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10 Novembre 2019, 07.34

Blog - Maestro John

Lupetti, coccinelle e... Pippo!

di Maestro John
Non sono mai stato uno scout. Però ho molti amici e nipoti che lo sono stati...
 
Come mia nipote Nazarena (in gergo scout era chiamata “Lupa Sensibile”) che è maestra ed insegna a Gambara, dove vive con Luca e con un bellissimo bambino di nome Enea, e proprio mercoledì ha dato alla luce un altro stupendo bambino di nome Ettore.

Il mitico Don Lorenzo Bacchetta ha scritto:
Al di là della mia famiglia, che non smetterò mai di ringraziare, nella mia vita c’è stata anche l’esperienza dello scoutismo. Si tratta di una pagina molto importante nel mio percorso umano.
Una pagina iniziata ancora da ragazzo e poi portata avanti sino al momento di entrare in Seminario.
Mi sono occupato anche di formazione dei giovani capi scout, e anche questo è stato un ambito che mi ha donato molto più di quello che sono riuscito a offrire e che continua ancora ad arricchirmi.”


E ha aggiunto:
“L’ambiente educativo scout educa alle relazioni con gli altri fondandosi sulle strutture fondamentali dell’uomo, da quando è bambino fino a quando diviene adulto.
Questo avviene attraverso gioco, avventura e strada. Il gioco porta in sé la gratuità assoluta e necessaria.
Non è un modo per far passare il tempo, ma un approccio serio all’esistenza, come ricorda Baden Powell, quando afferma che la vita è un gioco serio, ma il problema è che a volte la viviamo come se fosse un gioco da nulla!
La vita nei boschi, lo scouting permettono di comprendere che il mondo non è a disposizione per essere posseduto, ma è nelle mie mani perché da esso possa lasciarmi accogliere ed interrogare.
La strada porta in sé la provvisorietà della vita.”


Il mio amico Luca Lombardi ricorda:
“Al Vangelo, a Messa, ci si metteva sull’attenti e chi aveva l’onore e l’incarico di portare il “guidone” (bastone decorato con insegne delle squadriglie, o sestiglie per i lupetti e le coccinelle...) il capo squadriglia, lo teneva sollevato incrociandolo con il gesto del saluto scout all’altezza del cuore.
All’epoca erano lupetti e coccinelle (Il “Libro della giungla” di Kipling era un riferimento fantastico), il “branco”, poi il “reparto” guide e scout.
Questa fase è il cuore del percorso, è il periodo del servizio, delle lunghe escursioni dove si impara, come avrebbe detto Baden Powell “a guidare da sé la propria canoa”.


Spesso ho visto gruppi di scout camminare in fila, sulla strada, stanchi, pieni di fango ma felici.
Immagino le loro tende nel bosco, le canzoni attorno al fuoco, le pastasciutte e il cielo pieno di stelle…
La loro uniforme, con tanto di fazzolettone e cappello, oltre ad essere il simbolo di una fratellanza, è il segno della fedeltà a un impegno e a uno stile di vita. Tra i loro ideali, mi piace l’essere sempre cortesi e “cavallereschi”, non lasciarsi mai abbattere dalle difficoltà per affrontarle sempre "col sorriso".

Baden Powell scriveva agli educatori scout:
“È bene che voi cerchiate di ricordare le vostre idee di quando eravate ragazzi. Il capo è come un fratello maggiore. E niente vale più dell’esempio.
Agli occhi di un ragazzo conta ciò che un uomo fa, non quello che dice.”


Nazismo e fascismo hanno sciolto lo scoutismo, ma centinaia di scout hanno continuato a farlo in clandestinità.
Indimenticabili le "Aquile randagie" di Milano (da cui è stato ricavato un bellissimo film), che sono riuscite a salvare decine di famiglie ebree accompagnandole oltre il confine svizzero.

L’amico Marco Piccoli mi ha riportato una chiacchierata fatta con il gruppo scout del Brescia 1.

“A proposito di un fazzolettone che resta (dovrebbe restare) invisibilmente attorno al collo di chi è stato scout. La memoria mi mette quotidianamente di fronte al fatto che:

-Un giorno ho Promesso sul mio onore, con l’aiuto di Dio, di fare del mio meglio per aiutare gli altri in ogni circostanza, compiere il mio dovere verso il nostro Paese.

-Un giorno ho avuto un motto e, da lupetto ho detto: “del nostro meglio”, da esploratore ho urlato: “estote parati”, da rover, mi sono impresso nella mente e nel cuore una parola sola: “servire”.

Da sempre, noi scout, abbiamo davanti le parole di B.P.: “adoperatevi per lasciare il mondo un po’ migliore di come l’avete trovato”.
Lo scoutismo mi ha dato soprattutto dei buoni maestri” persone (capi, preti, amici) che con la testimonianza e la coerenza del loro stile di vita hanno contribuito ad educarmi alla scelta, al discernimento, all'impegno, alla partecipazione, mi hanno fornito punti di riferimento, chiavi di lettura del mondo.

Io credo fermamente che lo scoutismo sia una palestra di empatia. È l’università dell’empatia. Ci insegna a con-dividere il destino degli uomini tutti. Anzi, non degli uomini tutti, ma di ciascun uomo. Compresi quelli che stanno in mezzo al mare in attesa che un porto li accolga. Per altro pensiamoci: porto e porta hanno la stessa radice che rimanda al significato di “passaggio, ingresso”…

Un porto chiuso è una casa senza porta di ingresso. La legge, la promessa, i buoni maestri (il Maestro) ci attrezzano e ci invitano ad accogliere. Non abbiamo frequentato l’università dell’empatia per rinchiuderci nelle nostre sedi, nei nostri oratori, nelle nostre case e nelle nostre città. Siamo laureati in empatia perché dimostriamo di essere cittadini del mondo.”


Lo scorso anno il Gruppo Scout di Gavardo ha festeggiato il 40° anniversario di fondazione, con il curato di allora, il buon don Flavio Saleri, coadiuvato dal futuro don Ruggero Zani.
Nel 1982 il gruppo si è iscritto all’Agesci (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani). Ora ci sono più di un centinaio di iscritti: lupetti/coccinelle (12-16 anni), esploratori/guide (17 anni), rover/scolte (18-22 anni), il tutto gestito dalla Comunità Capi.

Gli Assistenti Ecclesiastici sono stati: don Flavio Saleri (‘74-‘82), don Diego Facchetti (‘82-‘88), don Oliviero Faustinoni (‘88-‘95), don Mario Zani (‘93-‘95), don Gabriele Banderini (‘95-2002), don Alberto Maranesi (2002-2005), don Fabrizio Maffetti (2003-2009), don Fabrizio Gobbi (dal 2009), don Pier Luigi Tomasoni (dal 2017) e l’attuale curato don Luca Pernici. Oltre ai sacerdoti che hanno vissuto l’esperienza nel mondo scout a Gavardo: don Carlo Tartari, don Giorgio Comincioli e don Lorenzo Bacchetta…

Mia sorella Rita mi ha fatto leggere un bel libro a cura di Giusi Zane, Pino Mongiello e Attilio Forgioli: “Pippo Zane: Un uomo, una guida”.

Pippo nasce a Salò nel ‘26 in via Gasparo, è il secondo di otto figli di Elisa Franzosi e Francesco Zane.
Il nonno materno è stato uno dei primi fotografi sul Garda. Nel ’33 il babbo rileva le macchine della Cedrinca, la fabbrica di cioccolato di cui era dipendente.
Dopo il diploma presso l’Istituto industriale di Bergamo, indirizzo elettrotecnica, nel ‘44 Pippo sostiene l’esame integrativo per poter accedere all’università. Il fratello Angio si era unito alle Fiamme Verdi in Valle Sabbia.

Il 25 marzo 1945, dopo il “colpo all’ospedale”, casa Zane è sorvegliata e, durante una perquisizione a causa di una soffiata, i fascisti gli trovarono in casa una radio ricetrasmittente realizzata in modo amatoriale.
Pippo, insieme al padre Francesco e alla zia Maria, viene arrestato e rinchiuso nelle carceri di villa Caprera a Maderno, con l’accusa di alto tradimento.
Per fortuna il mitico parroco monsignor Luigi Ferretti perorò la sua causa presso il comando militare tedesco, e lo salvò.

Si interessa di scoutismo e nel ‘45,
con una quindicina di ragazzi, insieme al fratello Piergiorgio, organizza un campo ispirato agli ideali scout, in Val Dorizzo.
Nel ‘47 fonda il Gruppo Scout Salò. Nel ‘48 il papà viene eletto senatore nelle liste democristiane (lo sarà per quattro legislature).

Pippo è al 3° anno di Ingegneria al Politecnico di Milano ma abbandona gli studi per aiutare la mamma nella gestione della Cedrinca.
Sposa Maria Teresa nel ’56.
Nel ‘57 si iscrive alla Facoltà di Architettura di Roma, che lascia dopo 2 anni per stare vicino alla famiglia ed ai figli.

Insegna nelle scuole professionali in Valle Sabbia, e nello stesso tempo lavora alla Cedrinca.
Nel ‘69 diventa segretario della DC salodiana e varie volte viene eletto Consigliere comunale. Lo scoutismo fa sempre parte della sua vita, e vi si dedica con entusiasmo.
Nel ‘94 va in pensione e 3 anni dopo, quando la Cedrinca viene ceduta, smette di lavorare nell’azienda che è stata per 64 anni della sua famiglia. Resta un riferimento per giovani e vecchi scout che continuano a frequentare la sua casa.
Il 27 maggio 2009 torna alla Casa del Padre.

In un discorso commemorativo del 25 aprile, nel 1973, Pippo Zane disse agli studenti: «La libertà è come la verità: si conquista. E quando si è conquistata, per conservarla si riconquista…».
Non mancava di ricordare l’eroica figura di Teresio Olivelli, il partigiano santo, a cui è stata intestata, su sua proposta, una scuola a Salò. Pippo Zane ricorderà sempre la vicinanza dell’amico Luciano Silveri.

Pippo, ha scritto nel suo diario:
Nella vita bisogna essere sempre innamorati: se al nostro cuore non diamo un amore, non può far altro che ripiegarsi su se stesso e diventare egoista. Ed il cuore umano è molto esigente: ha bisogno di grandi amori.
La nostra vita non deve essere un rinchiudersi, ma un allargarsi: l’amore deve allargare il nostro respiro e abbracciare orizzonti sempre più vasti.”


Che magnifiche parole, che bella persona! Non per niente era uno scout!
Ci sentiamo la settimana prossima, a Dio piacendo,

maestro John

Nelle prime 3 foto (gentilente inviatemi dall’amico Marco Piccoli):
1) Scout a Gavardo
2) Fantastici giochi
3) Campo estivo di reparto a Borno
4) Pippo Zane alla promessa scout del 1948

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