radio con la lucina verde dominava la cucina piena di musica ed il sole entrava dalla porta finestra illuminandoci.

Facevamo colazione insieme d’estate, quando lui tornava dall’officina (si alzava alle quattro per andare al lavoro) e la serenità dilagava insieme alla musica.
Questa mattina ondeggio e piango perché capisco cosa significa amare un padre per quello che ti ha saputo dare e per quello che non ti ha saputo dare perché nell’amore ci sta tutto. Capisci dopo che quello che conta è che lui ci fosse, con il suo sorriso, i suoi silenzi o le sue poche parole: - Sei il mio tesoro, quando eri piccola ti ho tenuta in braccio tante volte e ti portavo a spasso-

Poi è venuto il giorno in cui l’ho tenuto in braccio io e l’ho accompagnato per quello che ho saputo dare e per quello che non ho saputo dare.
Tra poco è primavera… Lui raccoglieva rose dal giardino e le regalava alla mamma.
Tra poco è primavera …Io raccoglierò i suoi giorni appassiti dal dolore e ne farò ghirlande di speranza per poter ancora danzare insieme mano nella mano verso sogni luminosi.”

Auguri, Anto, da parte delle tante persone che ti vogliono bene, dai molti spettatori che  hai fatto ridere e da quei mattacchioni dell’Illustre Teatro: Guido Assoni, Roberto Rizza, Stefania Zanetti, Enrica Bertini, Lucia Pappalardo, Maurizio Bettinzoli, Manuela Bonacina, Paola Bettini, Ivan Soardi, Silva Pollini, Marta Modica, Gianluigi Bonassi, Luisa Togni, Giacomini Roberto, Marianna Folli, Ilaria Gabrieli, Andrea Bertini, Michele Conti, Valeria Paterlini, Cristina Stefani, Lalla Filisina, Elisabetta Carè, Carla Vedovelli, Maria Melzani, Diego Gasparini, Beatrice Ebenestelli, Luciana Guerra, Donata Ghidinelli, Luciana De Carlo, Grazioli Federica, Gnecchi Francesca, Dolcetti Veronica, Dolcetti Irene, Antonella Cabitza, Federica Grazioli, Vedovelli Bruna, José Nemesio, Ieva Drungilaité, Zhao Yue, Mirko Corda, Alessandra Mora, Barbara Marino, Thomas Ghidetti, Eleonora Bacchetti, Roberta Mora, Elise Pasquier, Silvia Prandini, Kendy Zambelli, Diana Napoli, Francesca Gitti, Davide Lana, Augusto Locci, i ragazzi Fedro Soardi, Simone Vittici eccetera eccetera.
100 di questi…spettacoli, Teresa!              
                                                    

il tuo vecchio regista John

Nelle foto:
1) Foto di gruppo dopo lo spettacolo “La Cassapanca della Adele”: Manuela Bonacina, Lucia Pappalardo, John, Luca Lombardi,  Enrica Bertini, Antonella Pialorsi, Antonio Abastanotti e la moglie Maria, Deni Giustacchini, Paola Rizzi e Peppino Coscarelli
2)Ma chi è questa bella bimba?
3)Antonella fin da bambina ama la montagna
4)Mamma Antonella con i suoi tesori


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Commenti:

ID80042 - 19/03/2019 20:48:26 (genpep)
che posso dire: tanti auguri cara Anto!!! Peppo


ID80044 - 19/03/2019 22:09:54 (Iva) AUGURISSIMI
Augurissimi cara Antonella e che la vita ti sorrida sempre splendida donna. Iva Benetelli



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