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12 Dicembre 2017, 07.59
Vestone Vobarno Sabbio Chiese Odolo Valsabbia
Assistenza

La comunità delle Case di Riposo valligiane

di Alfredo Bonomi
Una popolazione sempre più vecchia e sempre più ammalata. Così anche in Valle Sabbia. Alfredo Bonomi, con una lucida disanima prima storica e poi geopolitica, traccia un futuro possibile per la gestione delle Rsa

Spesso quando si vuole indicare l’origine assai antica di una Istituzione si dice che ha avuto inizio intorno all’anno mille.
Proprio in quel periodo (ma con esperienze assai più antiche) i montanari, per meglio amministrare le magre risorse dei loro territori e per frenare gli appetiti individuali, hanno dato vita alle Vicinie, organismi nei quali tutti i capifamiglia di un borgo amministravano i beni comuni e destinavano agli aventi diritto i frutti di tali possedimenti.

Più avanti, verso il 1200, per essere ancora più certi della tutela degli interessi di tutti, crearono i Comuni, istituzioni giuridiche con cariche elettive espresse dai vicini della borgata che regolavano la vita civile e rappresentavano le singole comunità locali presso i Poteri centrali, curandone gli interessi.

L’ulteriore passo avvenne nel 1300
e fu la presa di coscienza che, per certe questioni importanti, non bastavano più le decisioni di un singolo Comune, ma bisognava agire ad un livello più ampio, con uno sforzo di raccordo.
Così i nostri antenati, per tutelarsi meglio, crearono la federazione dei Comuni, chiamata Communitas, un organismo che ha avuto una lunga vita, sino al 1797, e poi risorta in chiave moderna nel 1792, sempre per rispondere meglio alle esigenze più generali dei valligiani.

Questa storia amministrativa è stata ricordata,
anche se necessariamente per sommi capi, perché emblematica e perché ci guida a riflettere meglio su quella delle strutture socio assistenziali della Valle, le RSA, più conosciute con il nome di Case di Riposo, espressione che probabilmente è ritenuta più significativa, anche per non rincorrere la moda del labirinto delle sigle che spesso giustificano più la nevrosi burocratica che le reali necessità.

Non è escluso che in un tempo non molto lontano le Case di Riposo della Valle, almeno quelle concentrate in uno spazio geografico limitato, per far fronte alle diverse complessità e per essere più forti nella risposta da dare, siano costrette a confrontarsi sull’ipotesi di seguire una traiettoria storicamente già collaudata: giungere ad un raccordo d’insieme pur mantenendo fisicamente la loro ubicazione attuale e le loro peculiarità.

Bisogna allungare lo sguardo verso un loro futuro che sia in linea con i mutamenti sociali in atto che impongono sforzi immaginativi e disegni mentali mai sperimentati prima.
La storia delle Case di Riposo è un tassello fondamentale di una lunga serie di sforzi, di visioni solidali, di generosità.
Negli ultimi anni questa generosa sollecitudine si è ulteriormente infittita per dare risposte concrete ai bisogni degli anziani e delle persone con situazioni difficili.

Limitando, per ora, lo sguardo al cuore della Valle, a quella parte geograficamente più raccolta, che va da Vobarno a Vestone, abbiamo ben quattro Case di Riposo, ubicate a Vobarno, Sabbio Chiese, Odolo e Nozza di Vestone.

Ognuna di queste ha la propria storia, una specifica fisionomia, il proprio vissuto, anche se la distanza tra l’una e l’alta è di pochi chilometri, comunque tale da non impedire un raccordo ben più corposo di quello attualmente esistente.
Mutuando un’immagine dalla pianificazione urbanistica, possono essere considerate poli assistenziali di un ampio quartiere urbano con una sua evidente identità d’insieme.

La risposta che offrono ora ai bisogni è veramente di alta portata.
Lo dimostrano i dati che val la pena di ricordare, anche se sommariamente.

A Vobarno la Fondazione Irene Rubini Falck ha 62 posti, di cui due di sollievo. Sono presenti anche 20 posti per cure intermedie post acuti.
Sono attivi altri servizi, come il Centro Diurno Integrato con 40 posti e minialloggi con 21 posti.

La Casa di Riposo Bertella di Sabbio Chiese
dispone di 34 posti, dei quali 4 di sollievo. Ha il Centro Diurno Integrato per 14 posti e mini alloggi.

Il Soggiorno Sereno Emilia e Egidio Pasini di Odolo presenta una capacità recettiva di 42 posti. Di questi, 40 sono destinati all’ospitalità definitiva e 2 all’ospitalità temporanea (casi di emergenza sanitaria e sociale).

L’Opera Pia Ricovero Valsabbino Angelo Passerini di Nozza ha una capacità recettiva di 99 posti. DI questi, 24 sono destinati al Nucleo Alzheimer (di cui 4 per pazienti con forma di demenza diversa dall’Alzheimer).
Inoltre sono attivi l’Hospice con 8 posti letto, il Centro Diurno Integrato con 30 posti, la Casa Albergo con 10 posti. Attua pure cure palliative domiciliari.

Il Ricovero Valsabbino Angelo Passerini, come si può notare dai dati, ha due specificità assai importanti e delicate che richiedono specifiche competenze: il Nucleo Alzheimer e l’Hospice.

Le Case di Riposo di Vobarno, Odolo e Nozza offrono anche assistenza domiciliare.

Il quadro che ne risulta è di tutto rispetto
e dimostra chiaramente la grande attenzione (mai smentita!) della Valle Sabbia verso le problematiche socio assistenziali.
Le Case di Riposo, in questo percorso, sono un faro di vivida luce, una testimonianza di sforzi intellettivi, professionali, di sensibilità umana e di carità.

A ben riflettere sono però evidenti anche criticità che, in futuro, potrebbero farsi più incombenti.
Il piccolo e bello, se è potente per gli affetti che si sono consolidati intorno ad ogni singola Casa di Risposo, rischia di non essere più nella condizione di poter dare risposte efficaci all’utenza, rispetto alle regie amministrative, burocratiche e politiche regionali, che tendono sempre più a misurare le problematiche, e quindi ad elargire risorse su aree ben più vaste del singolo Comune.

Si pone quindi il problema sulla capacità di dare risposte e di ottenere finanziamenti con strutture socio assistenziali di media grandezza, o piccole, in un contesto regionale che tende a vedere il piccolo come un limite.
Questo scenario non è passeggero, ma tenderà a consolidarsi mettendo in seria difficoltà l’esistente.
Bisogna allora guardare oltre e provare a costruire un sistema efficace che unisca le esperienze e le potenzialità delle attuali Case di Riposo.

Pur nel rispetto di quanto sino ad ora consolidato, potrebbe essere assai utile immaginare le quattro Case di Riposo come se fossero un’unica struttura, con sedi decentrate sul territorio e con servizi distribuiti secondo le disponibilità edilizie, le prestazioni collaudate, le professionalità possedute, le vocazioni maturate nel corso degli anni.

Si tratta di costruire un’unica vasta programmazione
, frutto di raccordi e di riflessioni, che vada da Vobarno a Nozza, che veda distribuita nelle quattro strutture la risposta alle esigenze socio assistenziali, secondo servizi mantenuti, potenziati o di nuova istituzione, che possono rispondere nel miglior modo possibile alle necessità di una popolazione anziana in aumento.
Certamente il tutto declinato secondo le potenzialità esistenti, ma certamente anche con nuove realizzazioni.

È utopia? Forse, ma certo di quelle utopie che dovrebbero far riflettere.
Si tratta di pensare ad un quadro abbastanza stabile per gli ospiti meno problematici, ma ad un quadro di vocazioni collaudate per i reparti più impegnativi e per servizi di specialità.

Agli ospiti ed ai loro famigliari non importa spostarsi di qualche chilometro in più dalle loro residenze (la Valle è famigliare per tutti!), importa avere un servizio di qualità e poter rimanere comunque in Valle Sabbia.

Ed ancor, importa che i servizi resi siano di alto livello perché non si ripetano anche nell’assistenza socio assistenziale ai più deboli le inclemenze della geografia attuale, vale a dire la marginalizzazione delle zone lontane dalla città e dai centri che contano e che decidono per tutti, perché le problematiche legate alla salute, alla disabilità, alle demenze, non sono di serie A o B, ma sono uguali per ogni persona.

Lo sguardo lungo, su questo versante, non è una forma poetica, lontana dalla concretezza di ogni giorno, ma è il saper scrutare oltre per anticipare positivamente decisioni diversamente imposte ed assunte per costrizione.

Una risposta unitaria, ripeto, pur nelle diverse collocazioni fisiche degli ospiti, sarebbe anche un volano assai potente per coltivare competenze, per far crescere professionalità, per aprire finestre di confronto sul pensiero socio assistenziale, per poter dare risposte alte anche in campo sanitario.

È appena il caso di ricordare, solo per fare un esempio, che la tendenza deve essere quella di alleggerire i reparti ospedalieri, spostando l’ospite, specialmente quello con patologie legate alla demenza, il meno possibile dalle Case di Riposo.

Un organismo, così come questo modestamente immaginato, potrebbe selezionare meglio anche competenze mediche e strumentazioni adeguate, per offrire le cure necessarie agli ospiti nella loro Casa di Riposo, vista qui come una parte raccordata ad una unità più vasta.
Guardando poi al futuro è sollecitante l’attuale dibattito che popola le pagine della stampa specializzata.

Lo studioso ed imprenditore cinese Kai-Fu Lee ha recentemente lanciato un messaggio che ci induce a riflettere.
Nei prossimi anni (ma il fenomeno è già in atto) l’intelligenza artificiale, quella dei Robot, farà sparire una gran quantità di lavoro, specialmente quello che non richiede creatività.

Ma, continua lo studioso, all’uomo rimarrà sempre un grande spazio operativo, perché l’intelligenza artificiale non ha sentimento e quindi non può svolgere i lavori che richiedono empatia, quelli cioè che muovono i sentimenti e che si concretizzano nei servizi legati alla vita più profonda dell’uomo.

Le macchine non hanno la capacità di svolgere ruoli sociali, di assistenza agli anziani, alle persone in difficoltà.
Se questo è lo scenario che ci aspetta, allora bisogna (cosa che in Italia attualmente non si è ancora percepita) passare da una visione del settore socio assistenziale a fredda concatenazione di numeri, giudicato alla stregua di una normale industria, ad una considerazione ben diversa, perché questo grande settore sarà l’economia che rimarrà in mano all’uomo per farlo vivere meglio, con esigenze alte.

Partendo da questi spunti, che certo non sono banalità, viene l’obbligo di uscire da uno schema ragionieristico del piccolo e bello per approdare a strategie ad ampio raggio che siano in grado di salvare il meglio del piccolo e bello, in un contesto dove si considerino come la norma, e non come l’eccezione, strategie, investimenti ed assistenza veramente in linea con la dignità umana e che portino anche a coloro che ogni giorno sono a contatto con gli ospiti bisognosi retribuzioni economicamente rispettose di un impegno gravoso anche se umanamente arricchente.

Non è certo facile imboccare questa via, ma, modestamente, credo sia l’unica consigliata da un pensiero forte come deve essere quello che affronta cambiamenti epocali.
È del tutto evidente che lo scenario tratteggiato presuppone una adeguata veste giuridico amministrativa.

Su questo aspetto, dopo decenni ed in alcuni casi più di un secolo di un quadro amministrativo gestionale collaudato da ogni Casa di Riposo, possono nascere problemi e resistenze per attaccamento ad una tradizione, per timore dell’incerto, per la legittima paura di perdere qualche cosa che funziona già.
Ma è proprio il coraggio delle idee e la conseguente tenacia del tentativo di dar loro attuazione che possono indicare anche gli strumenti per proseguire.

Non si tratta di buttare a mare ciò che già esiste, si tratta più semplicemente di dargli nuova vita in un contesto diverso, facendo fruttare in maniera più umanamente produttiva ed economicamente più sostenibile ciò che, diversamente, è destinato a progressivo indebolimento.

In una prima fase, mentre si studia un nuovo quadro organizzativo che superi la soglia del singolo consiglio amministrativo per un Organismo di Valle, si potrebbe costituire un raccordo ben strutturato dei diversi Presidenti delle attuali Case di Riposo, come sintesi rappresentativa.

Questo non deve essere visto come un nuovo strumento di appesantimento delle attuali gestioni, ma come un luogo idoneo dove si affrontano problematiche comuni, si elaborano strategie più consone per rispondere alle esigenze d’insieme, con il compito di rappresentare alle autorità regionali, secondo le necessità emerse di volta in volta, la realtà valligiana delle Case di Riposo.

Il tutto per contare di più.
Un organismo del genere non potrebbe essere sottovalutato dalla Regione, sia per la forza delle idee proposte, sia per la dignità di parlare a nome di un’area con circa 35 mila abitanti, con un numero considerevole di ospiti nelle Case di Riposo.

Dicembre 2017 - Alfredo Bonomi

.in foto la Rocca di Nozza (fotoclub 8 Marzo)


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Commenti:

ID74419 - 12/12/2017 12:56:48 (Dioniso) Grazie Professore
una disamina ricca di spunti e di verità. In Valle si è abbozzato il tentativo di un Consorzio tra le Case di Riposo, che potrebbe essere, in nuce, lo strumento per far crescere l'offerta e la sua qualità. Speriamo che gli Amministratori ed i Sindaci siano sapienti al punto da non fermarsi difronte a piccole gelosie, timori, e più in generale, difronte alla dilagante sfiducia in tutto e tutti.



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